Terza e ultima puntata del diario di viaggio degli Instabili Vaganti dalla tournèe in Messico

Hasta pronto Mexico lindo: il grido degli Instabili Vaganti

[21 novembre 2013]

La nostra terza settimana in Mexico ci riporta nella capitale. Dallo stato più povero del paese al cuore del Distretto Federale in otto interminabili ore di curve in alta quota, attraverso montagne ricoperte da cactus e massicci desertici di terra rossa. Quando ci si sposta in Messico la sensazione è quella di muoversi su una linea verticale più che orizzontale, passando in breve tempo da altipiani pianeggianti a valichi posti a oltre 3000 metri di altezza. Così, dal clima caldo e umido di Oaxaca torniamo in una piovosa e irrespirabile Città del Messico, e ci sembra impossibile che l’altopiano dove oggi sorge una metropoli senza confini, un tempo era sommerso da un grande lago di montagna.

Arriviamo di notte, accolti dallo spettacolare concerto di luci che invade l’alta vallata, poche ore di riposo e siamo pronti per iniziare a dirigere il workshop El cuerpo organico con gli studenti dell’Università autonoma nazionale del Messico, nella sede della UVA Unidad de Vinculacion Artistica, una sezione speciale del Centro culturale universitario Tlatelolco, un edificio futuristico che sovrasta la piazza delle tre culture.

Il Tlatelolco, noto per il tragico massacro studentesco del ’68,  è un quartiere particolare che negli ultimi anni è stato oggetto di numerosi interventi di riqualificazione attraverso l’arte e l’avvicinamento dei suoi abitanti alle forme di espressione artistiche e alle attività culturali e motorie nei suoi spazi urbani. Un tempo il quartiere era malfamato e vi confesso che ancora oggi attraversare i suoi tetri blocks, popolati da culturisti di strada pluritatuati che fanno flessioni e sollevano pesi nei cortili dei palazzi, non vi dà quel senso di tranquillità. Ciò nonostante non si può nascondere la sorpresa e il sorriso nell’imbattersi nelle lezioni di ballo all’aria aperta per le numerose signore e casalinghe del quartiere, che riempiono i piazzali dei parchi muovendo i larghi fianchi su ritmi latinoamericani. Anche lo stesso Centro culturale Tlatelolco che ha portato sul territorio studenti e maestri di differenti discipline artistiche, ha svolto il suo prezioso ruolo, contribuendo ad un forte arricchimento culturale degli abitanti della zona.

Siamo onorati di tornare per la seconda volta in questo luogo che ha saputo apprezzare il nostro lavoro al punto di costruire una continuità dei nostri progetti con gli studenti e sul territorio. Nel 2012 infatti, nell’ambito del Festival Internacional Cerro de arena avevamo già sviluppato uno step del nostro progetto internazionale MEGALOPOLIS – Sperimentazione e creazione performativa nell’era globale, dirigendo un workshop e creando con gli studenti una performance site-specific presentata in forma itinerante negli spazi della Piazza delle tre culture, un luogo unico, dove convivono a distanza di pochi metri un sito archeologico simbolo della cultura pre ispanica, una chiesa costruita con le stesse pietre del sito, che sancisce il passaggio alla dominazione spagnola, e il moderno edificio del centro culturale Tlatelolco.

Quest’anno siamo tornati per dirigere un workshop di teatro fisico per gli studenti della UVA e una classe magistrale aperta a tutti gli studenti e ai professori dell’UNAM incentrata sulla nostra metodologia teatrale legata al training e all’arte dell’attore. In Messico il teatro riveste un ruolo importante nella vita del paese e le istituzioni culturali sono sempre attente a creare  occasioni di confronto con realtà internazionali, in questo caso con una compagnia di teatro sperimentale Italiana che ha sviluppato una propria pedagogia dell’attore e del performer.

