Una nostra cara amica vive da tempo là e ha scritto per greenreport questa testimonianza

E se a Hong Kong il sole della democrazia non sorgesse più come al solito? Diario di un’italiana in mezzo alle manifestazioni

[2 ottobre 2014]

2 ottobre 2014, Kowloon, Hong Kong- Seduta sul mio sofà nella mia relativamente calma e tranquilla Kowloon, guardo il servizio su France 24, e mi colpisce questo dialogo: «Cosa sta facendo tutta questa gente?» – chiede il turista cinese ai passanti. «Sta manifestando per la democrazia» – gli rispondono.

Il turista cinese venuto a Hong Kong in vacanza per il National Day rimane visibilmente interdetto, lui non conosce il significato della parola manifestare né quello di democrazia. Oggi, dopo la parata per il National Day, ovvero la commemorazione della nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, le manifestazioni nel distretto Centrale di Hong Kong non accennano a diminuire.

Ieri ci sono stati fischi e gesti di disapprovazione mentre due elicotteri con le bandiere della RPC e di Hong Kong sorvolavano il cielo sopra Golden Bauhunia Square, dove stava svolgendosi la commemorazione ufficiale e il Governatore di Hong Kong CY Leung cantava a squarciagola l’inno nazionale, affinché fosse chiaro che lui sta col Partito. Ma i fischi e i manifestanti non sono andati in onda sulla CCTV (l’emittente nazional cinese), ovviamente.
Ormai da giorni studenti, professori, cittadini stanno manifestando in una delle più civili e organizzate proteste che abbia mai visto. I manifestanti hanno organizzato una raccolta rifiuti, distribuzione di cibo, acqua, ombrelli, primo soccorso e altri servizi. Perennemente connessi a internet con i loro smartphones, mandano il loro messaggio forte e chiaro al Partito e al mondo.

Quello che mi ha sconvolto di più, come alla maggioranza dei cittadini di Hong Kong, è stata la reazione della polizia durante la prima giornata di protesta, resa cruenta dai lanci di lacrimogeni e dall’utilizzo di gas urticante. Nessuno si aspettava una reazione così forte da parte della polizia, chiaramente imposta da Pechino che si aspettava così di spegnere sul nascere la ribellione. Per il popolo di Hong Kong, conosciuto per il pacifismo e la volontà di mantenere l’equilibrio sociale, questo atteggiamento da parte di una polizia che normalmente è vista come uno strumento al servizio dei cittadini in una città dove violenza e crimine sono quasi assenti, ha causato una reazione ancora peggiore, tutti si sono sentiti profondamente traditi, sconvolti e traumatizzati. E si sono attaccati alla loro causa con ancora più veemenza.

La polizia, su ordine dello stesso Governo che il giorno prima si era lasciato ampiamente strumentalizzare, si è infatti ritirata il giorno dopo e l’atteggiamento è tornato alla “normalità”, si sono visti per esempio manifestanti condividere il proprio ombrello (lo stesso ombrello giallo simbolo delle proteste) con i tutori dell’ordine durante le piogge torrenziali di due giorni fa, e il clima è tornato sereno.

Da parte di Pechino si parla di lasciare tempo al tempo e aspettare che tutto si spenga lentamente, mentre alcuni cittadini si sono lamentati perché le manifestazioni stanno influenzando negativamente l’economia locale. Alcuni parlarono di fuga dei capitali e un imminente disastro economico per una delle potenze finanziarie più grandi del mondo…non credo che si arrivi a questo a meno che non ci siano programmi a lungo termine per favorire una Shanghai, perla adorata della Repubblica, a scapito di una turbolenta figliastra con un pericoloso passato coloniale…chissà. Interrogato sull’impatto delle proteste durante il National Day, Zhang Xiaming, Liason Office Chief (coordinatore capo delle comunicazioni con Pechino) ha semplicemente detto: «Il sole sorge come al solito…».

Un altro aspetto che mi ha colpito è la calma e l’organizzazione tipicamente asiatica con cui i manifestanti stanno portando avanti la protesta. Può darsi che l’educazione e il self control britannico abbiano qualcosa a che vedere con questo, ma soprattutto credo che questi studenti di oggi le abbiano messe in pratica fin dall’infanzia con mamma e papà partecipando alle pacifiche manifestazioni annuali del primo luglio contro Pechino che si tengono dal 1997, ovvero quando Hong Kong passò alla Cina Popolare. Fu allora che la Cina promise di adottare la famosa regola di “un paese, due sistemi”, che ha recentemente rimesso in discussione, ragione per la quale si sta manifestando. Ai cittadini di Hong Kong non sembra giusto dover scegliere, per le elezioni del Governatore del 2017, tra due o tre candidati già selezionati e scrutinati da Pechino. Quella non sarebbe vera democrazia, quella che Mrs Tatcher e Mr Jiang Zemin avevano loro promesso.

Alcuni dicono che gli studenti di Hong Kong che protestano sono dei viziati, arroganti figli di papà attaccati ai loro privilegi…manifestando per una cupidigia mascherata da democrazia. Personalmente penso che chi si fa sparare in faccia gas al peperoncino e lacrimogeni abbia un bel fegato. E se la democrazia o la cupidigia non motivassero abbastanza, io al loro posto avrei semplicemente paura, anzi, terrore, di vivere e far crescere i miei figli in un paese trasformatosi in una dittatura di Partito dove regnano la censura, la violenza, la repressione e mille altre realtà orripilanti che non sto a descrivere in questa sede.

Le immagini di questa protesta stanno facendo il giro del mondo, e per non essere da meno pubblico alcune foto di amici che partecipano alle proteste o che, da semplici passanti, hanno immortalato alcuni momenti.

Sara Tobia