I dragoni atomici di Fukushima, un manga per capire il nucleare

In Giappone i bambini colpiti dalle radiazioni dopo 1 solo anno sono gli stessi colpiti a Chernobyl dopo 4

[22 agosto 2014]

“I dragoni atomici di Fukushima – dire addio alle bombe e all’energia nucleare” è un  manga antinucleare, pubblicato in Italia dal Centro di documentazione Semi sotto la neve e dall’associazione Altrinformazione, che vorrei aver avuto accanto alla tastiera del  mio computer quando, l’11 marzo 2011 ho cominciato a scrivere del terremoto/tsunami e della catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi che avrebbero cambiato il Giappone e il mondo e portato l’Italia a dire no per la seconda volta al nucleare in un referendum.

Si tratta di un manga di Yuka Nishioka, una fumettista di Nagasaki che collabora con diverse testate, compreso il settimanale indipendente Shukan Kinyobi, e che – con il precedente “No alla guerra, no al nucleare” – spiega in maniera semplice, chiara e coinvolgente il complicato e pericoloso mondo dell’energia nucleare ed il suo legame incestuoso con la bomba atomica che venne sperimentata proprio a Nagasaki, la città martire dove vive Nishioka.

La storia, grazie alla supervisione scientifica del fisico giapponese Yuukou Fujyta, è semplice e sembra destinata ai ragazzi, ma farebbero bene a leggerla soprattutto gli adulti, per capire quanta geopolitica e politica di dominio ci siano dietro la scellerata scelta di scatenare i “dragoni” nucleari sul nostro pianeta.  Nella presentazione del  fumetto si legge che «Ayumi Hoshino, una studentessa delle medie, scopre la fisica atomica, l’energia nucleare, i rischi delle radiazioni, le conseguenze del disastro di Fukushima. L’arroganza e la presunzione degli esseri umani che credono di poter controllare la natura hanno scatenato la furia dei “dragoni atomici” dormienti nei cieli. L’umanità è di fronte a un bivio: proseguire sulla strada delle energie “artificiali” come quella nucleare o adottare le fonti rinnovabili di energia “naturale” che ci permettono di convivere con le forze della natura».

Nella prefazione per i lettori italiani Nishioka  scrive che «il disastro sismico nel Giappone orientale dell’11 marzo 2011 ci ha mostrato con quanta facilità possa distruggersi la civiltà costruita dagli esseri umani di fronte alla forza della natura. E i giorni di disperazione e di angoscia non sono ancora terminati. Purtroppo dai reattori incidentati continua a fuoriuscire l’acqua contaminata di sostanze radioattive, e non ci sono prospettive per la sistemazione dei combustibili fusi. Gli evacuati non sanno quando potranno ritornare a casa e ristabilirsi sulla loro terra, mentre le persone rimaste vivono nel terrore delle possibili conseguenze delle radiazioni sulla loro salute».

La fumettista di Nagasaki mette in guardia rispetto alle tentazioni nazionaliste e nucleariste del nuovo governo giapponese: «Nel prossimo futuro le informazioni sull’energia nucleare e sulla guerra potrebbero essere secretate e i cittadini che vi si oppongono potrebbero essere perseguitati. Il fantasma del Giappone del XX secolo, che isolandosi dal resto del mondo divenne artefice di tanti massacri nell’Asia, potrebbe di nuovo risorgere».

Ma dai fumetti viene un messaggio di pace e speranza: «La storia ci insegna che in tutti i Paesi del mondo ci sono state sempre molte persone che hanno lottato cercando di evitare o di fermare la guerra. I loro nomi non sono scritti nei libri di storia, ma con i lumi che hanno acceso nell’oscurità della loro epoca
hanno trasmesso ai posteri la loro determinazione di aspirare alla pace. Anche nelle mie mani c’è un lume, che sembra racchiudere le altre luci che ci raggiungono dalle pagine della storia minore, accese della determinazione di coloro che hanno lottato per difendere la vita da ogni minaccia. Grazie a questi lumi possiamo camminare nel buio, e forse vivere significa proprio questo: tramandare a chi verrà dopo di noi
la luce ricevuta da chi ci ha preceduto. Anche oggi in Giappone ci sono persone che illuminano l’oscurità».

In Giappone, nonostante la svolta a destra, frutto anche dell’indecisione del governo dominato dal Partito democratico giapponese, si assiste a qualcosa che era inimmaginabile prima del disastro nucleare di Fuikushima Daiichi: «Tantissime persone che non avevano mai partecipato alle manifestazioni politiche sono scese in piazza oppure hanno cominciato a lanciare su Internet appelli contro la riattivazione
delle centrali o per la loro demolizione» dice Nishioka ed è questa opposizione, oltre a problemi tecnici e di manutenzione periodica, che ha portato alla fermo di tutti i 54 reattori nucleari giapponesi.

Secondo Nishioka, in Giappone  «La politica sta vivendo una fase di profondo cambiamento. La strada da fare sarà ancora lunga e piena di ostacoli, ma con tanti tantissimi lumi brillanti riusciremo prima o poi a far emergere un mondo libero dal nucleare. Mi auguro che anche questo libro possa trasformarsi in uno di questi lumini accesi».

E ci vorranno molti lumini, compreso quello acceso nel suo piccolo qui a greenreport.it, per tenere accesa l’attenzione su quello che continua a succedere a Fukushima e in Giappone. Yukari Saito, dell’associazione Semi sotto la neve,  presentando per la prima volta in Italia a FestAmbiente “I dragoni atomici di Fukushima”, insieme a Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente, e Angelo Gentili coordinatore nazionale di Festambiente, ha rivelato un dato più che preoccupante: «I bambini colpiti dalle radiazioni nucleari di Fukushima a un anno dalla tragedia sono gli stessi colpiti a Chernobyl dopo quattro anni».

I dragoni atomici non sono ancora andati via da Fukushima, e continuano a minacciare il mondo.

Nishioka conclude: «I dragoni, animali favolosi e sacri che governano il vento, la nuvola, la pioggia, il tuono e fulmine,si trasformano in bestie demoniache attraverso la tecnologia occidentale. I dragoni atomici, l’incarnazione dell’energia nucleare che non possiamo controllare, resteranno ancora nella nostra vita futura sotto forma di armi e centrali atomiche? Se non ci interroghiamo seriamente a partire da ora sulla civiltà contemporanea e sul nostro modo di vivere, e se non fermiamo subito ciò che va fermato, i dragoni atomici distruggeranno il futuro e la Natura che abbiamo il dovere di lasciare ai posteri».