Il meme del petrolio e la contro-strategia dei seminatori

Per salvare la società della crescita economica infinita da sé stessa occorre instillarvi una nuova idea virale

[8 febbraio 2016]

ugo bardi meme petrolio

La memetica, disciplina che coinvolge psicologia, sociologia, antropologia e genetica, ha definito le unità d’informazione che compongono la nostra società, le quali ne determinano il tessuto scambiandosi e modificandosi attraverso i soggetti che la compongono. Sono l’equivalente informatico del gene, e si propagano come un virus. Un meme ha un ciclo vitale che può essere più o meno duraturo: la monogamia, ad esempio, è uno abbastanza duraturo. La sua vita dipende dal potenziale virale, ovvero la capacità di diffusione e replicazione che gli permetterà di attecchire e radicarsi negli individui e nella società. Il meme della crescita economica infinita è discretamente infettivo.

È possibile dire che un meme è ogni elemento della società: le istituzioni, un usanza, un ideologia, un sistema produttivo. Inevitabilmente si generano nel sistema anche degli anti-memi, che come degli anticorpi contrastano il meme, cercando di eliminarlo. Tutti questi possiedo un ciclo rappresentabile attraverso il tempo in cui si è sviluppato ed esaurito il loro potere virale.

Ugo Bardi, docente di chimica fisica presso l’università di Firenze, ha spiegato come anche «il petrolio, in quanto meme, stia esaurendo il suo potenziale virale». Sorge spontaneo domandarsi, se la curva virologica del petrolio ha già piccato, perché le ultime politiche energetiche incentivano ancora tale meme morente?

«Perché il governo è infettato dal meme del picco del petrolio come dal meme della crescita, e crede che trivellando l’Adriatico cresca l’economia italiana. Ma questo – ha spiegato il professore – è perché, come dicono gli economisti, ogni agente del sistema economico ottimizza la sua funzione di utilità a breve termine. Massimizzare i tuoi introiti per spenderli in quello che la tua personale funzione di utilità predilige». Inutile precisare che l’ottimizzazione della funzione di utilità a breve termine, nel caso sopracitato, avviene solo per un ristretto gruppo di persone.

Da tali premesse il professore ha illustrato il progetto della “Strategia dei seminatori”. Un gruppo di 150 scienziati internazionali – un’iniziativa in via di definizione, di cui già in passato il professore ha avuto modo di parlare – , riuniti con lo scopo di trovare le forme e i mezzi più efficaci per “infettare” la società con il meme di una logica della sostenibilità. L’ideologia di fondo è semplice, spiega il professore: «Un contadino quando seminava non buttava via tutti i semi, altrimenti rimaneva senza per l’anno successivo. Questa è una logica a lungo termine, mentre per l’attuale sistema economico un buon operatore economico è colui che consuma tutti i semi e l’anno successivo li compra al consorzio agrario». L’idea di fondo «è di attaccarsi ad una saggezza antica, per vedere di convincere la gente se sia il caso di pensare più a lungo termine. Ma non è semplice perché è una logica che va in contrasto con un modo di vivere, esistere e fare le cose, profondamente ingranato». L’intenzione è chiara: «Dobbiamo lavorare per il futuro più a lunga scadenza». Anche perché «ciò che abbiamo investito nel futuro – ha concluso Bardi – ce lo ritroveremo. La strategia dei seminatori è questa e ha l’intenzione di seminare energia rinnovabile principalmente»

L’obiettivo è una strategia a lungo termine, per questo la sostenibilità risulta la miglior candidata e “re-infettare” la società con il meme dell’ambiente, al quale per troppi anni sono stati opposti anti-memi.

di Chiara Carovani