Riceviamo e pubblichiamo

Sulla giostra dell’orso e la morte di due cavalli

[31 luglio 2014]

Questione giostra dell’orso: si è capito, con lo straziante spettacolo del 25 sera, che la fissazione per l’agonismo e la violenza umana non devono più essere scaricate sugli animali. Spero, e seguirò personalmente gli sviluppi, che col nuovo Procuratore capo si arrivi a perseguire le responsabilità dell’incivile infortunio-abbattimento dei due cavalli e che non finisca tutto a tarallucci e vino come in passato. Un passato in cui, è doveroso ricordare, ci sono stati altri episodi dello stesso tenore, dissimulati e addirittura negati. E magari, se si andasse a scavare a Montesecco, siamo sicuri di non trovarci di fronte a qualche spiacevole sorpresa del passato sotto a qualche ben localizzato strato di cemento?

Negli anni passati, in Consiglio comunale, non si è mai arrivati alla definizione di una soluzione ideale e alternativa all’innaturale competizione della giostra, come ad esempio l’uso di cavalli non purosangue o la creazione di percorsi diversi che limitassero la velocità;  la politica è rimasta ostaggio, senza poter indirizzare alcunché, di un comitato cittadino di poche persone che hanno sempre beneficiato di decine e decine di migliaia di euro.

Merita quindi plauso la netta posizione del sindaco Bertinelli, cioè azzerare tutto e ripartire poi con dei festeggiamenti patronali finalmente civili. Confidando ovviamente che non ci siano ragioni economiche dietro alla scelta di dire stop alla competizione innaturale che si è svolta finora. E’ infatti noto che le risorse per la giostra anche quest’anno sono state racimolate per il rotto della cuffia e in futuro, a causa del progressivo acuirsi della crisi economica creata dai politici che si succedono al governo, saranno sempre meno reperibili.

Credo che ci siano valide soluzioni per mantenere un evento commercialmente valido e di pregio per il luglio pistoiese. Basta eliminare, ripeto, la competizione e l’agonismo. Si può pensare ad una serata del cavallo e del cavaliere, magari formatosi in una scuola per cavalieri locali; ad una rievocazione filologicamente rispettosa del corteo storico, delle musiche e dei vestimenti antichi; all’uso di archi e balestre. Non si deve temere che i festeggiamenti non saranno più attrattivi senza l’arrogante competizione tra animali. Anzi, forse, con iniziative culturali qualificate e con uno spettacolo in cui l’animale diviene semplicemente oggetto di affetto si scoprirebbe che l’interesse del pubblico, rioni pistoiesi e turisti, è ancora maggiore.

di Fabrizio Geri