Il governo, la rana, lo scorpione… e il ragno

[2 ottobre 2013]

A quanto pare, se non saremo smentiti dall’impazzimento della politica, non è riuscita la disperata e spericolata manovra di Berlusconi e della sua corte di fascio-leninisti-aziendali per far saltare il governo e trovare un tunnel elettorale dal quale salvarsi sotto le macerie. Il sì alla fiducia al governo Letta annunciato da Berlusconi è la resa di un uomo sconfitto, avviluppato nelle sue stesse furbizie, mai poco credibile come adesso, in cerca di un estremo salvacondotto. Un Capitan Fracassa il cui gioco è stato scoperto dalla sua stessa protervia, dalla sua paura che si trascinava dietro un intero Paese. Mai un leader politico italiano si era inflitto una tale autoumiliazione, altro che l’ennesimo coniglio dal cilindro del mago, come si sono precipitati a dire i trombettieri ed i giornalisti a corto di luoghi comuni.

In questi giorni, tentando di spiegare quella che a qualcuno sembrava l’ultima trovata di un fuoriclasse della politica e ad altri più chiaramente la mossa di un vecchio disperato che vede le sbarre della prigione, si è scomodata la favola della rana e dello scorpione che, non resistendo alla sua natura, trafigge il batrace che aveva convinto ad aiutarlo ad attraversare un ruscello.

Ma, se le liste di congiurati e le dinamiche che circolano su internet e nei telegiornali sono vere, lo scorpione Berlusconi non aveva capito, nel suo delirio di onnipotenza, di aver allevato sul suo stesso dorso un ragno pronto ad azzannarlo prima che la rana entrasse in acque troppo pericolose.

Un ragno che si è palesato nel volto irridente di Roberto Formigoni, evidentemente più fedele all’osservanza di Comunione e Liberazione che a quella di un berlusconismo morente che pure gli aveva permesso una via d’uscita parlamentare alla sua scandalosa deriva  in Regione Lombardia.

Bisognerà capire se il ragno che tira le fila di questa mesta fine del berlusconismo è in quella ragnatela di insofferenza che è mano mano cresciuta verso Berlusconi nella Chiesa cattolica e che si è sicuramente inspessita con Papa Francesco le cui parole ed i cui comportamenti sono sideralmente lontani dall’edonismo pecoreccio e dall’ostentazione della ricchezza di Berlusconi e dei berluscones. Un qualche indizio, il fatto che un cristiano d’assalto come Giovanardi abbia subito preso la testa dei parricidi potrebbe anche darlo, così come l’immediata adesione alla sedizione di uomini di CL. Il resto, gli uomini e le donne di complemento sempre pronti ad andare in soccorso di qualsiasi governo pur di salvare la poltrona, conta poco.

Poi c’è Confindustria che ha definitivamente mollato quello che doveva essere l’alfiere (e lo è stato, purtroppo) della messa in atto in Italia delle politiche liberiste/familiste della grande imprenditoria italiana.

Come non dare ragione al fedelissimo ed affranto Sandro Bondi quando dice: «Oggi Berlusconi viene pugnalato alle spalle dal suo partito che avrebbero dovuto difenderlo e dimostrargli oggi un minimo di lealtà di partito oltre che di intelligenza politica». Ma Bondi non dice che quel pugnale è fatto della stessa materia che è servita a Berlusconi a pugnalare più volte alle spalle un intero Paese e che i traditori hanno avuto un grande anche se non alto maestro  di incoerenza e di furbizia politica. Infatti, poi è stato Berlusconi a mollare Bondi con la sua clamorosa marcia indietro, come si faceva con i servi.

Alla vigilia del precipitare degli eventi noi di greenreport.it scrivemmo che era meglio farla finita con questa agonia e chiudere l’esperienza del governo Letta/Alfano/Berlusconi. Di fatto, alla solita maniera all’italiana, quel governo è caduto senza cadere, di fatto c’è una nuova maggioranza composta dagli stessi uomini di quella vecchia, di fatto c’è una nuova opposizione che dovrebbe essere tutta dimissionaria e che probabilmente subirà nei prossimi giorni frane e salassi da parte di altri ex fedelissimi improvvisamente pentiti. Non ci meraviglierebbe se anche Dudù cercasse asilo in un qualche canile di lusso. Succede sempre così quando crolla un regime, anche se quel regime somigliava sempre più al triste sogno di un vecchio satiro che si è costruito la sua trappola di illusioni e menzogne.

Affogato lo scorpione bisognerà capire ora se il governo Letta riuscirà ad uscire dall’immobilismo e dagli annunci e affrontare il dramma sociale, ambientale e del lavoro di questo Paese, o se la tela del ragno servirà solo a ricoprire le macerie del berlusconismo.