Goletta Verde ricorda Paolo Borsellino in Sicilia: «Un giorno questa terra sarà bellissima»

Sì alla tutela dell’area di Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena a Siracusa

[19 luglio 2013]

Goletta Verde fa tappa a Siracusa per  parlare di riserve naturali e proposte di tutela delle aree di pregio della Sicilia e approda con la bandiera nazionale listata a lutto per ricordare Paolo Borsellino, il magistrato palermitano assassinato dalla mafia il 19 luglio 1992, con uno dei suoi più bei messaggi di speranza: «Un giorno questa terra sarà bellissima».

Secondo Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, «il messaggio di Paolo Borsellino è un ulteriore monito non solo per la Sicilia ma per l’intero Paese.  Anche noi crediamo che un giorno questa terra sarà bellissima e vogliamo diffondere e difendere il suo messaggio in una delle aree più ricche di fascino della regione. Affinché questa speranza possa diventare realtà è necessario continuare a impegnarsi per difendere i valori che Borsellino ci ha lasciato in eredità. Legalità è anche difendere i nostri patrimoni naturali, continuamente sotto l’attacco di speculatori. La “bellezza” è il meglio della nostra identità ed è la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi. La Sicilia ha bisogno di bellezza e la bellezza ha bisogno di essere difesa e valorizzata».

Proprio di bellezza gli ambientalisti parlano con  l’iniziativa “Bentornata Pillirina”, Goletta Verde arriva, infatti, a Siracusa 24 ore dopo la notizia del rinnovo del vincolo biennale di tutela per l’area Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena, primo punto del decalogo presentato pochi giorni fa all’assessore regionale all’ambiente per tutelare le riserve naturali e di pregio della Sicilia.

«Un rinnovo che però non deve far abbassare la guardia sulla necessità di istituire la Riserva, mantenendone i limiti e i confini inizialmente previsti – sottolinea il Cigno Verde – così da non compromettere anche quest’area, tra le poche ancora salve dall’abusivismo edilizio, sulla quale incombe ancora la richiesta di costruzione di una grande struttura ricettiva».

L’iniziativa di oggi, realizzata in collaborazione con l’associazione Plemmyrion, serve proprio a ribadire la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle aree naturali della Sicilia e in particolare dell’area di Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena.

Insieme alle due associazioni c’è da tempo un vasto movimento di opinione pubblica, associazioni ambientaliste, personaggi della cultura, esponenti della comunità scientifica, molti riuniti nel coordinamento “Sos Siracusa”, che da anni chiede la definitiva tutela dell’area di Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena attraverso l’istituzione della riserva naturale, la sola che impedirebbe l’aggressione edilizia di un tratto di costa ancora miracolosamente incontaminato.

Paolo Tuttoilmondo, presidente Legambiente Siracusa, ha detto: «Accogliamo con soddisfazione la notizia della proroga del vincolo per l’istituenda riserva di Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena. Si tratta, però, soltanto di un primo passo per arrivare finalmente alla definitiva tutela di questo immenso patrimonio naturalistico. Il rinnovo del vincolo, infatti, non deve farci abbassare la guardia sui rischi che ancora incombono su quest’area, primo fra tutti quello della riperimetrazione, di vincoli meno stringenti e di vedere realizzata una mega struttura turistica».

«La penisola della Maddalena – ha aggiunto – costituisce una eccezionalità dal punto di vista geologico e morfologica, oltre che uno dei più caratteristici ambienti naturali e agricoli della costa siracusana e non può che trovare adeguata e definitiva tutela attraverso l’istituzione della riserva naturale orientata. Dobbiamo fermare ogni tentativo di speculazione che potrebbe essere messo in atto, a partire dalla più volte vociferata “riperimetrazione” dell’area della riserva. Un escamotage che potrebbe offrire nuove occasioni di speculazioni a costruttori senza scrupoli, pronti a tutto pur di accaparrarsi un pezzo di questo patrimonio collettivo. C’è un solo modo per fermarli: inserire la riserva nel Piano Regionale Parchi e Riserve e firmare al più presto il decreto istitutivo della riserva».