Riceviamo e pubblichiamo

Il surreale dibattito sull’Imu e la riforma del catasto che ancora non c’è

[11 luglio 2013]

Leggendo i giornali e ascoltando i notiziari radio o tv il dibattito sull’Imu appare surreale, o meglio una plastica esibizione da commedia dell’arte.

Premesso che imporre tributi e peggio ancora pagarli non sia una gioia per nessuno, va detto però:

  1. Una tassa sul patrimonio è una tassa naturalmente progressiva e forse è per questo che l’hanno imposta quasi tutti i paesi occidentali;
  2. Una tassa sul patrimonio quale l’Imu è corretta se ben fondata su definizioni chiare e incontrovertibili;
  3. Una tassa sul patrimonio quale l’Imu è una catastrofe se imposta come nel nostro paese;

Ci interessa il terzo punto allora. L’Imu è una catastrofe perché il catasto è quantomeno un ferro vecchio. Basta pensare che si parla ancora di vani, contabilizzati chissà come e chissà quando; si ha una classificazione catastale degli immobili che molto spesso non corrisponde alla realtà dei fatti e poiché siamo, volenti o nolenti, in una economia di mercato, del tutto avulsa dalla logiche e pratiche del mercato. Infatti come noto ci sono case popolari in Piazza Navona, oppure sul lungarno in pieno centro storico di Pisa e Firenze; ci sono civili abitazioni sui più bei lungomare d’Italia, di dimensioni ben ampie e magari con grande giardino e piscina e discesa al mare, oppure civili abitazioni che seppure di piccole dimensioni sono villini e magari sono state realizzate pochi anni fa e potranno utilizzare i giardini per un eventuale ampliamento, se mai lo strumento urbanistico lo consentirà.

Ovvero, la sensazione è che a Roma, è da capire se per insipienza o inconsistenza della classe politica che i provvedimenti legislativi approva, o per i vizi di una burocrazia autoreferente in ogni sua manifestazione, non sappiano più di che parlano, o peggio o sappiano eccome e facciano i furbi.

Non c’è bisogno di grandi riforme strategiche, il catasto è sempre sotto riforma, ma di piccole cose:

  1. Definizioni chiare della classificazione degli alloggi, non ci vuole molto a stabilire che una casa con giardino pari almeno a 3/4 volte la superficie coperta dell’immobile è un villino, che se questo rapporto è  5 o più volte è una villa, che se la casa ha la piscina è un villino o una villa; e così via;
  2. Passare subito dai vani ai mq. e stabilire che una casa di oltre 100 mq. è automaticamente una casa di lusso
  3. Obbligare i comuni a stabilire entro 30 giorni dalla comunicazione quali aree del territorio comunale, individuandole cartograficamente, sono di gran pregio e valore in relazione alle caratteristiche morfologiche o di veduta dei luoghi e sanzionare chi non lo fa
  4. Aggiornare il catasto facendo intervenire i privati proprietari per fare i docfa (cioè l’accatastamento) e le planimetrie aggiornate delle unità immobiliari consentendo a questi di abbattere una quota parte della spesa certificata (cioè fatturata) del professionista, creando lavoro e quindi anche reddito e gettito fiscale, imponendo anche di depositare il tutto al Comune per controllare eventuali abusi;

Ovviamente in poco spazio si procede in modo semplificato e rozzo, ma forse  anche sufficiente per far capire a chi vuole intendere. Il resto, appunto, non è che politica politicante e, sinceramente, se si deve fare una qualche considerazione generale, continua a stupire non poco che a queste cose non abbaino pensato né bocconiani, né altri illustri economisti chiamati al capezzale d’Italia. Oppure siamo irrimediabilmente semplici a fronte di una complessificazione, che sembra però avere oggettivamente conquistato molte menti riducendone le capacità.

di Mauro Parigi