«Serve cambiamento radicale»

Il commissario Ue all’Ambiente: «L’economia si scontra con le dure leggi della fisica»

Oggi Janez Potočnik a Roma per la conferenza sulla green economy. Ecco il suo intervento in versione integrale

[12 dicembre 2013]

È un onore e un piacere essere qui oggi e partecipare a questa conferenza intesa a rilanciare l’economia italiana mettendo l’immenso capitale naturale che rende unico questo Paese al centro di un nuovo modello di crescita economica.

Lo stesso modello economico che l’Unione europea ha posto al centro della propria strategia di crescita e che i leader del mondo hanno accolto con favore alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile del 2012.

Questa lodevole iniziativa mi fa un immenso piacere e mi congratulo con voi per questo evento, che probabilmente vede per la prima volta tanti ministri di uno stresso governo riuniti per discutere dell’importanza della natura e della biodiversità per l’economia.

Mi auguro che questa iniziativa ispiri altri paesi in Europa e anche nel resto del mondo.

Perché è ormai è il momento di agire in questa direzione.

Abbiamo assistito all’impatto delle nostre attività economiche sull’ambiente e oggi cominciamo a vedere l’impatto dell’ambiente sulle nostre economie.

Il mondo sta cambiando, e sta cambiando in fretta. Come sappiamo, secondo le stime la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di persone entro la metà di questo secolo. Nell’arco di una sola generazione il pianeta sarà abitato da 2 miliardi di persone in più, ossia più della popolazione totale all’inizio del XX secolo, quando gli abitanti del pianeta erano 1,5 miliardi. Al ritmo di 200.000 abitanti in più al giorno, questo significa in 40 settimane un aumento pari alla popolazione dell’Italia; in soli nove giorni, pari alla popolazione del mio Paese, la Slovenia.

Le economie europee sono basate su secoli di crescita ad alta intensità di risorse. Nel corso della loro evoluzione e diversificazione, le nostre economie industriali hanno permesso di conseguire grandi progressi in termini di benessere, salute e condizioni di vita. Ma allo stesso tempo si sono discostate poco dalla struttura creata all’inizio dell’era industriale, quando la crescita economica dipendeva largamente da un uso sempre più intensivo di risorse abbondanti ed economicamente convenienti, non solo nel senso di minerali e metalli ma anche di capitale naturale. Gli impatti sull’ambiente sono stati devastanti e oggi stiamo ancora tentando di porvi rimedio.

Questo modello economico ha funzionato bene finché la popolazione appartenente alla classe media ammontava a poche centinaia di milioni di persone a livello mondiale. Oggi non è più così e, secondo le stime del rapporto McKinsey, di qui al 2030 altri 3 miliardi di persone accederanno alla classe media, aspirando ovviamente agli stessi standard di vita di cui noi abbiamo goduto a lungo. Il vecchio modello economico ad alta intensità di risorse non è più sostenibile su questa scala e di certo non è compatibile con un alto grado di protezione dell’ambiente.

Molte delle risorse da cui dipendono le nostre economie – come l’energia e alcune materie prime – sono già scarse, mentre altre sono limitate e a rischio, come l’aria e l’acqua pulite. Oggi le norme non vincolanti dell’economia si scontrano con le dure leggi della fisica, perché dobbiamo fare i conti con la penuria di risorse naturali e i limiti del pianeta.

Per quanto possa sembrare complicato, la sfida che abbiamo di fronte, ossia riconciliare la crescita economica con i limiti posti dalla natura, è anche una reale opportunità. L’opportunità di ripensare il nostro modello economico e cambiare direzione, lasciare la strada dell’inevitabile distruzione per intraprendere quella della crescita sostenibile a lungo termine e del benessere sociale.

Per me la via per la prosperità mondiale è chiara. Sarà determinata dal modo in cui gestiamo le risorse naturali del pianeta e gli ecosistemi soggiacenti. Dipenderà dalla misura in cui comprendiamo il reale valore della natura per la nostra economia e i costi economici associati al degrado e alla perdita delle risorse. Richiede una comprensione condivisa del fatto che la crescita di domani dipende dalla nostra capacità di rendere l’ambiente parte integrante della nostra politica economica.

Occorre un cambiamento radicale, dobbiamo allontanarci dall’idea che l’ambiente va tutelato solo per il bene dell’ambiente stesso e imparare invece a considerare l’ambiente e l’economia come due face della stessa medaglia. Questo nuovo paradigma impone di tenere conto dei limiti del mondo naturale e delle risorse disponibili. È necessario che le nostre decisioni riflettano le considerazioni sui costi e sui benefici di ciò che facciamo con la natura e alla natura.

