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Governo del territorio, la risposta degli architetti al Garante della comunicazione

[11 dicembre 2013]

Un modo assai curioso, a nostro giudizio, di intendere il ruolo di Garante della comunicazione per la Regione Toscana, è quello che il professore Massimo Morisi sta svolgendo riguardo alla proposta di legge n° 282/2013 della Giunta Regionale Toscana attinente alle norme sul governo del territorio. Pensavamo che il suo compito fosse sostanzialmente quello di diffondere la proposta legislativa e di raccogliere su di essa quante più opinioni è possibile dei cittadini, ma scopriamo invece che deve occuparsi anche di bacchettare quegli importuni, come i rappresentanti degli Ordini e dei Collegi professionali dell’intera regione, che osano avanzare critiche e proposte, rei a suo dire di spudorato lobbismo, di essere degli “affiliati” (a che cosa Garante?) e non i rappresentanti di Istituzioni previste dalla legge ed eletti democraticamente da 40mila professionisti.

E’ stato necessario che altri dessero spazio a quel diritto di esprimere le proprie opinioni che è base e bellezza della democrazia, compito che né il Garante, né la Giunta ad opera dell’Assessore Marson, hanno inteso svolgere. Per questo ci sentiamo in dovere di ringraziare il Consiglio Regionale e la VI Commissione “Ambiente e Territorio” che hanno dato modo di ricondurre questa vicenda nell’alveo di un percorso democratico di confronto, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, invitandoci al convegno “Orizzonte territorio” del 27 novembre.

I rappresentanti degli Ordini di area tecnica, ossia di coloro che tutti i giorni applicano per i cittadini e per le pubbliche amministrazioni le norme che si stanno riformando, hanno chiesto fin dall’aprile 2013, in ordine sparso, di potersi confrontare con la Regione ricevendo sempre un rifiuto o un rinvio ad una “data da destinarsi” mai arrivata. Alla fine del percorso e dopo varie insistenze, gli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori della Toscana sono stati ricevuti dall’Assessore Marson. Hanno trovato ad attenderli un testo di legge definito blindato e la convinzione dell’Assessore in persona che gli architetti non sono competenti in materia urbanistica. Come dire che gli avvocati non sono competenti in Giurisprudenza e che i medici non lo sono in Medicina.

A questo punto gli ordini interessati dalla riforma, privi di una qualsiasi struttura unitaria regionale ed esclusivamente sull’onda della preoccupazione di una legge che pone serie criticità, si sono coordinati per la prima volta, nel breve lasso di tempo tra la pubblicazione della proposta di legge e l’avvio dei lavori in Consiglio regionale, e hanno dato vita ad un documento pubblico, presentato in sede istituzionale durante il convegno “Orizzonte territorio”.

Nessuna struttura, nessun numero di cellulare di qualche consigliere regionale, nessun colloquio riservato, solo l’esposizione pubblica di un documento condiviso: niente di più lontano dall’azione di una lobby.

Il gioco mediatico di chi rifugge il confronto è fin troppo banale e prescinde dai contenuti delle critiche. Lo scopo è delegittimare, con una mistificazione ad arte, tutti coloro che criticano le lacune della riforma tacciandoli di essere “affiliati” ad una lobby di cementificatori.

Sorvolando sulla difesa d’ufficio da parte di chi è chiamato dalle Istituzioni, ormai da più di un lustro, a fare un altro mestiere, le argomentazioni del prof. Morisi appaiono tutte basate su tautologie – quali le considerazioni sull’importanza della legge sul governo del territorio o sulla necessità di aggiornare la legge 1/2005 – oppure ripropongono la ripetizione di concetti e principi su cui tutti siamo d’accordo, come sul fatto che il territorio sia una risorsa limitata e che non si deve più consumarlo. Nessuno ha messo in dubbio questi concetti a cui aderiamo convintamente e da tempo.

Ma sul merito delle critiche e delle nostre proposte c’è un gran silenzio.

Sappiamo di farci interpreti di un malessere e di un’esigenza diffusa, tanto tra i cittadini che nella pubblica amministrazione, quando poniamo all’attenzione di una riforma della legge urbanistica alcune problematiche di carattere generale che non sono state prese in considerazione o che escono aggravate dalla proposta di riforma. Attendiamo risposte sulla farraginosità delle procedure urbanistiche e dei processi decisionali nelle pubbliche amministrazioni, sulla scandalosa lentezza nella predisposizione degli strumenti urbanistici che trova ulteriori aggravi in questa proposta di legge, sullo schematismo aprioristico che si intende applicare nell’individuazione delle perimetrazioni tra città e campagna. Chiediamo che non vi siano troppe sovrapposizioni tra piani ed Enti pianificatori, che non si persegua la creazione di una struttura piramidale in cui il cittadino non trova voce e in cui i piani si inseguono in un continuo aggiornamento che non trova mai una fase di “normalità”.

Ma soprattutto vogliamo capire se le nostre Istituzioni ritengano che ci sia ancora un futuro per alcuni settori di fondamentale importanza per il nostro Paese.

L’architettura, le infrastrutture, l’edilizia possono avere un futuro di qualità progettuale ambientalmente sostenibile o sono settori da chiudere e basta? Se si pensa che abbiano un futuro sostenibile il percorso di riconversione deve essere tracciato e deve essere facilitato, non ostacolato.

L’agricoltura può diventare l’elemento cardine per il presidio del territorio e per la sua tenuta in sicurezza? Se sì occorre abbandonare la visione delle imprese agricole come “giardinieri” del paesaggio, ma occorre comprendere le esigenze di un’attività produttiva, che deve tenere insieme rispetto dell’ambiente e il duro, quotidiano confronto con un mercato globalizzato. Se questa sfida non è vinta l’alternativa è l’abbandono del territorio.

Il fatto è che questa proposta di legge, non sembra poter perseguire un modello di gestione sostenibile del territorio, che tenga insieme il principio della limitazione del consumo di suolo, e la sfida della riconversione verso la sostenibilità dell’architettura e dell’agricoltura, ma nasconde, tra le pieghe dei suoi oltre 200 articoli, il pericolo di una “decrescita infelice” (e l’aggettivo non è un refuso) che porterà a conseguenze opposte agli obbiettivi che tutti vogliamo conseguire.

Vogliamo parlarne?

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti,
Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori
della provincia di Firenze