La versione integrale dell’introduzione al workshop "Geologists of Europe in 3rd millennium"

In Italia geologi da tutta Europa (e dagli Usa), a due anni dal terremoto in Emilia

L'assemblea generale per rilanciare insieme il ruolo delle geoscienze

[29 maggio 2014]

Introdurre i lavori di questo workshop, che vede impegnate ben 22 delegazioni di geologi provenienti dalle associazioni nazionali del nostro vecchio continente e quella proveniente dagli Stati Uniti, nella mia città e nella più antica residenza reale d’Europa, dimora dei sovrani di Sicilia e sede imperiale con Federico II e Corrado IV, è per me un grande onore e motivo di forte emozione. Oggi in questo palazzo ha sede il Parlamento siciliano, il più antico dei sistemi parlamentari d’Europa, riunitosi qui per la prima volta nel 1130.

Come tutti gli altri incontri organizzati in precedenza, il workshop che si svolge annualmente in occasione dell’Assemblea generale della Federazione è l’occasione per un proficuo scambio di informazioni e di buone pratiche con i geologi provenienti da tanti Paesi, alcuni dei quali di grande tradizione nel campo ambientale, altri in quello delle materie prime ed altri ancora nel campo della salvaguardia e gestione delle riserve idriche e dello sfruttamento della geotermia.

In questo particolare periodo tutte le associazioni nazionali sono accomunate dalla necessità di fornire un contributo per dare slancio alle loro economie, in un sistema a moneta unica dove è impossibile che un Paese membro possa affrontare da solo le sfide economiche che il momento contingente impone.

Noi geologi siamo ben consapevoli che le economie locali e quelle globali intersecano e sono talora permeate dalle Geoscienze, che sono fondamento della struttura economica e sociale di un Paese moderno.

Per quanto possa sembrare complicato, la sfida che abbiamo di fronte, quella di riconciliare la crescita economica con i limiti posti dalla natura, è anche un’opportunità di ripensare il nostro modello economico e intraprendere la strada della crescita sostenibile e del benessere sociale.

Oggi in questo workshop sentiremo come il ruolo delle Geoscienze venga percepito in altre parti d’Europa e del mondo e come e quanto i geologi sappiano essere protagonisti nelle scelte dei loro Paesi e della UE. Sentiremo quanto siamo oggi capaci di indirizzare politiche di sviluppo che riflettano le considerazioni sui costi e sui benefici di ciò che facciamo con la natura e alla natura.

Siamo sicuri che le Scienze della Terra abbiano avuto un ruolo progressivamente più rilevante e oggi vengono percepite da fasce sempre più ampie di popolazione per la capacità di dare risposte in termini di istanze di sicurezza nei confronti dei rischi naturali, di resilienza del territorio, di gestione delle risorse, di sviluppo energetico, di valorizzazione del paesaggio e del patrimonio naturalistico, di tutela dei beni culturali e di tanto altro ancora.

Questo lo si deve soprattutto all’attività di una comunità, quella geologica, che tra ricerca, scienza e professione si impone e si afferma con straordinaria autorevolezza.

I geologi della Federazione europea sentono l’esigenza prevalentemente etica di affrontare una sfida estremamente importante, quella di individuare strategie per la crescita dell’economia delle nazioni, dando risposte ai cittadini ed alle loro istanze, ma anche alle aziende, che necessitano sempre più di personale altamente qualificato, ed ai lavoratori, soprattutto a quelli che sono in grado di assolvere ad esigenze di qualificazione.

Ciascuno di noi all’interno della propria associazione nazionale lo fa a favore del proprio Paese, con un approccio ai temi dello sviluppo che sono funzione delle esigenze specifiche di quella nazione e delle politiche che il Governo di quella nazione ritiene di percorrere.

In Italia la professione di geologo è regolamentata da una legge, la n. 112 del 3 febbraio 1963, e dopo 50 anni possiamo ritenere che si tratti di una professione affermata, seppure ancora non compiutamente, il cui esercizio richiede una peculiare e continua formazione culturale, scientifica e tecnica ed il cui valore etico risiede proprio nella centralità nei confronti della società.

Siamo una categoria giovane nel panorama delle altre professioni, molte delle quali sono nate persino prima della Costituzione italiana del 1947, per questo ancora poco radicata nel tessuto sociale del Paese, ma molto dinamica al punto tale da aver saputo progressivamente affermare quel ruolo di sussidiarietà che i nostri saperi ci consentono e ci impongono, svolgendo un ruolo che con orgoglio e responsabilità ci piace definire “sociale”.

Stiamo ancora consolidando la consapevolezza di questo ruolo, ma ne sentiamo sempre più la responsabilità.

