Arriva il “Dna artificiale”

Ore contate per i ladri di pannelli solari

Il boom delle rinnovabili nei Paesi dell’Europa orientale rifornito dai furti di fotovoltaico

[6 giugno 2013]

Dall’inizio dell’anno, per almeno 14 volte i ladri sono penetrati nei parchi solari del land tedesco del Brandeburgo e si sono portati via tonnellate di pannelli solari e di attrezzature. La polizia ha arrestato 4 ladri di fotovoltaico nel 2013 e 16 nel 2012, ma questi furti, che nel solo Brandeburgo sarebbero costati 2 milioni di euro di perdite all’industria del solare ed alle assicurazioni, stanno costringendo gli investitori nel più grande mercato solare del mondo a rafforzare le misure di sicurezza.

Uno sviluppatore di Athos Solar, Christian Linder ha detto dopo che erano stati staccati dalle fondamenta 130 pannelli fotovoltaici installati alla periferia di Berlino: «Non li hanno fermati nemmeno i bulloni a prova di ladro. Ora abbiamo del personale della sicurezza che pattuglia il parco».

Nel territorio tra Berlino e la Polonia i furti di pannelli solari sono aumentati molto rispetto ai 16 casi del 2008, ma anche più a sud, in Baviera le cose preoccupano le autorità di polizia che hanno addirittura pubblicato un manuale per proteggere dai ladri  i pannelli solari con una potenza installata di 9,6 gigawatt, sufficienti a alimentare circa 2,3 milioni di case in una nazione che solo nel 2012 ha investito circa 15 miliardi di dollari nel solare. Negli anni scorsi i ladri avevano preso di mira impianti in Italia e in Spagna, che ha avuto un problema “serio” tra il 2007 e il 2009 fino a quando gli operatori non hanno messo impianti antifurto.

Ma in Germania ora i furti, sempre più grossi ed audaci, mettono in luce il crescente commercio clandestino di impianti solari rubati, facili da vendere e difficili da rintracciare, aggravando le perdite per le assicurazioni.

La Mannheimer Versicherungen, che assicura anche impianti solari, ha avuto due casi di grandi furti negli ultimi 12 mesi, con danni per un totale di «Somme a 6 cifre», Roland Koch, il portavoce dell’azienda, ha detto che «L’assicurazione sta lavorando con gli sviluppatori per garantire loro sul posto strategie di sicurezza adeguate».

Non sono solo i pannelli a volatilizzarsi nei camion dei ladri: nella notte tra il  6 e il 7 maggio, in un impianto da 2,2 megawatt a Strausberg vicino a Berlino, sono stati rubati almeno 54 inverter che convertono l’energia solare per utilizzarla nella rete elettrica nazionale. Ogni dispositivo, che era all’interno di un cantiere edili custodito, pesa circa 2.200 chilogrammi e i danni ammontano a circa 150.000 euro.

Jenny Chase, leader di un team di cinque analisti solari di New Energy Finance, ha spiegato a Bloomberg New che «Per gli sviluppatori di impianti di grandi dimensioni, vi è un certo rischio di essere presi di mira dai ladri professionisti con i canali di vendita reali, l’esperienza necessaria per smantellare attrezzature senza danneggiarle ed autocarri pesanti per portarle via. A parte i tempi del fermo impianto, la più grande perdita potrebbe essere il costo del lavoro per l’installazione di nuove attrezzature, che rischia di essere più conveniente rispetto l’originale».

Secondo la polizia tedesca, i pannelli e i convertitori vengono rivenduti nell’Europa orientale, dove, grazie agli incentivi statali, è in corso un boom  dell’installazione di pannelli fotovoltaici e termici. Il mercato tedesco sembra saturo, con circa 1,3 milioni di impianti solari in funzione e le   installazioni tedesche quest’anno dovrebbero diminuire. Invece, secondo le previsioni di Bloomberg New Energy Finance, i mercati dell’Europa orientale sono in piena crescita: la domanda di pannelli solari in Romania sarà 6 volte di più che nel 2012 e in Ucraina si espanderà del 25%.

