Legambiente: «Difendere l’Expo da corruzione e criminalità. No all'allentamento dei controlli»

Ilva, Scajola, appalti Expo: l’Italia senza etica e legalità politica fa male all’ambiente

[8 maggio 2014]

Oggi è davvero un giorno triste per l’etica e la legalità della politica e degli affari: mentre i giornali sono pieni della vergognosa vicenda dell’ex ministro della giustizia Severino, che firmò i decreti salva – Ilva e che ieri era a palazzo Chigi per una riunione sull’Ilva come legale dei Riva, è arrivata la notizia dell’arresto dell’ex ministro Scajola per aver favorito la latitanza dell’ex parlamentare Pdl Amedeo Matacena, tecnicamente ancora latitante a Dubai dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma la ciliegina avvelenata su questa torta putrida è la notizia dei 7 arresti a Milano per presunti episodi di turbativa d’asta e corruzione legati a Expo, compresi Angelo Paris, direttore pianificazione acquisti della Expo 2015, e Primo Greganti, ex esponente del Pci coinvolto in Mani Pulite. Nelle carte dell’inchiesta compaiono anche Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Gianni Letta, che non risultano comunque indagati. Le intercettazioni in possesso degli inquirenti sarebbero clamorose e mostrerebbero un quadro di corruttela e impunità da far rimpiangere proprio “Mani pulite”.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, sottolinea: «Non passa giorno che il tema della legalità non emerga in tutte le sue declinazioni per l’Expo e le cifre da capogiro delle opere connesse: bisognerebbe essere molto ingenui per non darlo per scontato, e molto superficiali per pensare di velocizzare i cantieri semplicemente abbassando l’asticella dei controlli”. L’Italia è sotto i riflettori e non può permettersi di offrire al mondo l’immagine peggiore di un Paese in cui corruzione, malaffare e criminalità organizzata tengono in pugno l’economia e la società. Bene l’azione tempestiva della magistratura e delle forze di polizia, ma non allentiamo i controlli».

Secondo Legambiente, «Si sta verificando quello che ormai da tempo era previsto: una pessima programmazione dei progetti e delle opere che ha portato a ridosso dell’evento gran parte delle realizzazioni. E l’urgenza di concludere è il migliore contesto in cui far saltare controlli e verifiche di legalità».

Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, evidenzia che «Gli arresti odierni, dopo il turbine su Infrastrutture Lombarde, sono inquietanti perché confermano che la rete criminale e del malaffare ha canali di facile accesso anche al cuore della società Expo – Diciamo no a scorciatoie che fanno solo il gioco di corrotti e malavitosi, piuttosto si operi una selezione delle opere davvero necessarie all’evento, così da poter concentrare i controlli, rinviando al dopo Expo una riprogrammazione delle tante opere infrastrutturali connesse che stanno nel dossier Expo ma che all’evento non aggiungono nulla o quasi».

Intanto il Cigno Verde annuncia che nei prossimi giorni elaborerà la lista delle opere che non servono all’evento, tra le quali «Rientra senza dubbio l’infrastruttura più grande, controversa e costosa di tutte, ovvero l’autostrada Pedemontana».