Ma la filantropia non basta

Il pesce di Bill Gates e la canna da pesca di Marc Zuckerberg

Che si tratti di vaccini o di tecnologie vitali, gli obiettivi di sviluppo non possono essere delegati ai miliardari

[15 novembre 2013]

Si è consumata, nei giorni scorsi, una strana polemica tra due “eroi del dell’era informatica” che sono anche due tra gli uomini più ricchi del mondo: il giovane Marc Zuckerberg, fondatore di Facebook, e il meno giovane Bill Gates, fondatore di Microsoft. I poveri del mondo saranno salvati da una connessione a Internet, come sostiene Zuckerberg, o dalla distribuzione di vaccini, come sostiene Gates?

La polemica non è nuova. Sono almeno cinquant’anni che si discute come far uscire i più poveri e diseredati del mondo, quelli che soffrono letteralmente la fame, dalla loro condizione: c’è chi sostiene dando loro il pesce, c’è chi sostiene dando loro la canna da pesca.

La polemica, dunque, tra il fondatore di Facebook e il fondatore di Microsoft non è nuova. Ma conviene riprenderla. Non solo e non tanto perché avviene dall’alto di una montagna di dollari: il primo, Marc Zuckerberg, vanta un patrimonio di 17 miliardi di dollari; il secondo, Bill Gates, vanta un patrimonio di 79 miliardi di dollari, stando alla rivista Forbes. Ma anche e soprattutto perché i due hanno due importanti progetti filantropici, con finanziamenti miliardari, con i quali hanno riattualizzato l’antico dibattito.

Sostiene, dunque, Zuckerberg: la rete elettronica è, oggi, la frontiera dello sviluppo. Daremo un grosso colpo alla povertà del mondo e favoriremo lo sviluppo dell’intera umanità se, entro breve tempo, daremo la possibilità di raddoppiare i collegamenti al web, portandoli dagli attuali 2,5 miliardi ad almeno 5 miliardi. Poiché la popolazione mondiale è di 7 miliardi e molti – o perché fanciulli o per altri motivi – di quei 5 miliardi di persone “connesse” rappresenteranno la quasi totalità della popolazione. Io mi impegno, continua Marc Zuckerberg, a sviluppare e distribuire strumenti elettronici facili da usare e a bassissimo costo che consentiranno a chiunque, anche ai più poveri, di collegarsi alla rete.

Sostiene, invece, Gates: i poveri della Terra hanno un bisogno più immediato e più elementare. Sopravvivere. Alla fame e alle malattie (e, aggiungeremmo noi, a condizioni ambientali che rapidamente si stanno degradando). Per questo io mi impegno a sviluppare e diffondere vaccini, piuttosto che strumenti elettronici.

Al netto di un certo protagonismo da prima donna, chi tra i due ha ragione? Ma è evidente. Entrambi. I due tipi di “aiuto allo sviluppo” non sono alternativi, ma complementari. Se uno sta morendo di fame gli dai il pesce e anche la canna. Chi ha il pesce può sfamarsi e sopravvivere. Chi ha anche (e l’anche è da sottolineare) la canna ha la possibilità di uscire per sempre dalla spirale del bisogno. Non sono astrazioni. È quanto è successo nell’ultimo quarto di secolo ad alcuni miliardi di persone, in Asia e non solo in Asia.

Ciò non toglie che ci siano ancora centinaia di milioni di persone che soffrono la fame. E che hanno bisogno sia del pesce che della canna. Sono i due strumenti indicati da Marc Zuckerberg e Bill Gates la canna da pesca e il pesce che ci vogliono? Indubbiamente sì. Milioni di persone muoiono ogni anno per malattie infettive (dalla malaria all’aids, dalla tubercolosi alle banali ma micidiali infezioni da acqua sporca) la gran parte delle quali prevenibili e/o curabili. Si tratta di morti evitabili, che vanno evitate. Nel conto mettiamo anche le morti e le malattie causate da vecchie nuovi disastri ambientali. Dunque, i vaccini servono.

Ma anche il web serve. Oggi l’accesso a internet è condizione imprescindibile dello sviluppo culturale, sociale e anche economico. Il “digital divide”, la disuguaglianza di accesso ai mezzi elettronici, costituisce oggi uno dei maggiori fattori di inclusione o esclusione sociale. Tant’è che un gruppo di costituzionalisti in Europa – Stefano Rodotà, in Italia – si sono fatti promotori di un’iniziativa volta a inserire nelle costituzioni dei paesi europei un nuovo articolo che riconosce il diritto irrinunciabile all’accesso, facile ed efficace, alla rete. Cinque miliardi di accessi a internet, dunque, sono un nuovo e necessario “millennium goal”.

Resta un problema: come raggiungere questi importanti obiettivi? Come distribuire il pesce (i vaccini, i farmaci e quant’altro) e le canne da pesca (le connessioni a internet)? Molti rispondono con atti di generosa filantropia. E, infatti, sia Marc Zuckerberg sia Bill Gates sono l’emblema di questa risposta. Entrambi i miliardari in dollari mettono a disposizione ingenti quantità di risorse per raggiungere i loro obiettivi umanitari. Onore al merito.

Ma tutto ciò non basta. La filantropia, per quanto importante, non è sufficiente né dal punto di vista della quantità né dal punto di vista della qualità a offrire una risposta ai problemi di disuguaglianza, povertà e sviluppo del mondo. Per quanto ricchi, i filantropi non hanno e comunque non mettono a disposizione le risorse necessarie a fornire il pesce e la canna da pesca a tutti coloro (almeno due o tre miliardi di persone) che ne hanno bisogno. Inoltre gli atti individuali di generosità non hanno quel carattere di continuità, sistematicità e di organicità che solo un intervento istituzionale (e dunque pubblico) può assicurare.

Ben venga Bill Gates con le sue campagne di ricerca e distribuzione di vaccini. Ma il mondo ha bisogno dell’azione efficiente dell’Organizzazione Mondiale di sanità per combattere le malattie ed evitare effettivamente le morti evitabili.

Ben venga Marc Zuckerberg con le sue campagne di contrasto al “digital divide”, ma il mondo avrebbe bisogno dell’azione efficiente di un organismo internazionale (ma sì, diciamo pure la parola che risulta indigesta a molti, delle Nazioni Unite) in grado di assicurare all’intera popolazione mondiale l’accesso a quelle che oggi possiamo considerare le “tecnologie vitali”.

Il mondo ha bisogno di solidarietà organizzata, prima e ben oltre la carità. Ecco perché la polemica tra i massimi esponenti di due generazioni di “eroi dell’informatica” rischia di essere poco utile, se non fuorviante.