Riceviamo e pubblichiamo

Il Ttip e i prodotti tipici toscani

[2 febbraio 2015]

«Col Ttip uno dei nodi importanti sarà quello di far riconoscere agli Usa l’importanza delle denominazioni geografiche. Abbiamo tanti prodotti italiani e toscani che vengono taroccati negli Stati Uniti proprio perché non sono tutelati da accordi commerciali». Così Nicola Danti, europarlamentare toscano del Pd, sull’importanza di siglare il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip) che ha polarizzato l’opinione pubblica europea e statunitense per gli impatti che l’accordo avrà su normative e standard di qualità, prima ancora che sui dazi doganali.

«Una posizione non supportata da dati di realtà», sottolinea Monica Di Sisto, coordinatrice della Campagna Stop Ttip Italia, che raggruppa più di 200 organizzazioni a livello nazionale tra cui il Movimento consumatori, Legambiente, Cgil Funzione Pubblica, Aiab e Arci. In Toscana sono diversi i comitati attivi tra cui Firenze, Siena, Grosseto e quello appena nato di Pontedera. «Basterebbe andare a guardare i precedenti accordi di libero scambio come quello con il Centroamerica, dove delle 14 pagine di elenco di prodotti con indicazioni geografiche, l’Italia ne occupa solo due, dopo un braccio di ferro con altri Paesi membri come Francia e Spagna che di fatto esclude molte delle nostre tipicità regionali e la stragrande maggioranza dei nostri piccoli produttori».

«Focalizzare tutto sulla tutela delle nostre indicazioni geografiche – aggiunge Di Sisto – significa non parlare degli impatti effettivi che il Ttip avrà su tutto il comparto agroalimentare italiano, con cibi di bassa qualità e basso costo che ancor più invaderanno i nostri mercati. Un documento del Directorate general for Internal policies dell’Ue stima un aumento del 118% delle importazioni di agroalimentare dagli Stati Uniti, mentre altri documenti ufficiali sottolineano come l’aumento del commercio transatlantico abbatterà i commerci tra i Paesi membri dell’Unione Europea, con crolli fino al 29% degli scambi, ad esempio, tra Italia e Germania».

«Gli effetti della liberalizzazione incondizionata dei commerci l’abbiamo già subita nel settore tessile, che ha messo in ginocchio distretti come quello di Prato – aggiunge Gianni Monti del Comitato Stop Ttip Firenze – per questo come società civile ci stiamo mobilitando contro questo trattato e per questo più di un milione e trecentomila persone hanno firmato in tutta Europa per chiedere più trasparenza e bloccare i negoziati». Nel dicembre scorso la Cia Toscana, per bocca del suo vicepresidente Rabazzi, aveva espresso alla stampa forti perplessità sulla natura dell’accordo stesso. Una posizione di pesante critica al trattato espressa anche da Slow Food Toscana.

di Stop Ttip Italia