Sel denuncia uno stanziamento miliardario. All’insaputa del territorio. Il ministero: lettura errata di una tabella

Il governo rottamatore resuscita il Ponte sullo Stretto di Messina: errore o bugia?

Legambiente Sicilia a greenreport: «Non c’è nessuna penale da pagare». Pronti alla battaglia

[29 ottobre 2014]

«Questi non muoiono mai». Il commento a caldo di Domenico Fontana, per tutti Mimmo, presidente di Legambiente Sicilia e da sempre in prima fila contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, è pieno di incredula amarezza. Secondo quanto denunciato dal gruppo parlamentare di Sel, il ministro delle Infrastrutture del governo Renzi ha fatto «inserire nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza un finanziamento da 1 miliardo 287 milioni 324mila euro a favore della società Stretto di Messina, che si credeva morta e sepolta».

Si sta lavorando a un’interrogazione da rivolgere al ministro Lupi, per fare chiarezza. «Francamente è degna di Scherzi a parte l’ipotesi di resuscitare il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera di vecchia concezione e dalla dubbia utilità che non serve al futuro del Paese e che è già costata troppo agli italiani», commenta il parapiglia Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera. Fonti interne agli uffici governativi riferiscono a greenreport che «potrebbe trattarsi di un errore. 1,3 miliardi vengono sia riassegnati che revocati alla società Stretto di Messina, e che nella Tabella 0 della nota di aggiornamento del Def il costo dell’opera e la disponibilità sono entrambe azzerate». C’è quindi un errore?  Il  ministero alla fine smentisce:  quella di Sel sarebbe una «Lettura errata. Si tratta della tabella revoche e reimpieghi, pubblicata sul sito del Cipe per obbligo di legge sin dal gennaio scorso e riportata all’inizio dell’allegato infrastrutture». Secondo il ministero, «il termine reimpieghi indica non lo stanziamento di risorse a un’opera, ma l’indicazione storica di risorse revocate e non utilizzate né utilizzabili». Quindi, per il governo non ci sarebbe «nessun rifinanziamento» del Ponte sullo Stretto

Anche secondo gli esponenti di Green Italia  Francesco Ferrante e Anna Donati, «Quello sul Ponte sullo Stretto non è un nuovo finanziamento, perché i fondi iscritti nel Def sono gli stessi che girano ormai da cinque anni, ma è intollerabile che in merito ad un progetto morto e sepolto, affidato ad un commissario liquidatore, si possa ancora discutere di un miliardo e trecento milioni di euro. Che l’inserimento nel Def  sia dovuto ad una svista o all’intervento di qualche  longa manus poco importa, piuttosto il Governo chiuda per sempre la società responsabile dei lavori per il Ponte che ha drenato per decenni soldi pubblici, e si dirottino i 1300 milioni sule opere infrastrutturali e di messa in sicurezza del territorio che realmente servono al Paese. Per anni i fautori del Ponte hanno raccontato la frottola dell’opera che non sarebbe costata nulla alla collettività, mentre un progetto fantasma ancora oggi potrebbe inghiottire più di un miliardo di euro, una cifra mostruosa , specie in tempi di spending review. Si metta fine una volta per tutte agli appetiti delle imprese che vogliono soldi dallo Stato, e si rottami un progetto che sarà ricordato solo come uno degli ultimi fallimenti dell’era berlusconiana».

Nel mentre, in Sicilia nessuno sa niente. «Sul territorio non se ne parla assolutamente», dichiara Fontana a greenreport. «Onestamente non so ancora come stiano le cose. In questo momento siamo semplicemente sorpresi, ma ha fatto benissimo Sel a portare il tutto alla pubblica attenzione. Faremo le nostre verifiche: mi auguro sia solamente una sciocchezza commessa da qualche funzionario, come spesso capita, ma non mi stupirei si trattasse di una scelta d’indirizzo politico. Il governo Renzi ha dato prova di quanto sia minima l’attenzione che rivolge alle questioni ambientali».

Ma le conseguenze della politica governativa travalicano le questioni ecologiche. «È una questione di futuro – spiega il presidente di Legambiente Sicilia – Si continua ad esempio a guardare a quel petrolio finora non estratto (in quanto pochissimo, e di scarsa qualità) facendolo passare come il sol dell’avvenire, come se il futuro energetico del Paese debba passare da lì e non dalle rinnovabili e dall’efficienza energetica. Nel caso del Ponte sullo Stretto il paragone con il petrolio non è casuale: in entrambi i casi si tratta di un’impostazione culturale sbagliata, che guarda al passato».

Il Sud Italia in questo passato sta già affondando, letteralmente. Come riportano i dati appena pubblicati dallo Svimez, nel Mezzogiorno le nascite di bambini sono al livello più basso dal 1861. I morti hanno superato le nuove nascite, e lo stesso governo punta su opere che già dovrebbero essere defunte da un pezzo. «Non si capisce a quale titolo compaia nell’aggiornamento al DEF oltre un miliardo di euro destinato al Ponte sullo Stretto di Messina, come viene denunciato dal gruppo alla camera di Sel – ha commentato con allarme Stefano Lenzi, responsabile relazioni istituzionali del Wwf Italia – E’ da tempo che vengono accreditati dai media contatti tra il Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi e i vertici dell’ormai sciolta Stretto di Messina SpA (l’ex presidente Zamberletti e l’ex amministratore delegato Ciucci)».

L’ipotesi del Ponte sullo Stretto, icona dell’era berlusconiana, sembrava finalmente tramontata con il governo Monti. Secondo quanto dichiarato da Sel, però nonostante la decisione di bloccare i lavori, resta sempre aperta la questione delle salate multe che dovranno essere pagate al contraente, il Consorzio Eurolink. E allora piuttosto che pagare a vuoto, il ministro Lupi prova a ridiscutere il tutto». Non è questo però quanto risulta agli ambientalisti. «Le indiscrezioni sulla riapertura del Ponte sarebbero giustificate in ambito governativo dal rischio di penali – spiega Lenzi – ma non è così: noi sappiamo che alla luce dei rapporti contrattuali tra Società Stretto di Messina e il General Contractor non esiste alcuna penale da pagare e pertanto l’investimento di oltre un miliardo di euro è assolutamente ingiustificato».

Questo il Wwf, insieme agli ambientalisti di FAI, Legambiente, Italia Nostra e Man, l’ha già messo nero su bianco e inviato in una lettera (vedi allegato in fondo pagina, ndr) inviata il 3 ottobre al premier Renzi e ai ministri competenti (Lupi in primis). Interrogato al proposito da greenreport, Mimmo Fontana conferma che «non c’è il rischio di penali da pagare. E anche se per un assurdo caso ci fosse, se l’esecutivo ritenesse che il ponte non si debba fare questo problema se lo dovrebbe porre al momento in cui si manifestino, e non a prescindere. Qualcosa dunque non torna».

Soprattutto in un periodo di feroci tagli alla spesa pubblica, scegliere di destinarne una consistente fetta per la realizzazione di un’infrastruttura dannosa sarebbe quanto mai deleterio. Il rifinanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina, previsto nella nota di variazione del Def è uno schiaffo all’Italia che annega sotto il fango del dissesto idrogeologico. Mai avremmo potuto pensare che una simile opera potesse essere resuscitata», commenta caustico il coportavoce dei Verdi, Angelo Bonelli.

Ma gli ambientalisti non se ne staranno con le mani in mano. Se arriveranno le temute conferme, sarà mobilitazione: «Dovremmo immediatamente metterci a lavoro per azioni di contrasto – chiude Domenico Fontana –, anche molto pesanti. Siamo tornati indietro di 3 anni».