Non possiamo però non rilevare che il nostro Paese abbia perso molta della sua capacità di competere con il resto del mondo per attrarre risorse, intelligenze e tecnologie. La competizione globale si gioca sempre di più sulla capacità di immaginare per tempo le necessità future, ma mentre alcune nazioni lo fanno da tempo, il nostro Paese, senza più rendite di posizione, stenta purtroppo a dotarsi persino di una prospettiva.

Mentre nel resto d’Europa e del mondo, per consentire lo sviluppo economico e sociale delle nazioni, si rilanciano i Servizi geologici, in Italia lo si relega ad un ruolo marginale rispetto alle scelte strategiche, gli si tagliano i finanziamenti, lasciandolo fanalino di coda dei servizi tecnici europei.

Eppure subito dopo l’Unità d’Italia, 150 anni orsono, il nostro Paese ritenne di dotarsi, al pari di altri Stati europei, di un Servizio Geologico, figlio di un illuminismo culturale che seguì la raggiunta unità e dell’impegno di un Ministro del Regno, Quintino Sella, illustre uomo di scienza e di governo.

Con la sede romana di quell’Istituto, inaugurata da Re Umberto I il 3 maggio 1885, si dotava l’Italia di una vetrina geologica comparabile a quella delle altre potenze europee e le collezioni che essa conteneva erano considerate un vanto della Nazione e portate nelle Esposizioni internazionali per rappresentare l’Italia.

Oggi invece, nonostante le prerogative culturali ed il potenziale contributo che le discipline geologiche possono fornire, la situazione della cultura geologica italiana è divenuta drammatica, soprattutto in funzione della non sostenibilità di molti corsi di laurea e degli stessi dipartimenti di Geoscienze. I finanziamenti per la ricerca di base sono quasi azzerati, la metà delle scuole di Dottorato dovranno chiudere e i docenti di Scienze della Terra, che nel 1998 erano circa 1250, si stanno riducendo drasticamente, con proiezioni al 2018 che indicano un calo sino a circa 900 unità. Per non parlare dei programmi scolastici in cui le Scienze della Terra sono in posizione sin troppo marginale. Ed ancora della situazione non meno grave in cui versano i servizi professionali, contratti da una crisi senza precedenti, non certo una crisi passeggera, che ha fatto diminuire la domanda di servizi oltre ogni immaginazione.

Una diminuzione della domanda che sta portando ad un numero preoccupante di cancellazioni dagli Albi di tanti iscritti, tra i quali i più giovani, su cui, al pari delle fasce più deboli della società, si riversano le maggiori difficoltà nel trovare uno spazio nel mondo del lavoro.

Avvertiamo la necessità un risorgimento culturale, che riconsegni all’Italia e agli italiani quelle prospettive di ricostruzione e di riorganizzazione scientifica, industriale ed infrastrutturale, per un Paese in cui frane, alluvioni, terremoti e crolli di edifici costituiscono vicende ordinarie, in cui il patrimonio naturalistico e geologico è assolutamente unico, in cui il calore della terra potrebbe essere in grado di sopperire alla intera domanda energetica, in cui non mancano immense risorse minerarie. Un Paese insomma in cui la domanda di saperi geologici non dovrebbe conoscere crisi.

Cari colleghi europei il nostro è uno Paese strano e contraddittorio, ma anche straordinario, che soffre di tutte queste criticità, ma che può vantare l’attività virtuosa di tanti enti ed istituzioni che, seppure soffocati dal momento di grande crisi economica e culturale, continuano caparbiamente a svolgere il loro ruolo di sussidiarietà e sono in grado di dare una mano concreta alla crescita ed allo sviluppo.

In questo momento gli enti di ricerca, le Università, un certo tipo di associazionismo e, permettetemi di aggiungere, anche un rinnovato sistema di ordini professionali, quello che ha ritenuto di doversi ammodernare e di lasciarsi definitivamente alle spalle il vecchio ruolo corporativo, tentano di mettersi a disposizione dell’interesse pubblico le proprie competenze ed i propri saperi.

Su questa parte di Paese virtuoso e reale poggiano le possibilità del risorgimento culturale al quale accennavo e soprattutto di futuro per il nostro sistema, che nelle Geoscienze può e deve trovare un elemento fondante. E se i primi a guardare al futuro sono i giovani, sono loro ad averlo capito per primi, se da tre anni assistiamo alla progressiva crescita di studenti che si iscrivono ai Corsi di Laurea in Scienze della Terra, raggiungendo numeri mai visti prima.

Questa intraprendenza e questa forza di reazione ci da fiducia e la speranza per andare avanti nella strada intrapresa, quella dell’impegno forte e convinto in Italia come in Europa, in seno al Consiglio Nazionale dei Geologi come alla Federazione europea.