La mattina della lezione magistrale il teatro è infatti gremito da studenti e maestri di diverse età e che alla UVA prendono parte a percorsi formativi in diverse discipline, dalla danza contemporanea a quella tradizionale e folklorica, dalle arti circensi al teatro, dalla grafica al design. E’ questa la linea pedagogica del centro culturale, che sia per la poetica che per la tipologia dei suoi spazi ci ricorda lo storico Bauhaus di Dessau, in Germania, dove negli anni abbiamo sviluppato diversi dei nostri progetti.

Dopo un video introduttivo ci cimentiamo in una introduzione teorica al nostro lavoro e sul training fisico e vocale dell’attore, utilizzando uno spagnolo, poco scolastico e molto “chilango”, imparato in questi tre anni di progetti in Messico. Gli studenti sono sorpresi quando li coinvolgiamo a prendere parte al nostro training e in un attimo la scena del foro “La Morada” si riempie di corpi in movimento e in azione per oltre 4 ore di conferenza pratica. La lezione magistrale è un vero successo e molti studenti decidono di partecipare al nostro workshop. Ci confessano che per loro questo modo di lavorare, che unisce organicamente corpo e voce, movimento e parola, utilizzando tutte le capacità espressive del performer, gli aiuta a capire che cosa significhi veramente stare in scena ed essere attori, e svela loro nuove possibilità di interazione tra le arti. Gli studenti messicani infatti, hanno un buon livello di preparazione ma sono abituati perlopiù ad un teatro che distingue ancora molto la prosa contemporanea dalla danza, e in cui i generi sono molto distinti e definiti.

Al termine dei 5 giorni di workshop presentiamo in teatro una performance nata dalle azioni dei partecipanti che abbiamo guidato in questo percorso. Note di violino, di chitarra, canti e testi che si intrecciano, la bellezza di corpi come riscoperti attraverso il training e il processo di lavoro. Nasce un lavoro molto delicato ed emotivo che unisce i partecipanti, crea un gruppo che sembra non volere farci ripartire. Ci emozioniamo quando riceviamo da parte loro alcuni regali, confezionati  con le proprie abilità grafiche e artistiche.

Così indossiamo le nostre magliette disegnate a mano con la scritta “Gracias” che ben esprime la gratitudine per gli insegnamenti ricevuti in pochi ma intesi giorni. Alcuni di loro continueranno a studiare con noi l’anno prossimo quando torneremo alla UVA, altri si stanno organizzando per passare un periodo di tempo in Italia e frequentare il nostro laboratorio internazionale per attori che dirigiamo ogni anno al LIV Performing Arts Centre, lo spazio teatrale che gestiamo da anni a Bologna, e uno di loro ci raggiungerà già a novembre a Modena per prendere parte alla IV° sessione internazionale del nostro progetto di ricerca sulle arti performative Stracci della memoria.

nche questa volta decolliamo con un nodo alla gola, sentendo già la mancanza di un paese dove il nostro lavoro ha trovato sempre un terreno fertile per coltivare nuovi progetti ed esperienze teatrali e dove abbiamo incontrato persone straordinarie. Ci consola la speranza di tornare presto, forse già durante l’estate 2014 per una tournèe del nostro spettacolo “L’Eremita contemporaneo – MADE IN ILVA” in ben 10 città e in 6 stati differenti del Messico. Non ci resta che incrociare le dita e sospirare un “hasta pronto Mexico lindo”.

Note sulla compagnia Instabili Vaganti

Nasce nel 2004 dal sodalizio artistico della regista e attrice Anna Dora Dorno e del performer Nicola Pianzola a Bologna dove dirige il LIV – Performing Arts Centre e il Festival PerformAzioni. La compagnia basa la propria ricerca sulle capacità espressive del corpo del performer e sulla relazione con altri linguaggi  performativi: musica, arti visive, video. Instabili Vaganti produce spettacoli, performance, installazioni, dirige workshop, laboratori, seminari e progetti in tutto il mondo collaborando con importanti istituzioni come il Grotowski Institute in Polonia, la Fondazione Bauhaus in Germania, il BIPAF Festival in Corea e con numerosi centri di ricerca, Festival e Università internazionali.