Gli attivisti per la difesa dei diritti alla terra di contadini e piccoli proprietari sono sempre più al centro di violenze e misure repressive

[10 dicembre 2014]

A lanciare il preoccupante allarme è l’ultimo report dell’Osservatorio per la Protezione dei difensori dei diritti umani. Nel documento si legge come proprio la risorsa terra stia diventando sempre più soggetta a pressioni insostenibili : la difesa dei diritti di proprietà delle terre da parte di piccoli proprietari è diventata, quindi, un’attività ad alto rischio, anche della stessa vita.

«La lotta quotidiana da parte dei difensori dei diritti terrieri – spiega Karim Lahidji (Nella foto), Presidente dell’International Federation for Human Rights – si scontra spesso con gli interessi di quelli che sono veri e propri ‘predatori economici’. Questi attivisti spesso vivono in aree isolate, lontani da forme di protezione e di tutela: un fattore che facilita la violenza contro di loro da parte di chi ha alti interessi economici e finanziari nel land grabbing».

Non certo fenomeni rari ed isolati, se si pensa che tra il 2011 ed il 2014 sono stati 43 gli attivisti nella lotta per la protezione dei diritti agrari ad essere assassinati, mentre sono 123 quelli sotto processo giudiziario, spesso accompagnato da detenzioni arbitrarie, con accuse che vanno da « terrorismo » a «falsa propaganda », fino a « minaccia alla sicurezza nazionale » . Un fenomeno preoccupante che riguarda tutto il mondo, ma che si concentra in particolar modo in Asia ed America Latina. Spesso, chiarisce ancora il Rapporto, gli autori degli atti di violenza sono poliziotti, militari, agenti di sicurezza privati, che tentano di mettere a tacere le voci di dissenso sui grandi progetti di investimento, lesivi dei diritti agrari di piccoli proprietari e comunità native, che rimangono così soli e senza che nessuno raccolga le loro denunce: «I difensori dei diritti agrari danno voce a milioni di vittime, danneggiate da questo tipo di progetti. Quando un attivista è ucciso o imprigionato, insieme a lui migliaia di vittime vengono messe a tacere » ha spiegato Gerald Staberock, Segretario Generale dell’Osservatorio.

Ed è proprio la mancanza di partecipazione ai processi decisionali da parte delle comunità interessate dai progetti di sviluppo e investimento il vero nucleo del problema. «Le comunità locali devono essere coinvolte nelle politiche degli Stati che le riguardano – continua il rapporto – e gli attivisti nella difesa della terra devono essere riconosciuti come legittimi stakeholder, in modo da prevenire violenze e violazioni dei diritti umani nei loro confronti ».

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