Il Paese ha una struttura debole: si muove verso nuovi anni di piombo?

Grecia, la crisi genera i suoi mostri

Oggi i funerali dei militanti del partito neonazista Alba dorata, uccisi venerdì

[4 novembre 2013]

L’omicidio a sangue freddo di due giovani membri del partito neonazista Alba Dorata, avvenuto venerdì sera ad Atene, ha fatto salire alle stelle la tensione nel Paese.

Come ampiamente riportato dai media, alcuni militanti di Alba Dorata si intrattenevano davanti alla sezione del partito a Néa Iráklio, un comune della Grande Atene, quando è sopraggiunta una motocicletta con a bordo due persone che hanno aperto il fuoco sul gruppo dei militanti uccidendone due e ferendone gravemente un terzo. Il duplice assassinio segue di poche settimane quello di Pávols Fýssas, giovane rapper di sinistra assassinato da un membro di Alba Dorata.

La notizia sì è diffusa immediatamente e dopo poche ore, appena il quadro degli avvenimenti si è fatto abbastanza chiaro, le varie forze politiche hanno preso posizione, condannando tutte l’atto omicida, naturalmente con sfumature diverse.

Ovviamente l’avvenimento è stato fagocitato all’interno di una lotta politica che non conosce tregua e così, mentre da una parte tutti mostrano indignazione per il duplice omicidio, dall’altra cercheranno di sfruttare politicamente il fatto.

Alba Dorata cercherà di uscire dall’angolo in cui in qualche modo è stata messa dopo l’omicidio Fýssas, cercherà di far dimenticare i feriti e gli omicidi provocati dalle sue aggressioni contro greci ed immigrati avvenute negli ultimi anni, si presenterà come “vittima” per portare avanti la campagna per la liberazione dei suoi dirigenti, ad iniziare dall’Archigòs (il Capo) Níkos Michaloiáchos, arrestato assieme ad altri durante le indagini per l’omicidio di Fýssas.

I conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del PASOK cercheranno di far passare l’idea che non possono esistere che due posizioni politiche: quella governativa dell’austerità, decisa in accordo con la troika (la commissione formata da inviati del FMI, della BCE e dell’UE) oppure quella della guerra civile fra frazioni estremiste.

In questo quadro il SYRIZA, il maggior partito di opposizione, si trova in una posizione di debolezza, perché ogni sua contestazione della politica governativa sarà attaccata come un tentativo di ostacolare il “salvataggio” del Paese e di conseguenza di farlo cadere nel caos della violenza politica.

Fra i militanti del SYRIZA, e nella sinistra in genere, serpeggia l’idea che l’attacco ad Alba Dorata sia opera di elementi provocatori del parakrátos (i “servizi deviati dello Stato” si diceva in Italia durante gli anni di piombo): e questa idea contiene una parte di verità scomoda e pericolosa, soprattutto per le forze di sinistra. Il fatto cioè che, indipendentemente da chi siano autori del duplice omicidio, se elementi del parakrátos o terroristi di estrema sinistra, esiste in Grecia un ambiente politico, anche se molto ristretto, che pensa di risolvere il problema di Alba Dorata con metodi da pistoleri.

Non voler vedere questa cosa, non dargli peso, vuol dire non avere chiaro che la crisi, nata da un’economia mondiale malata e accentuata nel paese dalla politica del governo e della troika, non solo ha generato disoccupazione, miseria e disperazione ma ha imbarbarito il confronto politico in maniera direttamente proporzionale all’imbarbarimento della società avvenuto negli ultimi anni.

La Grecia contemporanea è un paese a struttura debole, ogni sconvolgimento internazionale le ha causato dei fortissimi scossoni interni. La sua partecipazione alle due guerre mondiali ha generato nel Paese due guerre civili: nella Grande Guerra fra greci favorevoli alla Triplice Intesa e greci schierati con la Triplice Alleanza, nella Seconda Guerra Mondiale fra i partigiani filocomunisti e i monarchici sostenuti prima dall’Inghilterra e poi dagli Stati Uniti.

Certo il Paese non è più quello di cento o di settant’anni fa, ma sarebbe una grande tragedia se l’effetto “collaterale” della politica governo-troika portasse a una versione greca degli anni di piombo, a una stagione politica che non farebbe che aggiungere difficoltà su difficoltà a un Paese che ancora non vede nessuna soluzione prossima che gli permetta di uscire dalla catastrofe economica in cui è caduto.