Influenza aviaria, ora è l’Europa nel mirino

Fao: Finora nessuna persona infetta, ma è collegata al virus H5N1 che ne ha uccise 400

[25 novembre 2014]

Una nuova forma di influenza aviaria rilevata in Europa, simile alle forme che sono state riportate in Asia nel 2014, costituisce una minaccia significativa per il settore avicolo, specialmente nei paesi poveri di risorse situati lungo le rotte migratorie degli uccelli selvatici sul Mar Nero e l’Atlantico Orientale, hanno avvertito oggi la FAO e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE).

Germania, Paesi Bassi e Regno Unito hanno confermato il rinvenimento della nuova forma del virus dell’influenza aviaria H5N8 in allevamenti di pollame mentre le autorità tedesche hanno identificato il virus anche in uccelli selvatici.

All’inizio dell’anno, la Repubblica Popolare Cinese, il Giappone e la Repubblica di Corea hanno riportato focolai di H5N8 in pollame ed in alcuni casi anche tra uccelli migratori e acquatici. Il fatto che, in un lasso di tempo molto breve, il virus sia stato rilevato in tre paesi europei sia in uccelli selvatici che in tre sistemi di allevamento di pollame molto diversi tra loro, suggerisce che gli uccelli selvatici possano aver svolto un ruolo decisivo nella diffusione del virus, hanno dichiarato gli esperti della FAO e dell’OIE.

L’H5N8 non è stato riportato fin’ora aver infettato persone. Tuttavia, è altamente patogeno per il pollame d’allevamento domestico, provocando un alto tasso di mortalità tra i polli e i tacchini. Il virus può anche infettare uccelli selvatici, che mostrano pochi segni di malattia. E’ risaputo, da altri virus dell’influenza, che gli uccelli selvatici possono trasportare il virus anche a lunghe distanze.

Nel caso in cui sistemi avicoli con scarse condizioni di bio-sicurezza dovessero venire infettati in paesi con una limitata prontezza di risposta veterinaria, il virus potrebbe diffondersi attraverso le fattorie con effetti devastanti, tanto su mezzi di sostentamento vulnerabili quanto sull’economia ed il commercio nazionali. Il miglior modo per i paesi di salvaguardarsi è quello di stimolare una migliore bio-sicurezza e di mantenere dei sistemi di sorveglianza che rilevino in anticipo le epidemie e permettano ai servizi veterinari di rispondere con rapidità.

Questa nuova forma del virus rammenta al mondo la cruda evidenza che i virus dell’influenza aviaria continuano ad evolversi e a manifestarsi, con potenziali minacce per la salute pubblica, la sicurezza alimentare e la nutrizione, i mezzi di sostentamento degli allevatori di pollame vulnerabili, nonché il commercio e le economie nazionali. Pertanto si raccomanda fortemente un serio stato allerta, come al tempo stesso di sostenere e finanziare sforzi graduali di sorveglianza.

In particolare, per proteggere i mezzi di sostentamento e il commercio legati al pollame, la FAO e l’OIE raccomandano i paesi a rischio di:

  • aumentare gli sforzi di monitoraggio per il rilevamento preventivo dell’H5N8 e di altri virus influenzali;
  • mantenere e rafforzare ulteriormente una rapida capacità di risposta dei servizi veterinari;
  • rafforzare le misure di bio-sicurezza, con una particolare enfasi sulla riduzione dei contatti tra pollame d’allevamento ed uccelli selvatici;
  • aumentare la consapevolezza dei cacciatori e di altri individui che potrebbero entrare in contatto con gli uccelli selvatici, affinché possano fornire informazioni preventive sui casi di uccelli malati o morti.

La nuova forma di influenza aviaria non ha implicato casi umani, ma è collegata al virus H5N1, che si è propagato dall’Asia all’Europa e all’Africa nel 2005-2006. L’epidemia di H5N1, nella quale sono stati coinvolti anche uccelli selvatici, ha causato ad oggi la morte di quasi 400 persone e di centinaia di milioni di capi di pollame. Si raccomandano pertanto interventi precauzionali a livello animale.

di Fao