La green economy dietro lo Sblocca Italia del governo

Efficienza e rinnovabilità, dell’energia come della materia. Il futuro del Paese potrebbe essere ancora verde

[18 agosto 2014]

Nell’incertezza di una stagnazione economica che si prolunga senza essere governata in Italia, e allunga le sue ombre anche sul resto d’Europa, il decreto Sblocca Italia assume un ruolo di grande rilevanza nel panorama politico italiano. Dopo l’estenuante braccio di ferro sul Senato e le riforme costituzionali, che hanno segnato un primo punto a favore del governo, Renzi punta molto sulla carta del “nuovo” decreto, per il quale il 29 agosto si annuncia come la più probabile data di lancio. Alla vigilia, cioè, di un importante summit con i partner europei a Bruxelles.

Si tratta di un provvedimento – del quale ad oggi, dopo numerosi rinvii, si conoscono soltanto alcune bozze – che però non ha mancato di attirarsi critiche costruttive, come quella di Legambiente: nello Sblocca cantieri (parte sostanziosa del più ampio Sblocca Italia), ad esempio, il 57% delle risorse dovrebbe essere destinato a strade e autostrade, di frequente grandi opere di cui il Paese potrebbe fare serenamente a meno. L’attuale presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, torna oggi su queste perplessità per provare a indirizzare in modo più proficuo l’attenzione governativa.

«La sfida per rilanciare l’economia e creare lavoro in Italia passa per la green economy e per uno Sblocca Italia che dia priorità agli investimenti in edilizia di qualità e messa in sicurezza del territorio. Una prospettiva, quella della green economy, vera in tutto il mondo, ma che in Italia è già realtà. Che incrocia la sfida della qualità, si nutre dei talenti dei territori e dà forza alla missione del nostro Paese. Un’economia diversa e innovativa che punta su ricerca, conoscenza, cultura e bellezza. Nel nostro Paese, come evidenziato da una recente indagine promossa da Symbola e Unioncamere, già oggi esiste infatti un’Italia green», grazie alla quale – precisa Realacci – sono stati prodotti nel «100 miliardi di valore aggiunto e vengono impiegati 3 milioni di green jobs. Dall’edilizia di qualità e dalla manutenzione del territorio, inoltre, può venire un’ulteriore spinta sui fronti dell’economia, dell’occupazione e dell’ambiente».

Secondo Realacci, per inserirsi in questo disegno e divenire un’occasione concreta per far ripartire il Paese, lo Sblocca Italia dovrebbe «cominciare dalla stabilizzazione e dall’estensione dell’eco-bonus», il credito di imposta per le ristrutturazioni e il risparmio energetico in edilizia che nel 2013 «ha prodotto circa 28 miliardi di investimenti, qualificando il sistema imprenditoriale del settore, riducendo i consumi energetici, l’inquinamento e le bollette delle famiglie e garantendo quasi 340.000 posti di lavoro considerando anche l’indotto. Importante, infine, che tra gli investimenti prioritari dello Sblocca Italia ci siano anche la messa in sicurezza e la manutenzione del territorio, la prima grande opera che serve al Paese».

Aprendo con coraggio e costanza la strada degli investimenti verdi in questo settore, muovendosi in prima persona, lo Stato potrebbe trovare alleati insospettabili nel suo cammino, che altrimenti continuerebbero a rimanere in disparte. In primis le banche: come è risultato chiaro a Festambiente (il festival nazionale di Legambiente, a Rispescia) l’importanza di ristrutturare il patrimonio edilizio del nostro Paese con un’attenzione particolare al miglioramento dell’efficienza energetica è centrale, ma non solo per rimettere in moto un settore in crisi come quello dell’edilizia. Può essere un buon affare anche per le banche e i loro clienti.

«Il tema dell’efficienza energetica soprattutto in questo periodo – ha spiegato a Festambiente Francesco Carri, presidente della Banca della Maremma – può essere il volano di sviluppo economico in un settore in crisi come quello dell’edilizia. La collaborazione della BCC con Legambiente, che ripropone il metodo utilizzato per le energie rinnovabili anche per la sfida sull’efficienza energetica, continua».

Un sano lavoro di squadra con al centro la green economy, dove tutti gli interlocutori – ambiente compreso – traggono giovamento. Quando si capirà, all’interno delle istituzioni, che per la green economy la stessa rilevanza dell’energia la rivestono anche le risorse materiali (leggi efficienza nell’utilizzo delle materie prime, nel risparmio di materia e nell’utilizzo di materiali riciclati all’interno dei processi produttivi) e che queste meritano gli stessi incentivi, allora potremmo davvero guardare con un po’ più di serenità al futuro sostenibile del nostro Paese. Questo sì che sarebbe uno Sblocca Italia coi fiocchi.