Innovazione: la Commissione europea lancia un nuovo indicatore R&S

Italia 14esima, sotto la media Ue. Nel 2011 l’Ue ha raggiunto gli Usa, Giappone primo

[13 settembre 2013]

La strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva si basa su 5 indicatori principali, uno dei quali consiste nel migliorare le condizioni della ricerca e dello sviluppo (R&S), per portare il livello degli investimenti pubblici e privati a favore di R&S al 3% del Pil.

Per integrare l’indicatore dell’intensità di R&S, il Consiglio europeo ha incaricato la Commissione di sviluppare un unico indicatore di innovazione. Con la comunicazione “Misurare i risultati dell’innovazione in Europa: verso un nuovo indicatore”, la Commissione europea propone questo nuovo indice che riporta differenze notevoli nei risultati dell’innovazione tra gli Stati membri dell’Ue (con la media dell’UE fissata a 100 nel 2010).

Ne viene fuori che  la Svezia, la Germania, l’Irlanda e il Lussemburgo sono gli Stati membri dell’Ue che sfruttano al meglio l’innovazione. L’Italia è 14esima, poco sopra i 90 punti, ben sotto la media Ue 2011 (più di 100 punti) e addirittura dopo Paesi dell’ex Patto di Varsavia come Ungheria e Slovenia e tallonata da Cipro e la Repubblica Ceca. La Svezia sfiora i 130 punti, l’ultima è la Bulgaria con poco più di 60, la metà del tasso di innovazione delle prime della classe.

I Paesi  che registrano i risultati migliori lo devono ad alcuni fattori: un’economia con molti settori a elevata intensità di ricerca, aziende innovative in rapida crescita, un numero elevato di brevetti e competitività delle esportazioni.

La nota della Commissione che accompagna la presentazione dell’indicatore spiega che «la novità dell’indicatore proposto è che si concentra sui risultati dell’innovazione ed è quindi complementare al quadro di valutazione dell’Unione per l’innovazione (Ius) e all’indice sintetico dell’innovazione (Sii) elaborati dalla Commissione. Questi strumenti valutano in modo più approfondito i risultati in termini di innovazione degli Stati membri e dell’Ue sulla base di un ampio ventaglio di 24 indicatori di innovazione, che comprendono fattori di sviluppo, attività delle imprese e risultati.

Lo spettro dei risultati dell’innovazione è vasto ed essi differiscono da un settore all’altro. L’indicatore proposto si basa su 4 componenti selezionati in base alla loro pertinenza rispetto alle politiche:

Innovazione tecnologica misurata per mezzo del numero di brevetti;

Occupazione in attività ad alta intensità di conoscenza, in percentuale rispetto all’occupazione totale;

Competitività dei beni e dei servizi a elevata intensità di conoscenza, basata sul contributo della bilancia commerciale dei prodotti ad alta e media tecnologia al totale della bilancia commerciale e sulla quota rappresentata dall’esportazione di servizi ad alta intensità di conoscenza rispetto al totale dei servizi esportati;

Occupazione nelle imprese in rapida crescita in settori innovativi.

La Commissione Ue spiega che «l’indicatore dei risultati dell’innovazione calcola la misura in cui le idee provenienti da settori innovativi riescono a raggiungere il mercato e creano migliori posti di lavoro in un’Europa più competitiva». Nella stessa si sottolinea che «l’indicatore è stato sviluppato su richiesta dei leader dell’Ue per confrontare le strategie nazionali in materia di innovazione ed evidenzia il permanere di differenze significative tra i paesi dell’Ue. Nel contesto internazionale l’Ue nel suo insieme registra buoni risultati, sebbene non riesca a tenere il passo con alcune delle economie più innovative del mondo».

Il confronto con alcuni Paesi extra-Ue dimostra che l’Unione europea complessivamente ottiene buoni risultati. Il Giappone, che si avvicina ai 140 punti, e la Svizzera (120 punti, ma dietro i primi 4 Paesi dell’Ue)  registrano chiaramente le prestazioni migliori, ma per quanto riguarda i risultati dell’innovazione l’Ue nel 2011 ha raggiunto gli Usa ed è davanti a Islanda, Norvegia, mentre la rampante Turchia viaggia a tassi di innovazione da ultima della classe dell’Ue.

Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Ue per la ricerca, l’innovazione e la scienza, ha concluso: «L’Unione europea deve riuscire a trasformare un numero maggiore di idee in prodotti e servizi di successo per essere leader nell’economia globale. Dobbiamo anche colmare un preoccupante “divario di innovazione”. L’indicatore proposto ci aiuterà a misurare i progressi registrati e a individuare i settori in cui occorre intervenire».