Ancora una volta greenreport e gli Instabili Vaganti uniscono il racconto dell'arte con la sostenibilità ambientale e sociale in un esperimento sempre inedito

Con gli Instabili Vaganti a Seul, dove il silenzio è cultura

[16 dicembre 2014]

Instabili Vaganti torna in Corea del Sud dal 7 al 17 dicembre per approfondire il percorso di ricerca avviato con il progetto internazionale Stracci della memoria, attorno al tema  “East meets West”.  Ecco il racconto di questa nuova avventura in diretta da uno dei più affascinanti paesi d’Oriente

Siamo tornati. Per la quinta volta atterriamo all’aeroporto di Incheon, decisamente il nostro preferito per l’organizzazione, la pulizia e, nonostante la miriade di persone, il silenzio. Ci teniamo a sottolineare subito questo aspetto della società coreana dove l’inquinamento acustico è minimo e capita spesso di trovarsi a passeggiare nei cortili dei palazzi storici di Seul circondati da grattacieli a 360° e percepire un senso di pace e tranquillità. Anche nei luoghi più affollati quali metropolitane e stazioni regna una quiete talvolta estraniante e un’educazione al rispetto degli spazi individuali e della privacy. Nessuno parla a voce alta al telefono cellulare e qualora dovesse capitare il personale dei trasporti pubblici invita ad abbassare il tono di voce. 

All’uscita vengono a prenderci due degli attori che hanno, negli anni passati, lavorato con noi e che, in questa occasione, hanno organizzato un workshop per diffondere il progetto in Corea e far conoscere il nostro metodo di lavoro.  La temperatura esterna è di -8°C, l’aria gelida risveglia i nostri sensi assopiti dall’estenuante tragitto, siamo felici di essere di nuovo qui. Abbiamo trascorso così tanto tempo negli ultimi anni in Corea del Sud che tutto ci sembra familiare ed abbiamo quasi la sensazione di essere tornati a casa dopo un lungo viaggio.

Ci dirigiamo verso il teatro in cui presenteremo uno “showcase”, che comprende una conferenza sul progetto e una dimostrazione pratica con i partecipanti al workshop. Si tratta di un ex deposito per il ghiaccio trasformato in sala teatrale, che rappresenta al momento il secondo teatro più vecchio dell’intero Paese. Qui il concetto di “storico”, legato agli edifici, fa sorridere,soprattutto noi Europei, dal momento che le strutture più datate, come questa, avranno al massimo una cinquantina d’anni. Tutti gli spazi teatrali alternativi quali piccoli teatri indipendenti, sale prove e centri culturali sono ubicati negli scantinati dei giganteschi palazzi ecosì si ha la sensazione di immergersi in una cultura “underground” nel vero senso della parola. Fanno eccezione ovviamente i bellissimi Performing Arts Centre, spazi multifunzionali con più sale teatrali che costellano Seul, specialmente nel quartiere dei teatri. Rimaniamo affascinati dal Mullae Arts Centre, un bellissimo spazio ricavato da un’ex fabbrica, che ospita esposizioni e residenze artistiche e dove incontriamo i partecipanti al nostro workshop per un primo ufficiale incontro conoscitivo e di presentazione del progetto.

Dopo un’estenuante giornata in pieno jetleg e sottozero ci dirigiamo verso il nostro appartamento, attraversando Seul nell’ora di punta ed immergendoci in fiumi di persone che salgono e scendono da scale mobili affollando la metropolitana, una rete fittissima di linee colorate che non solo collega le diverse zone della città ma si estende a tutta l’area metropolitana che ha ormai inglobato altre città minori.  Siamo nelle arterie pulsanti della metropoli, una delle più densamente popolate al mondo, dove rispetto ad altre megalopoli in cui abbiamo lavorato, avvertiamo poco l’inquinamento atmosferico. Eppure vi sono giorni a Seul dove le autorità locali sconsigliano vivamente ai cittadini anziani e ai bambini di uscire di casa, quando i venti soffiano dalla Cina sulla città.

Finalmente a casa: un bilocale minimale e dagli spazi esigui in pieno stile orientale, con tanto di letto coreano, ovvero un materassino alto pochi centimetri steso a terra, che puoi ripiegare e riporre nell’armadio, quando vuoi.Dormire in questi letti non è il massimo del confort per noi ma è un’esperienza da provare per comprendere meglio alcuni aspetti di vita del mondo in cui siamo. Non ci resta altro che fissare il soffitto basso e cercare di prendere sonno. Domani ci aspetta il primo giorno di workshop, ci aspetta l’entusiasmo dei partecipanti che non vedono l’ora di poter fare un esperienza nuova e di lavorare con dei maestri stranieri, cosa molto rara qui in Corea.

Prima puntata, segue.

Nicola Pianzola, attore