Forte contributo dei lavoratori stranieri all’economia italiana

Immigrazione in Italia, l’invasione che non c’è: arrivi in fortissimo calo

I risultati del rapporto Censis-Ocse. Nel 2012 flessione del 25% rispetto al 2011 (331.083) e del 58% rispetto al 2010

[9 ottobre 2013]

Nel rapporto «International Migration Outlook» ogni anno l’Ocse fa  il quadro dei flussi di immigrazione ed emigrazione nei Paesi sviluppati. Il Censis, come corrispondente dell’Ocse per l’Italia, analizza, nel suo Rapporto nazionale, «Gli elementi costitutivi del fenomeno migratorio in Italia attraverso i dati relativi ai movimenti migratori, ai rifugiati, ai richiedenti asilo e alle condizioni di vita degli stranieri. La presentazione avviene in collaborazione con il Cnel e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione)». Un rapporto molto atteso dopo la tragedia di Lampedusa e che oggi il Censis ha presentato al Cnel a Roma. Col risultato che i dati diffusi possono essere sorprendenti per chi non segue i reali numeri sull’immigrazione e si fa condizionare dal sensazionalismo populista di qualche trasmissione televisiva o dalla propaganda xenofoba della Lega Nord e dei suoi alleati di governo e opposizione.

Il primo dato evidenziato dal Censis è che «Nel 2012 sono diminuiti i permessi di soggiorno rilasciati dall’Italia a cittadini non comunitari». Secondo i dati dell’ultimo bilancio demografico, gli stranieri legalmente residenti in Italia sono 4.387.721, cioè il 7,3% della popolazione, molto meno sia come numero che come percentuale di quelli residenti in Paesi che anche in queste ore accusiamo di avere politiche sull’immigrazione più dure delle nostre o di non aiutarci a risolvere il problema di una presunte invasione.  Il rapporto spiega che invece si tratta di un fenomeno in calo: «Se ogni anno, tra il 2008 e il 2010, il loro numero superava quota 500 mila, nel 2012 si sono fermati a 246.760, con una flessione del 25% rispetto al 2011 (331.083) e del 58% rispetto al 2010. La contrazione è da attribuire in massima parte alla forte diminuzione dei permessi rilasciati per motivi di lavoro. Il loro numero si è ridotto dell’81,4%, passando dagli oltre 359mila del 2010 ai 119.342 del 2011, e infine a 66.742. La flessione ha riguardato in massima parte i permessi per motivi di lavoro di durata medio-lunga: la contrazione per i permessi di soggiorno validi per più di un anno è superiore alle 166mila unità e la loro incidenza relativa si riduce dal 55% del 2010 al 46% del 2012».

Fortunatamente invece l’immigrazione di lungo periodo si stabilizza, come testimoniano i permessi più numerosi rilasciati per ricongiungimento familiare: sono «119.745, pari al 48,5% del totale (43% nel 2011; 30% nel 2010)». Ma la sorpresa è che non sono gli “invasori” magrebini o somali e eritrei (che in Italia sono spesso solo di passaggio) a beneficiarne, visto che il Paese che ha ottenuto più permessi di soggiorno nel 2012 è la Cina, con 25mila nuovi permessi, il 10,1% del totale. I restanti sono andati a cittadini provenienti: per il 20,5% dall’Asia meridionale (11.600 dall’India e 8.500 dal Bangladesh, 6.600 dallo Sri Lanka e 7.700 dal Pakistan); per il 15,4% dal Nord Africa (di cui 21mila a marocchini, 9.400 a egiziani e 6.000 a tunisini); per il 12,9% dall’area balcanica (dove la componente più rilevante è quella albanese, con 18.400 permessi di soggiorno); per l’11,2% dall’Europa orientale e dall’Asia centrale (di cui 8.700 dalla Moldavia e 8.500 dall’Ucraina); per l’11,2% dall’America Latina; per il 10,3% dall’Africa Sub-Sahariana.

