Il Parlamento Ue boccia la Troika: «Ha danneggiato la ripresa»

«L'Ue dovrebbe sostenere il ripristino delle norme di protezione sociale»

[13 marzo 2014]

Oggi il Parlamento europeo ha approvato, con 448 sì, 140 no e 27 astensioni la risoluzione sull’indagine della commissione Affari economici e monetari sul funzionamento della Troika, redatta dal democristiano austriaco Othmar Karas e dal socialista francese Liem Hoang-Ngoc,  e con 408 voti favorevoli, 135 voti contrari e 63 astensioni la risoluzione della commissione Occupazione e affari sociali, redatta dal socialista spagnolo Alejandro Cercas. Si tratta, in poche parole, di due mazzate alla politica economica della Troika, della Banca centrale europea e dei ministri delle finanze di tutti i Paesi Ue.

Nella prima risoluzione sull’indagine si legge che «la “Troika” ha aiutato quattro paesi dell’Ue attraverso la crisi e ha impedito che si aggravasse. La sua struttura e i metodi di lavoro tuttavia ostacolano “l’appartenenza” nazionale e compromettono la trasparenza e la responsabilità».  La seconda risoluzione si concentra invece sugli «impatti negativi delle riforme ispirate dalla Troika sull’occupazione».

La risoluzione riconosce che «lo scopo immediato di evitare un default non controllato è stato raggiunto» e che «le sfide affrontate dalla Troika sono state immense», ma «deplora tuttavia il modo in cui sono state presentate le istituzioni dell’Ue, ridotte a capro espiatorio per gli effetti negativi delle riforme, mentre sono i ministri delle finanze a essere politicamente responsabili della Troika e del suo operato».

Le conclusioni dell’indagine sono una vera e propria condanna all’organizzazione della Troika: «Le tre istituzioni sono indipendenti, con una distribuzione non equilibrata delle responsabilità tra le medesime, cui si aggiungono mandati differenti e strutture negoziali e decisionali con diversi livelli di responsabilità. Il che si traduce in una mancanza di controllo adeguato e di responsabilità democratica della troika nel suo insieme. I Parlamenti nazionali sono stati troppo spesso lasciati fuori dall’equazione».

Invece i ministri delle finanze dell’Ue, in particolare quelli dell’Eurogruppo, vengono accusati per «non riuscire a dare indicazioni politiche chiare e coerenti alla Commissione e per non essersi assunti la loro parte di responsabilità politica».

Gli eurodeputati dicono che «le condizioni imposte in cambio dell’assistenza finanziaria hanno messo in pericolo gli obiettivi sociali dell’Unione europea, in particolare perché è stato concesso poco tempo per l’attuazione di dette misure e perché non sono state eseguite valutazioni d’impatto adeguate del loro effetto distributivo su diverse fasce della società. La disoccupazione è aumentata, in particolare tra i giovani – e ciò porta alla loro emigrazione – e molte piccole imprese sono fallite. I tassi di povertà sono aumentati, anche tra la classe media».

I parlamentari europei chiedono una svolta, e con il testo preparato dalla commissione Affari economici, come primo passo propongono «l’introduzione di disposizioni procedurali chiare, trasparenti e vincolanti per la cooperazione tra le istituzioni in seno alla Troika, e la ripartizione dei compiti al suo interno. Una migliore strategia di comunicazione è anche una “massima priorità”», afferma il testo.

I programmi di aggiustamento devono includere «piani di emergenza nel caso in cui gli scenari di riferimento previsti non si materializzino. I protocolli d’intesa che sono alla base di tutti i programmi dovranno meglio rispecchiare le dimensioni sociali e occupazionali. Ciascun Paese oggetto di un programma dovrebbe beneficiare di una “task force per la crescita”». La conclusione, dunque, è che «ci vuole più impegno per garantire la responsabilità democratica e la partecipazione nazionale».

A medio termine, la risoluzione raccomanda «un ripensamento radicale della Troika, con un coinvolgimento “facoltativo” del Fondo monetario internazionale». Ma non manca nemmeno una forte critica alla Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi, che in futuro dovrebbe essere presente solo come «osservatore silenzioso», mentre un “Fondo monetario europeo” dovrebbe essere gestito dalla Commissione europea.

I deputati chiedono alla Commissione europea ed al Consiglio Ue di «prestare la stessa attenzione agli squilibri sociali e macroeconomici». «Gli Stati membri e l’Ue dovrebbero mettere in atto un piano di recupero di posti di lavoro, una volta superata la parte più difficile della crisi finanziaria, tenendo conto, in particolare, della necessità di creare condizioni favorevoli per le  Piccole e medie imprese, ad esempio con una riforma del sistema creditizio».

La conclusione è che «la Commissione, la Bce e l’Eurogruppo (ministri delle Finanze dell’Eurozona) dovrebbero infine riesaminare il prima possibile le misure messe in atto, e l’Ue dovrebbe sostenere, con risorse finanziarie sufficienti, il ripristino delle norme di protezione sociale».

Tutto bene, verrebbe da dire, finalmente le forze politiche del Parlamento europeo si sono accorte della distruzione sociale perpetrata dalla Troika e dell’insostenibilità dell’aggressione liberista al welfare State… Tutto bene se non fosse che a votare quelle due risoluzioni non fossero stati anche i partiti (a cominciare dai Popolari) che quelle politiche attuate dalla Troika le hanno volute e votate nei parlamenti nazionali, ed imposte ai Pesi più in crisi. Ma forse averne preso coscienza è già un passo avanti, in attesa di un nuovo Parlamento europeo che speriamo si accorga prima di quello attuale delle politiche antisociali portate finora avanti, che salvano le banche e le multinazionali ma uccidono l’economia e dividono la società.