D’altro canto, è necessario investire nella natura per trovare le soluzioni alle sfide che abbiamo davanti, come i cambiamenti climatici, la prevenzione delle catastrofi, la sicurezza alimentare, e persino per uscire dalla crisi economica e avviare un percorso diverso e realmente sostenibile per la crescita a lungo termine. Perché le soluzioni basate sulla natura, o “infrastrutture verdi”, spesso costano meno e offrono più vantaggi delle infrastrutture “grigie”.

Questi concetti sono al centro dell’economia verde che vorremmo costruire.

Tuttavia, come per tutte le transizioni economiche, il passaggio a un’economia verde non sarà semplice.

L’economista John Maynard Keynes avrebbe detto che la difficoltà non risiede tanto nello sviluppare nuove idee quanto nell’abbandonare quelle vecchie.

Un cambiamento di mentalità è indispensabile ed è la sfida più grande che abbiamo davanti. I limiti delle risorse a livello mondiale ci impongono di cambiare il funzionamento delle nostre economie e le nostre abitudini di produzione e di consumo: di cambiare il modo in cui viviamo.

Sono certo che l’Italia è pronta a raccogliere questa sfida. Le recenti proposte avanzate nell’ambito del bilancio 2014 vanno già in questa direzione e la presenza qui delle personalità di spicco del Paese dimostra chiaramente la portata del vostro impegno.

Non dubito che l’Italia sarà in grado di ricoprire un ruolo di primo piano nel far avanzare la transizione, tutt’altro.

Il capitale naturale, il patrimonio culturale e le tradizioni dell’Italia predispongono questo Paese ad essere leader di questa transizione. Da nord a sud, da est a ovest, è pressoché impossibile spostarsi da una città all’altra senza essere rapiti dalla bellezza del paesaggio italiano. È impossibile camminare, anche per pochi metri, senza essere incantati dai profumi e dalle fragranze che affollano le strade delle vostre città o senza essere sedotti dalla perfezione, dall’eleganza e dalla delicatezza degli artigiani italiani.

L’Italia ha costruito la sua ricchezza proprio sulla natura. Questo si riflette nell’unicità della cultura e delle tradizioni, nella varietà di specialità gastronomiche locali, nell’artigianato e nelle eco-industrie in costante espansione. In passato lo sviluppo sostenibile ha segnato la crescita economica dell’Italia; esso può, e deve, segnare il ritorno alla crescita del Paese.

Favorire il passaggio a un’economia verde inclusiva può contribuire ad affrontare le sfide attuali, incoraggiando la ristrutturazione e il ricorso a nuove fonti di crescita sostenibile. Perché questa possibilità si realizzi occorre però guidare la trasformazione strutturale dell’economia attraverso una serie di settori per riflettere meglio le necessità sociali e ambientali. Occorre anche garantire che la crescita si sviluppi lungo queste direttive.

Le esperienze passate indicano che i cambiamenti strutturali sono guidati da ondate di innovazione, nelle quali il progresso tecnologico va di pari passo con spostamenti della collettività in termini di percezione e comportamento. Questa trasformazione è già in atto nelle vostre città.

Lo spirito di iniziativa, la creatività e l’innovazione non sono certo sconosciuti alle imprese italiane, che sono pronte a raccogliere la sfida. Le imprese di questo Paese sono già all’avanguardia in Europa nei settori dell’eco-innovazione come l’acqua, i rifiuti, i beni alimentari, l’edilizia. Le imprese sono sempre più orientate all’ecologia, basti pensare che nel programma “Competitività e innovazione” le imprese italiane partecipavano a circa un terzo dei progetti di prima applicazione commerciale nel campo dell’eco-innovazione.

Ma se è vero che le imprese dovranno portare avanti il passaggio a un’economia verde, è vero anche che non potranno farlo senza il sostegno delle autorità pubbliche. Le autorità pubbliche e i governi devono fornire direttive, incentivi e leadership in modo che le imprese facciano i giusti investimenti nel cambiamento.

Dovremmo lavorare in parallelo lungo tre assi che si rafforzano l’un l’altro:

In primo luogo, la transizione richiede una visione a lungo termine degli investimenti e dei cambiamenti sistemici che rendono più verdi tutti i settori, anche quelli economici tradizionali.

