In Francia la Gauche, per non fare la fine della sinistra italiana, punta su unità e economia ecologica

[17 luglio 2014]

In Francia sta circolando un appello intitolato “Gauche ne plus tarder”, nel quale 15 esponenti di Socialistes affligés, Europe Ecologie-Les Verts (Eelv), Parti communiste français (Pcf), Parti de Gauche (Pg), Ensemble!,  Front de gauche, Nouvelle Donne e dei movimenti sociali partono da una constatazione e da una domanda: «Lo choc che ha rappresentato il doppio schiaffo amministrativo alle ultime elezioni non finisce più di provocare reazioni preoccupate o anche spaventate. Lasceremo davvero la sinistra indebolirsi senza limiti fino a scomparire, come in Italia?».

L’appello, anche se fino ad ora non sta raccogliendo molte firme, ha però sollevato un forte dibattito nella sinistra esterna e scontenta del Parti Socialiste dopo la sua pubblicazione su Liberation,  e i promotori scrivono: «Pur necessarie che siano, queste reazioni hanno una debolezza, quella di essere disordinate e pertanto di non dare una prospettiva comune e credibile di resistenza e riconquista. La situazione che conosciamo ha certamente molteplici cause. E’ quindi normale che si cerchi di cernirle, il che suppone che le analisi si sviluppino, forse che si affianchino e si confrontino. Ma il ritmo dell’analisi non è quello dell’azione. O, piuttosto, non è pienamente produttivo se non viene preso in una dinamica politica che permette il raggruppamento invece che la cultura del proprio punto di vista. Ma il tempo stringe; il ritardo è così grande che ben presto verrà a mancare».

Per evitare la deriva in stile italiano della sinistra francese, l’appello ricorda che «esiste tra noi un punto di accordo fondamentale. La responsabilità principale del cedimento del sostegno alle diverse componenti della gauche e dell’ecologia politica, della crescita dell’astensione  e del rafforzamento dell’estrema destra, risiede nella politica Hollande-Valls. Nella sua forma, il rinnegamento delle promesse cella campagna elettorale è stato del tutto  totale e provocatorio, fino a sposare senza complessi lo stesso linguaggio e le formule dell’avversario liberale. E, sicuramente, le scelte successive di fondo  hanno indurito, mano a mano, la conversione completa alle politiche della finanza del Medef (Mouvement des entreprises de France, la Confindustria francese, ndt), imposte anche contro le mobilitazioni popolari che le contestano, che sono però particolarmente portatrici di futuro. La politica dell’austerità dà ovunque prova di essere il problema e non la soluzione».

Uno dei nodi, in Francia come in Italia, sia per il duo Hollande-Valls con il nucleare che per Renzi con il petrolio, sembra essere anche ambientale e energetico. I 15 esponenti della Gauche accusano il governo socialista di aver respinto «una reale e profonda transizione energetica, d’altronde immediatamente indispensabile e potenzialmente creatrice di una profusione di posti di lavoro non delocalizzabili». Poi c’è «l’abbandono della quasi totalità delle riforme sociali promesse, tra le quali l’emblematico diritto al voto per gli stranieri non comunitari. Tutto questo, infine, in una caricatura dei comportamenti antidemocratici di una  Quinta Repubblica manifestamente a corto di fiato».

Per la sinistra radicale e verde francese «Questa politica è alla radice delle nostre difficoltà, bisogna assolutamente rompere con lei. Bisogna che sia combattuta senza compromessi (e già dal rifiuto della rettifica del bilancio , così come, urgentemente, attraverso l’abbandono del Trattato transatlantico), seza di che non resterà più che fare la cronaca di una catastrofe inevitabile».

E’ questa rottura/rinascita della sinistra che chiedono i 15 esponenti della Gauche, ma sono consapevoli che «questi appelli sono condannati a predicare nel deserto se restano dispersi.  Non dobbiamo più limitarci ai rifiuti. Dobbiamo anche far vedere le possibili soluzioni. Non manchiamo di idee per enunciarle, a volte divergenti, è vero, me ben più spesso comuni su dei punti essenziali. Quel che manca è l’affermazione che vogliamo affrontarle insieme ed un quadro comune per discuterle. Noi, membri dei  Socialistes Affligés, d’Europe Ecologie-Les Verts, du Pcf, del Pg, d’Ensemble!, del Front de Gauche, di Nouvelle Donne, femministe, militanti del movimento sociale, chiediamo di agire in questo senso. Ci prendiamo le nostre responsabilità per  aiutare a fare in modo  che si alzi l’indispensabile grande movimento civile che darà corpo all’alternativa a sinistra. Noi non vogliamo sostituirla, ma piuttosto aiutarla a guarire. Non si può tardare nemmeno un minuto».

Se la frantumata (ma ancora forte) Gauche francese ha paura di fare la fine della fantasmatica sinistra italiana, che si vorrebbe erede del più grande Partito comunista dell’Occidente, bisogna anche dire che i problemi e le paure contenuti nell’appello sono molto simili a quelli che circolano nella rissosa sinistra italiana, forse con un di più di urgenza e consapevolezza e con un’amara disillusione che non fa loro subire  dal grigio Hollande quella che Niki Vendola ha chiamato la fascinazione renziana.

L’appello alla Gauche è stato firmato, tra i primi, da Clémentine Autain e Myriam Martin, portavoci diEnsemble!; Julien Bayou, consigliere regionale Eelv; Françoise Casteix, ex deputato europeo di Nouvelle Donne; Leila Chaibi e François Longérinas, dell’ufficio nazionale del Pg; Caroline de Haas, militante femminista; Isabelle Lorand, dell’esecutivo nazionale del Pcf; Elise Lowy, consigliera regionale e dell’ufficio esecutivi di Eelv; Philippe Marlière, politologo e co-fondatore dei Socialistes affligés; Francis Parny, vice-presidente del Consiglio regionale dell’IIle-de-France e dell’esecutivo nazionale Pcf; Jean-François Pélissier, consigliere regionale dell’Ile-de-France e portavoce di Ensemble!; Danielle Simonnet, consigliera di Parigi e segretaria nazionale del Pg; Marie-Christine Vergiat, deputata europea del  Front de gauche; Marie-Pierre Vieu, presidente del gruppo Front de gauche Midi Pyrénées.