La Guerra di Gaza vista dall’altra Israele che non ubbidisce

[1 agosto 2014]

Disprezzo l’obbedienza: sono orgoglioso del fatto che quando suonano le sirene mi astengo dimostrativamente dall’andare in uno spazio protetto. Non è perché sono coraggioso. Ho le mie paure. Ma la razionalità non è necessariamente una parolaccia. La probabilità di essere feriti dai “flying pipes” a Gush Dan sono incommensurabilmente inferiori alle probabilità di essere feriti sui marciapiedi di Tel Aviv durante i periodi di calma, per non parlare del rischio di contrarre un virus mortale quando si entra in un ospedale.

Le probabilità sono così basse che il fatto che gli israeliani stiano rispondendo in massa alle direttive del Home Front Command non rispecchia un mezzo ragionevole di protezione; anzi, è soprattutto espressione della partecipazione al carnevale nazionale.

Tutto questo cieco conformismo alle direttive dall’alto, di qualsiasi autorità, dal mio punto di vista è spregevole. Anche se questo comportamento ci salva da un piccolo numero di infortuni, mi ritraggo dalla gioia con cui le masse di israeliani si prestano alle direttive che costruiscono soprattutto una sospetta “compattezza”.

Ognuno abbraccia tutti: il fronte di battaglia abbraccia il fronte interno, il fronte interno abbraccia il fronte di battaglia. I canali mediatici producono il dramma quando c’è il dramma, e soprattutto quando non c’è nessun dramma. Nel mio quartiere, ieri, fino a mezzanotte stavano raccogliendo cibo per i soldati israeliani. Spero che quel cibo finisca agli anziani, compresi i sopravvissuti dell’Olocausto, le cui dispense non sono cornucopie e che,  naturalmente, abbracciano sempre tutti noi.

Un giornalista, un ex membro di una organizzazione terroristica ebraica, scrive: “L’estate del 5774 sta diventando un’estate di sobrietà e unità…  di fronte a notizie luttuose e sbarramenti missilistici, una manifestazione enorme e silenziosa ha riunito milioni di ebrei determinati di tutti i campi, mano nella mano”. In realtà, la durata di questa unità è forte più o meno come la solidarietà agli sportelli dell’aeroporto di Atene, dove gli “abbracciatori” si sono presi a pugni l’un l’altro per ottenere un posto su un volo di ritorno in Israele. Si tratta di una falsa unità che oggi non è realmente messa alla prova. Questa non è la guerra di indipendenza o la guerra dello Yom Kippur. Per la maggior parte di coloro che si stanno abbracciando (anche se non tutti, naturalmente), questa guerra è esilarante. Il livello di pericolo è quello di un vagone delle montagne russe in un parco divertimenti. Queste sono le condizioni di lusso in cui si abbracciano e si inebriano. Nessuno  dovrebbero pensare che le prossime guerre di Israele (ed è ragionevole aspettarsi che queste guerre ci saranno perché ci stiamo infilando nella gola di un mondo ostile) saranno simili a questa “guerra”. Quelli che non capiscono cosa sia una guerra vera e propria e come ci si sente dovrebbero chiederlo ai loro genitori e nonni.

Normalità: l’israeliano che abbraccia si sente anche come una vittima. Una delle affermazioni che non posso sopportare è che i nostri bambini meritano una vita più normale. Per quelli che lamentando la mancanza di normalità, si prega di notare che, per la maggior parte degli esseri umani, nel corso della maggior parte della storia umana, la vicinanza della morte è stata un’esperienza di routine. La vita anormale è quella della Norvegia e della Nuova Zelanda. I nostri figli hanno una buona vita, tutto sommato. La maggior parte di loro si ricorderanno le sirene come un caldo ed eccitante evento. Generalmente non facciamo vedere loro le foto dei bambini di Gaza.

Fallimento: Alcuni stanno parlando del nostro fallimento nel permettere ad Hamas di sviluppare potenti capacità offensive. Sia Hamas che Israele hanno interesse a ingrandire la forza di Hamas. Netanyahu non si vergogna di parlare, nello stesso discorso, del lancio di razzi e del blitz su Londra nella Seconda Guerra Mondiale. È vero, non è ragionevole consentire che continuino i tiri su Sderot e sono anche inaccettabili gli sbuffi di fumo nei cieli di Tel Aviv. D’altra parte, non sarebbe male fare la giusta proporzione per quanto riguarda la resistenza di Hamas.

Il piccolo David è il re dell’high-tech, il campione del mondo nelle industrie della difesa e detiene il brevetto del genio ebraico. Il filisteo Golia utilizza tunnel e catapulte, tecnologie che erano note anche in tempi biblici. E forse il nostro vero fallimento è che per molti anni si è letto del blocco della popolazione a Gaza, e abbiamo girato alla pagina successiva. Anche oggi sappiamo che nel nome della sicurezza e del diritto alla terra continueremo a espandere gli insediamenti e a  tenere milioni di palestinesi sotto occupazione e assedio, e a non interiorizzare il fatto che siamo anche partner, alimentando le prossime generazioni di nemici e vendicatori.

di Ariel Rubinstein

L’autore è un economista dell’università di Tel Aviv, tra i padri della Teoria dei Giochi. Ed è ebreo.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano israeliano Yedioth Achronot il 28/7/2014 in ebraico e poi tradotto in inglese con il titolo “Obedience, embracing, normalcy and failure/Four comments on the situation”.