In secondo luogo, dobbiamo supportare il potenziale delle tecnologie verdi in Europa, alla testa delle tecnologie e dei mercati globali in rapida crescita e che svolgono un ruolo cruciale nel rendere più ecologici anche gli altri settori.

In terzo luogo, a breve termine dobbiamo stimolare la crescita economica nei settori più promettenti in termini di crescita rapida. Uno di questi è il settore dei rifiuti e del riciclo, ma anche l’adattamento delle tecnologie per ottenere una maggiore efficienza energetica, che ha un grande potenziale in termini di rilancio delle economie e di creazione di posti di lavoro qualificati.

Solo per fare un esempio: i telefoni cellulari, che tutti usiamo. Si può realizzare una fede matrimoniale estraendo oro oppure riciclando 10 kg di telefoni cellulari. Ogni anno vengono dismessi oltre 100 milioni di telefoni, eppure in Europa ne ricicliamo solo il 9%. Estrapolando i risultati di uno studio condotto nel Regno Unito, possiamo stimare che riciclando i telefoni cellulari nell’UE potremmo recuperare ogni anno 2,4 tonnellate d’oro, 25 tonnellate d’argento, quasi una tonnellata di palladio e 900 tonnellate di rame.

Favorire una crescita sostenibile, efficiente dal punto di vista delle risorse e a basse emissioni di carbonio continuerà ad essere una delle priorità dell’UE negli anni a venire e continueremo a orientare le nostre politiche e i nostri finanziamenti a questo fine.

Perché questo cambiamento è necessario non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello della competitività? Perché l’Europa è densamente popolata, vincolata a una produzione e a modelli di consumo ad alta intensità di risorse, è dipendente dall’importazione di risorse – importiamo oltre il 60% dell’energia, molte materie prime e terre rare – e deve fronteggiare livelli di prezzi in rapida crescita e più volatili. Produrre gli stessi beni usando meno energia, meno acqua, meno materie prime, con un impatto minore sugli ecosistemi; produrre beni che possano essere riutilizzati o riciclati è essenziale per la nostra competitività. Se il nostro desiderio di mantenere una forte base industriale in Europa è sincero, questa è la strada da seguire.

Insieme ai mei colleghi Commissari ho lavorato per mettere il capitale naturale e l’uso efficiente delle risorse al centro della strategia UE per la crescita, integrandoli in tutti i settori, dall’agricoltura alla pesca fino al processo di coordinamento economico, il Semestre europeo. Abbiamo messo a punto strategie e azioni per fare dell’economia verde una realtà tangibile.

L’anno prossimo intendo presentare un pacchetto di misure per aiutare la transizione verso un’economia verde, partendo dalle azioni e dalle iniziative già introdotte e tentando di colmare le lacune esistenti. Riesamineremo gli obiettivi della normativa sui rifiuti e ci occuperemo di alimenti sostenibili e di edilizia sostenibile.

Questo impegno riflette le raccomandazioni della Piattaforma europea sull’efficienza nell’impiego delle risorse, di cui fa parte anche il Ministro Orlando, insieme ad altri ministri, Commissari e rappresentanti delle imprese, della società civile e del mondo accademico.

Sempre l’anno prossimo insieme al Commissario László Andor presenteremo una comunicazione sulla creazione di posti di lavoro nell’economia “verde” per concentrare i nostri sforzi nei settori economici strategici e sullo sviluppo delle competenze emergenti. In questo modo uniremo le strategie in tema di ambiente e di occupazione per cercare soluzioni comuni.

Con il Commissario Antonio Tajani presenteremo invece un piano d’azione sull’imprenditoria verde incentrato sulle PMI. L’obiettivo è aiutarle a trarre profitto dalla cosiddetta economia circolare e avere un accesso più facile ai finanziamenti.

A luglio dell’anno prossimo l’Italia assumerà la guida dell’Unione europea per sei mesi. La presidenza italiana coinciderà con l’inizio di un nuovo mandato del Parlamento europeo e con l’elezione di una nuova Commissione. Durante la presidenza del vostro Paese avrete l’opportunità straordinaria di contribuire a definire il programma di lavoro dei prossimi cinque anni.

Mi auguro che metterete al centro di questo programma il passaggio a un’economia verde.

Dopo la conferenza di oggi e visto il livello dei partecipanti, forse dovrei riformulare la mia ultima frase e dire non già “mi auguro” ma “ho la certezza”.

di Janez Potočnik, commissario Ue all’Ambiente