Un impegno nell’ambito della Federazione europea che è recente, da quando questo Consiglio Nazionale poco più di tre anni fa ritenne di cambiare passo rispetto ad un passato di scarsa attenzione e persino di sufficienza nei confronti della Federazione e persino dei temi dell’Europa.

Non è un caso se a tutt’oggi in Italia siano solo una decina i professionisti in possesso del titolo di EuroGeologo. Erano solo un paio prima di questo impegno, ma siamo all’inizio di un lungo percorso culturale.

Abbiamo il compito di formare i professionisti a competere sui mercati dei servizi, facendo leva su quegli strumenti che fino a qualche anno fa erano un tabù all’interno della maggior parte degli studi professionali italiani. Penso alle strategie di marketing e agli strumenti di business intelligence per gestire il proprio studio; penso alle operazioni di finanza e ai temi dell’agenda digitale.

Il nostro impegno in seno alla Federazione europea è stato sostanziale sin dal primo momento ed è stato riconosciuto dall’Assemblea generale di Tenerife attraverso il ruolo attribuito nel board ad un nostro Consigliere, il Prof. Domenico Calcaterra, che da due anni ne è Segretario Generale.

Un impegno ed un ruolo che hanno consentito di acquisire recentemente lo status di National Licensed Body, che comporta l’autonomia nel rilascio del titolo di EuroGeologo, condizione finora riconosciuta solo a Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e Svizzera.

Quel titolo di Eurogeologo che consente ai geologi europei di manifestare quella mobilità che l’UE riconosce come pilastro per la realizzazione del mercato interno.

Alcuni sondaggi evidenziano che il 28% dei cittadini europei dichiara di voler lavorare in un altro Paese dell’UE, mentre per i giovani si arriva a circa il 50%, ma entrambi trovano un ostacolo nel sistema per il riconoscimento delle qualifiche professionali, attualmente lento e complicato.

La qualifica di EuroGeologo va oltre questo ostacolo, venendo incontro all’esigenza di disporre di un sistema di riconoscimento della qualifica professionale attraverso la qualifica di “Competent Person”, che supera persino la criticità dei Paesi in cui il titolo di studio non ha valore legale.

La Federazione europea è impegnata a facilitare il trasferimento di coloro che dispongono delle necessarie qualifiche verso i luoghi in cui si prospettano offerte di lavoro.

Il titolo di Eurogeologo è oggi riconosciuto in diversi Paesi europei (Regno Unito, Irlanda, Spagna, Portogallo, Paesi Scandinavi) ed extra-europei, tra i quali USA, Canada, Sud Africa, Australia, soprattutto nei settori minerario, estrattivo e delle grandi opere di Ingegneria Civile.

Con il titolo di Eurogeologo lavoriamo affinché i 30.000 geologi del continente possano realizzare, se lo vorranno, un loro progetto di futuro all’estero.

Da geologi e da convinti europeisti auspichiamo che il riconoscimento della qualifica professionale di geologo sia istituzionalmente esteso alla nostra categoria professionale. Lo andremo a chiedere ai nostri rappresentanti appena eletti in seno all’UE, ai quali chiederemo anche di dare voce e sostegno alle istanze dei geologi europei. Se questa possibilità di riconoscimento dipenderà, come sembra, sulla condizione che ciascuna professione abbia un motivo imperativo di interesse generale, allora quella dei geologi è una battaglia già vinta.

E’ sin troppo evidente che in questi anni i geologi siano stati capaci di porsi sotto prospettive diverse e talora del tutto nuove, ponendo come condizione per essi stessi e per la loro attività l’aggiornamento continuo e dunque la competenza professionale, individuando allo stesso tempo nella cultura e nell’impegno sociale le azioni strategiche da sviluppare per potere davvero credere ad un futuro comune.

Questo impegno si rinnova oggi proprio qui a Palermo, città posta al centro del Mediterraneo, che oggi si pone simbolicamente al centro della cultura europea attraverso le Geoscienze, con la consapevolezza che solo attorno al tavolo della cultura, senza pregiudizi o rivalità, si possa configurare un mondo migliore.

E’ la mission della Federazione europea, quella di lavorare tutti insieme verso obiettivi comuni e per quanto possibile condivisi, seppure provenienti da culture e sistemi professionali diversi; una mission che si declina sempre e soltanto a favore dello sviluppo delle nazioni e dei cittadini della comunità.

E’ il segno della nostra identità di geologi, un valore condiviso di cui andare fieri e su cui costruire il nostro futuro, come classe professionale ma anche come singole persone.

di Gian Vito Graziano, presidente nazionale dei Geologi