Il barometro mondiale della corruzione segna tempesta, anche in Italia

[9 luglio 2013]

Secondo il “Global corruption barometre” pubblicato oggi da Transparency International, «quest’anno il livello di corruzione nel mondo è aumentato, così come la volontà di combattere questo flagello».

Il rapporto si basa sui risultati di un ampio sondaggio che ha coinvolto 114.000 persone in tutto il mondo. Come in tutti i sondaggi le contraddizioni non mancano: sebbene il 27% degli intervistati abbia ammesso di aver dato o ricevuto bustarelle negli ultimi 12 mesi,  9 su 10 si dicono pronti a lottare contro la corruzione.

Un fenomeno ben noto anche in Italia dove il 64% degli intervistati dice che la corruzione è in crescita (molto il 45%,  poco il 19%) mentre è rimasta uguale per il 32% ed è calata solo per il 4%.

L’89% dei sondati pensa che i partiti siano corrotti, il 77% pensa la stessa cosa del Parlamento, il 61% dei pubblici ufficiali e dei funzionari pubblici, il 54% del sistema medico/sanitario,  il 52% del mondo degli affari, il 49% del sistema giudiziario, il 45% dei media,  il 35% delle istituzioni religiose, il 29% del sistema educativo, il 27% della polizia,  il 26% delle Organizzazioni non governative, e il 25% dei militari.

Quasi la stessa maggioranza degli italiani, il 61%, è però convinta che le persone comuni siano in grado di eradicare la corruzione (19% molto d’accordo, 42% d’accordo), mentre il 39% non ha fiducia nell’impegno dei cittadini (13% fortemente in disaccordo, 26% in disaccordo).

Global corruption barometre”  dice comunque che nel mondo «più di una persona su due pensa che la corruzione si sia aggravata nel corso degli ultimi due anni».

Huguette Labelle, president di Transparency International ha sottolineato che «la pratica delle bustarelle  resta molto corrente nel mondo, ma i popoli sanno ormai che hanno il potere di mettere fine alla corruzione. Sono numerose le voci che si levano oggi contro gli abusi di potere, le transazioni segrete  e le tangenti».

Ma il rapporto 2013 contro la corruzione evidenzia anche che in numerosi Paesi i cittadini non hanno più fiducia nelle istituzioni che dovrebbero lottare contro la corruzione e le altre forme di criminalità. Anche se in Italia la polizia è considerata tra le organizzazioni meno corrotte, il 36 Paesi è giudicata come l’istituzione più corrotta  e il 53% dei cittadini di questi paesi ha detto di aver ricevuto richieste di tangenti da poliziotti.

La giustizia è considerata l’istituzione più corrotta in 20 paesi dove il 30% dei cittadini entrati in contatto con il sistema giudiziario si sono visti richiedere bustarelle.

Secondo Labelle, «gli Stati devono prendere sul serio le voci che si levano contro la corruzione e prendere delle iniziative concrete per favorire la trasparenza e per incitare l’amministrazione a rendere conto ai cittadini. In particolare, i Paesi del G20 devono dar prova di più determinazione. Nei 17 Stati del G20 coperti dall’inchiesta (Italia compresa,ndr) il 59% delle persone interrogate dichiarano che gli sforzi del loro governo per lottare contro la corruzione sono insufficienti».

Il “Global corruption barometre” dice che la classe politica deve sforzarsi di riguadagnare la fiducia dei cittadini. Il rapporto fa il punto su una crisi di fiducia mondiale che ha ripercussioni pesantissime sulla credibilità delle istituzioni e della giustizia. In 50 Paesi, oltre all’Italia,  i partiti politici sono considerati come l’istituzione più corrotta e il 55% degli intervistati pensa che l’azione dei governi obbedisca ad interessi particolari.

Una crisi che rischia di travolgere la stessa credibilità del sistema democratico (dove c’è), tanto che Transparency International dice che «i leader politici possono dare l’esempio pubblicando le loro dichiarazioni dei redditi, così come quelle dei loro familiari più vicini. I partiti politici, e i loro candidati a titolo  devono dichiarare le loro fonti di finanziamento e le loro entrate, in maniera da indicare chiaramente chi li finanzia e rivelare così i potenziali conflitti di interesse».

Anche perché, a livello mondiale, l’attenzione dei cittadini riguardo alle azioni dei loro leader per lottare contro la corruzione è molto più severa che prima dell’inizio della crisi finanziaria nel 2008. Allora il 31% degli intervistati pensava che il governo agisse in modo efficace contro la corruzione, oggi è solo il 22%.

Labelle conclude: «Gli Stati devono fare in modo di disporre di istituzioni solide, indipendenti e dotate delle risorse necessarie per prevenire la corruzione e correggerne gli effetti. Non possiamo lasciare che la corruzione sbrani queste istituzioni e colpisca i servizi pubblici: il danno subito dalle popolazioni che si confrontano con questo flagello è fin troppo pesante».

Ma è esattamente quello che è successo con la globalizzazione egoista ed indifferente evocata da Papa Francesco a Lampedusa e che, attraverso lo Ior si è era fatta strada fino a San Pietro.

U.M.