Legambiente: «Grandi opere a rischio per procedure poco trasparenti e corruzione pervasiva»

Infiltrazione della Ndrangheta negli appalti Tav. Le grandi opere calamita per la corruzione

[1 luglio 2014]

Ormai è uno stillicidio e nessuna grande opera è immune: oggi è arrivata la notizia degli arresti avvenuti in Piemonte nell’ambito di una inchiesta riguardante gli appalti per il Tav Torino-Lione in Valle di Susa, per associazione mafiosa, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti. La cosca del crotonese “Greco” di San Mauro Marchesato voleva estendere la sua presenza in Piemonte infiltrandosi nei lavori di scavo dell’Alta Velocità, in Val di Susa.

I procuratori aggiunti Sandro Ausiello e Alberto Perduca, illustrando i risultati dell’operazione, hanno detto che «Merita di essere rimarcata la dimensione internazionale delle indagini, mettendo insieme accertamenti sulle persone e sulle cose, grazie anche alla collaborazione dell’autorità elvetica» E il generale dei carabinieri Mario Parente ha sottolineato che «Questa inchiesta dimostra la propensione della criminalità organizzata ad agire in “franchising”, replicando anche al nord modelli criminali, come occupazione del territorio, intimidazioni, minacce, tipici delle zone di origine».

Secondo il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «L’inchiesta di oggi è solo l’ennesima conferma che i cantieri, in particolare quelli delle grandi opere, sono a forte rischio di infiltrazione delle mafie. Le stesse procedure – poco trasparenti e facilmente aggirabili – di gestione degli appalti e, soprattutto dei sub appalti, facilita il loro inserimento, grazie principalmente a un sistema di corruzione diventato troppo pervasivo. In questo caso, poi, ci troviamo di fronte ad una situazione di grave illegalità per la realizzazione di un’opera non indispensabile, che non rappresenta una priorità per il Paese né rispetto agli investimenti nel sistema trasportistico nazionale per le merci, che ormai vanno più da sud a nord che da ovest a est, né perché non vi è nessun segnale che si voglia cambiare l’impianto del sistema, spostando le merci dalla gomma al ferro. Controllare i cantieri significa poter controllare anche la gestione illecita di enormi quantitativi di rifiuti, moltiplicando i guadagni e i disastri. E ciò avviene puntualmente su tutto il territorio nazionale, senza alcuna eccezione. Basta leggere le pagine del nostro ultimo rapporto ecomafia, dove abbiamo registrato anche l’ingresso in questi due settori di altri 19 clan. Liberare l’Italia dalle mafie e dalla corruzione è la vera precondizione per poter parlare di futuro sostenibile nel nostro paese».

Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ha detto: «Ci appelliamo al nuovo presidente Sergio Chiamparino e alla sua Giunta  affinché sia sempre più alta l’attenzione sul rischio infiltrazioni mafiose e illeciti legati alle infrastrutture, in particolar modo alle grandi opere attorno a cui circolano grosse quantità di denaro. Anche alla luce dei fatti odierni occorre inoltre far luce sugli attentati ad alcune ditte impegnate nella realizzazione dell’alta velocità Torino Lione avvenuti nei mesi scorsi. Atti gravi mai rivendicati da nessun soggetto e in alcuni casi utilizzati strumentalmente da qualcuno per screditare il movimento No Tav; ci auguriamo che quest’inchiesta sia l’occasione per porre luce sulle tante ombre che aleggiano in Val Susa».