Il Rapporto Censis-Ocse evidenzia comunque che «In coincidenza con l’inizio delle rivolte nei Paesi del Nord Africa, i flussi irregolari verso l’Italia sono cresciuti in maniera considerevole. Sono 62.692 le persone giunte nel corso del 2011, in massima parte provenendo da Libia e Tunisia e sbarcando nell’isola di Lampedusa. Nell’anno precedente lungo le coste italiane erano stati intercettati dalle autorità di frontiera soltanto 4.406 migranti. Dopo una flessione nel 2012 (15.570 persone), una nuova consistente ondata migratoria è in atto nel 2013. Nei primi otto mesi dell’anno si registrano già 21.241 migranti, di cui oltre la metà arrivati nei mesi di luglio e agosto. L’incidenza dei profughi siriani in Italia resta relativamente modesta. La maggior parte dei richiedenti asilo è originaria di Somalia, Eritrea, Nigeria, Pakistan e Afghanistan». In complesso, comunque, questi numeri evidenziano come i flussi irregolari siano una soltanto una frazione rispetto ai permessi di soggiorno rilasciati: nel 2012 i numeri sono infatti di 246.760 contro 15.570.

E’ anche vero che è stato l’ultimo decennio che ha fatto diventare l’Italia un Paese “quasi” multietnico, come lo sono ormai quelli di quasi tutta l’Europa Occidentale: «Il numero degli stranieri, negli ultimi 10 anni, é cresciuto in media dell’11% all’anno, con un incremento complessivo di quasi 3 milioni di persone». Dai dati emerge che «Quasi due terzi degli stranieri vivono nell’Italia settentrionale, soprattutto in Lombardia, dove si concentra il 23,4% dei migranti e l’incidenza della popolazione con cittadinanza non italiana raggiunge il 10,5%. Al contrario, nel Mezzogiorno la presenza di migranti resta su livelli modesti, con circa 615mila stranieri e un’incidenza inferiore al 3% della popolazione».

Resta da capire (ma lo si capisce fin troppo bene dalle condizioni di vita e lavoro dei migranti) perché, al di là del razzismo para-leghista del Nord, siano alcune località del Sud, che fanno fronte all’ondata migratoria via mare, a mostrare le maggiori sofferenze. È chiaro, come dimostrano i fatti di questi giorni, che lo Stato non ha dotato le regioni meridionali, a cominciare da Lampedusa, di strutture di accoglienza degne di un Paese civile.

Infine, una panoramica diversa. Nell’anno scolastico 2011/2012 gli alunni stranieri sono stati 755.939, l’8,4% degli studenti iscritti alle scuole italiane. Rispetto all’anno scolastico 201072011 l’incremento è stato di 45.767 unità, Più 6,4%. I 59.515 stranieri iscritti nelle facoltà universitarie italiane nell’anno accademico 2009/2010 rappresentano solo il 3,3% della popolazione universitaria complessiva (erano 56.100, il  3,1% del totale, nel 2009, ma solo  8.758 5  anni prima). Nell’anno accademico 2010/2011 i laureati di nazionalità non italiana sono stati 7.160, pari al 2,5% dei 289.130 studenti che hanno ultimato gli studi nel corso dell’anno.

Il Censis sottolinea il forte contributo che gli immigrati danno alla nostra economia in crisi: «In generale, nel 2012 è cresciuto fino al 13,8% (15,6% per le donne, 1,5 punti percentuali in più rispetto al 2011) il tasso di disoccupazione tra i lavoratori nati all’estero (11,6% nel 2011), anche se in valori assoluti il numero di occupati stranieri è salito, ”seppure a ritmi più contenuti rispetto al passato”: +2,9%, sfiorando i 3 milioni. A metà 2013 gli stranieri che svolgono un’attività imprenditoriale in Italia sono 399.093: +3,6%».

Il tasso di disoccupazione in Italia cresce pure tra i lavoratori nati all’estero anche se aumenta, in valori assoluti, il numero di occupati: «Gli stranieri rappresentano ormai il 13% dell’occupazione nazionale complessiva, con un’incidenza particolarmente elevata nel settore delle costruzioni (21,7%) e in agricoltura (15,9%). Per il 2013 le imprese italiane prevedevano di assumere con contratti non stagionali soltanto 42.960 lavoratori stranieri, il 29% in meno rispetto al 2012 e il 59% in meno rispetto al 2010».

Ci sono sempre più imprenditori stranieri: sono 399.093 i cittadini nati all’estero che svolgono un’attività  imprenditoriale in Italia alla metà  del 2013 (+3,6% rispetto al 2012). «Si tratta del 12,1% di tutti i titolari d’impresa, quota che raggiunge il 21% nel settore delle costruzioni, il 15,7% nel commercio e il 13,7% nelle attività manifatturiere».