Gli 8 falsi miti sull’immigrazione e la cattiva politica senza futuro

[15 luglio 2014]

Ormai da decenni l’ immigrazione sta polarizzato la politica europea e ne stanno approfittando movimenti populisti/xenofobi, magari usandola come comodo paravento per far dimenticare scandali ed assunzioni clientelari come ha fatto e sta facendo con successo la Lega Nord in Italia. Al di là del folklore padano e dell’etica ad intermittenza che vorrebbe relegare i corrotti  tutti al di sotto della Linea Gotica, gli oppositori e i difensori delle migrazioni verso l’Europa continuano a scontrarsi ed a dividersi, ma, anche se a livello generale ormai sembra chiaro a tutti che le migrazioni verso i Paesi più ricchi e con scarso o nullo incremento demografico continueranno, sempre meno politici hanno il coraggio di dire che la migrazione è, e continuerà ad essere, necessaria e che avviene perché esiste un’esigenza di manodopera/sfruttamento indotta e rafforzata dalla stessa globalizzazione capitalista. Invece di far comprendere il fenomeno e di indirizzare l’opinione pubblica, la politica ed i media si adeguano ad un sentire comune  che vede gli immigrati come concorrenti in  mercati del lavoro afflitti dalla disoccupazione, che si lamenta degli oneri  che i rifugiati e i migranti rappresentano per i sistemi di welfare quasi estinti dalla rivoluzione neoconservatrice e che vedono la presenza di stranieri con altre culture e religioni come elementi di disgregazione sociale.

E’ proprio di questo che si occupa il rapporto “Is What We Hear about Migration Really True? – Questioning Eight Migration Stereotypes” (È proprio vero quel che si dice sulla migrazione?  Ripensiamo 8 stereotipi)  e il suo estensore, Philippe Fargues, direttore del Migration policy center (Mpc),  sottolinea che «E’ in gran parte a causa della crisi attuale, che ha esacerbato le tensioni economiche e sociali ed ha portato alla ricerca di capri espiatori. Se prevale il parere che la migrazione è una minaccia piuttosto che un bene, c’è il rischio che gli Stati europei rinuncino ai benefici dell’immigrazione. In questo modo, si metterà a repentaglio la ripresa dell’Europa dalla crisi e, in ultima analisi, la sua posizione di rilievo nel mondo. Tuttavia, se lo spostamento del consenso porterà le società europee a vedere la migrazione come una forza dinamica e positiva, la migrazione ed i migranti possono aiutare queste società meglio prepararsi alle sfide future».

Il rapporto, elaborato e pubblicato dal Centro di politica europea della migrazione insieme all’Istituto Universitario Europeo di Firenze, è stato presentato nei giorni scorsi a Bruxelles, alla presenza della commissaria Ue agli affari interni Cecilia Malmström e analizza criticamente, alla luce dei risultati delle ricerche scientifiche,   stereotipi sulla migrazione: 1) Non abbiamo bisogno migranti; 2) Gli immigrati rubano i nostri posti di lavoro; 3) Nell’Ue non abbiamo bisogno di immigrati meno qualificati; 4) I migranti minano i nostri sistemi di welfare; 5) Le migrazioni ostacolano la nostra capacità di innovare; 6) La costa meridionale è invaso con i richiedenti asilo; 7) I migranti economici stanno cercando di frodare il nostro sistema di asilo; 8) I nostri bambini soffrono per dover avere immigrati in classe.  Nessuna di queste convinzioni radicate regge ad un’analisi della realtà, eppure continuano non solo ad essere considerate come dati di fatto, ma addirittura diventano programmi politici per le nuove destre populiste  e per i movimenti identitari e neo-fascisti.

All’Istituto Universitario Europeo di Firenze fanno notare non solo l’inconsistenza di queste convinzioni errate, basate spesso su singoli casi limite che vengono amplificati e fatti passare per norma, oppure semplicemente per false notizie che diventano “certezze” diffuse dai social-network e dai media di destra, ma anche il danno a lungo termine che provocheranno: «La valutazione di tali stereotipi alla luce delle prove empiriche contribuisce a una migliore comprensione del fatto che in Europa, ad esempio, le proiezioni demografiche rilevano un forte trend verso il calo e l’invecchiamento della popolazione e che, in mancanza di immigrazione, ciò si tradurrà in una riduzione senza precedenti del peso demografico dell’Europa nel mondo, nell’insostenibilità dei sistemi previdenziali e in un livello di competenze obsoleto».

Quanto al “ci rubano i posti di lavoro”, il rapporto dimostra che «Sui mercati del lavoro europei vi è posto per gli immigrati scarsamente qualificati: grazie ad essi è infatti possibile assumere autoctoni in occupazioni altamente qualificate e compensare la penuria di lavoratori poco qualificati nei settori industriali che ne hanno necessità».

Intervenendo alla presentazione del rapporto la Malmström ha ricordato che «L’immigrazione è un settore che plasmerà  le modalità con cui l’Europa si evolverà nei prossimi anni.  Dobbiamo indirizzare  le nostre politiche basandoci su fatti e dati comprovati, e non su impressioni e miti.  Lottare contro gli stereotipi sulla migrazione e riconoscere il contributo fornito dai migranti alle nostre società richiede una forte leadership politica.  Dobbiamo agire per contrastare l’influsso di posizioni razziste e xenofobe sull’agenda politica dei paesi Ue.  L’Europa non può permettersi di ignorare i vantaggi dell’immigrazione e compromettere così la ripresa dell’Europa dalla crisi».

Per leggere il rapporto in inglese: http://www.migrationpolicycentre.eu/migration-stereotypes