Gli aiuti di stato per la tutela dell’ambiente sono compatibili con il mercato Ue

[27 giugno 2014]

Alcune categorie di aiuti di Stato – come quelli per la tutela dell’ambiente – sono compatibili con il mercato interno e non necessitano di notifica. Con regolamento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea di ieri l’Ue oltre a estendere il campo d’applicazione delle esenzioni, ha migliorato la trasparenza delle misure di aiuto e ha rafforzato l’efficacia dei controlli. E lo ha fatto anche per gli aiuti per la tutela ambientale, ossia per quelli che consentono alle imprese di andare oltre le norme comunitarie, per quelli sotto forma di riduzioni fiscali, per quelli agli investimenti in misure di risparmio energetico e volti a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili e per quelli volti al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti.

La Commissione ha dato l’avvio a una vasta riforma di modernizzazione del quadro normativo in materia di aiuti di Stato. Una modernizzazione che ha tre obiettivi principali: conseguire una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in un mercato interno competitivo”, contribuendo agli sforzi degli Stati membri per un uso più efficiente delle finanze pubbliche; concentrare il controllo ex ante delle misure di aiuto da parte della Commissione sui casi che hanno il maggiore impatto sul mercato interno, rafforzando la cooperazione tra gli Stati membri in materia di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato; semplificare le norme e garantire decisioni più rapide, meglio informate e più solide, basate su motivazioni economiche chiare, su un approccio comune e su obblighi precisi.

Come precisato nella comunicazione della Commissione, “Europa 2020 — Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, lo sviluppo sostenibile che comporti un’economia efficiente dal punto di vista delle risorse, più verde e più competitiva è una delle componenti principali dell’obiettivo della strategia europea. Lo sviluppo sostenibile, però, dipende, tra le altre cose, da un livello elevato di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.

L’introduzione di norme ambientali obbligatorie può risolvere i fallimenti del mercato che si verificano nel settore ambientale. Le imprese non hanno sempre un incentivo a ridurre l’inquinamento che provocano, anche perchè la riduzione dell’inquinamento potrebbe aumentare i loro costi senza procurare benefici. E se le imprese non sono obbligate a internalizzare i costi dell’inquinamento, questi si ripercuotono sulla collettività.

Dunque mediante investimenti si può conseguire un livello più elevato di tutela ambientale. Pertanto, al fine di incentivare le imprese a migliorare il livello di tutela ambientale al di là delle norme obbligatorie comunitarie, l’Ue ritiene opportuno che gli aiuti di Stato in questo settore siano oggetto di un’esenzione per categoria. E questo anche per non dissuadere gli Stati membri dal fissare norme nazionali vincolanti più rigorose delle corrispondenti norme dell’Unione.

In linea di principio, gli investimenti che permettono alle imprese di adeguarsi a norme dell’Unione già adottate ma non ancora in vigore non possono beneficiare di aiuti. Però, se gli aiuti di Stato incentivassero le imprese ad adattarsi anticipatamente a norme Ue le imprese sarebbero indotte a migliorare il loro comportamento ambientale.

Fra gli obiettivi della strategia Europa 2020, vi è la riduzione di almeno il 20% del consumo di energia primaria dell’Unione. Per raggiungere tale obiettivo anche le misure a favore dell’efficienza energetica, della cogenerazione ad alto rendimento, nonché del teleriscaldamento e teleraffreddamento hanno ottenuto un’esenzione per categoria.

Gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di sostenere investimenti in misure di efficienza energetica degli immobili attraverso aiuti sotto forma di sovvenzioni dirette ai proprietari degli immobili o ai locatari, ma anche sotto forma di prestiti e garanzie per il tramite di intermediari finanziari scelti secondo un meccanismo di selezione trasparente.

Anche gli aiuti a favore di tecnologie nuove e innovative possono essere oggetto di un’esenzione per categoria se vengono concessi sulla base di una procedura di gara competitiva aperta ad almeno una di queste tecnologie, mediante un meccanismo che espone i produttori di energia rinnovabile ai prezzi di mercato.

Gli aiuti sotto forma di sgravi fiscali che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità possono contribuire indirettamente alla protezione ambientale. Tuttavia le imposte ambientali dovrebbero rispecchiare il costo sociale delle emissioni mentre gli sgravi fiscali possono incidere negativamente su questo obiettivo. Per questo l’Ue limita la durata di questi ultimi al periodo di applicazione del presente regolamento.

In tema di rifiuti gli aiuti di Stato a favore del riutilizzo e del riciclaggio dei rifiuti possono contribuire alla tutela dell’ambiente. Tali aiuti non esentano indirettamente gli “inquinatori” dagli oneri previsti dalla normativa dell’Unione o da oneri che sono considerati come normali costi di un’impresa. Di conseguenza, gli aiuti a favore di tali attività sono oggetto di un’esenzione per categoria solo se riguardano rifiuti di altre imprese e se i materiali trattati sono altrimenti eliminati o trattati secondo un approccio meno rispettoso dell’ambiente.

Anche gli studi ambientali possono contribuire ad individuare gli investimenti necessari per raggiungere un livello più elevato di tutela dell’ambiente. Per questo sono oggetto di un’esenzione per categoria. Però, in quanto obbligatori per le grandi imprese, gli audit energetici non possono beneficiare di aiuti di Stato.