Peter Salender, un portavoce del dipartimento di polizia del  Brandeburgo orientale spiega che «Sono presi di mira soprattutto i grandi impianti solari. Le sovvenzioni per le energie rinnovabili nell’Europa Orientale possano fornire un incentivo per i criminali provenienti da lì per lavorare in lander tedeschi, come la Sassonia e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore».

Non ci sono cifre ufficiali sulla consistenza dei furti di materiale fotovoltaico in Germania, ma  Klaus-Dieter Baier, della Desa Investigation and Risk Protection,  ammette: «Stiamo vivendo un aumento di furti nei parchi di grandi dimensioni. Il furto avviene poco prima che un parco sia terminato quando gli allarmi e la tecnologia di videosorveglianza non sono ancora installati».

Gli sviluppatori stanno rispondendo intensificando le misure di sicurezza che erano state trascurate quando l’industria dei pannelli solari muoveva i suoi primi passi.

La soluzione potrebbe averla trovata una utility tedesca, la Asm Senftenberg GmbH che ha marchiato i suoi pannelli con una tecnologia Sdna Forensic Marking che ha chiamato “Dna artificiale” per renderli sempre rintracciabili e riconoscibili a prima vista. La Sdna Forensic Marking, che ha brevettato la nuova tecnologia, definisce il Dna artificiale una  micro-nebbia fluida, una marcatura sui pannelli e inverter che è praticamente indistruttibile e che permette agli investigatori della polizia di tracciare rapidamente tracciamento i ladri sfacciati». Ogni impianto fotovoltaico viene dotato di un proprio “Dna”, frutto dell’alta tecnologia di polverizzazione del poliestere incrociata con quella della ceramica,  costituito da puntini neri, riconoscibili con speciali lampade, e il codice “Dna” viene memorizzato in queste minuscole sfere di plastica indistruttibili.

Il cosiddetto codice Sdna viene applicato come un liquido non rimovibile su una vasta area sui moduli fotovoltaici, la viene inserita in database in dotazione alla polizia che può accedervi in ogni momento, così gli investigatori  possono determinare l’origine delle merci rubate in tempo reale e sul posto. Questo naturalmente rende difficile rivendere i pannelli e le attrezzature marcate con il Sdna e le bande di ladri se ne tengono alla larga.

La Stadtwerke Senftenberg GmbH, una utility comunale del Brandeburgo comunale che ha investito circa 3,5 milioni di euro in due impianti fotovoltaici, a maggio è diventato il primo operatore di un impianto fotovoltaico a decidere per contrassegnare i suoi pannelli e inverter con la tecnologia del Dna artificiale

«Siamo al confine orientale, e non è un segreto che i moduli solari, e non solo le auto ed i macchinari, vengono sempre più presi di mira dai ladri – sottolinea Detlef Moschke, amministratore delegato della Stadtwerke Senftenberg – Vogliamo scoraggiare i furti e fare in modo che il nostro investimento nell’energia solare paghi».

Axel Matz, che dirige la Spectrum Distribution, un rivenditore della tecnologia Sdna Forensic Marking, spiega che «Il “Dna artificiale” è un liquido che applicato sui pannelli e gli altri componenti e che lascia una traccia invisibile alla vista. Il liquido, è molto difficile da rimuovere dopo che si è solidificato  e contiene un “codice Dna” unico che la polizia può vedere con la luce ultravioletta e il link al legittimo proprietario attraverso un database. Anche gli involucri del pannello sono marchiati con un codice visibile, e segnali di allarme in diverse lingue sono installati nei parchi per scoraggiare i ladri. I pannelli contrassegnati sono molto difficili da vendere e quindi meno attraenti  per i ladri».

Richieste per applicare la nuova tecnologia stanno venendo da un po’ tutta la Germania, ma anche da operatori svizzeri, austriaci ed ungheresi, per impianti solari per ben 40.000 pannelli anche perché il “Dna artificiale” sembra meno costoso della videosorveglianza dei parchi fotovoltaici.