greenreport.it di nuovo al fianco degli Instabili Vaganti: ecco la terza puntata del diario

Instabili in Iran, giù il sipario tra inconvenienti di percorso e imprevisti creativi [FOTO E VIDEO]

[10 marzo 2014]

La nostra esperienza di Instabili Vaganti in Iran sta per terminare, tra poco andremo in scena con le ultime due repliche dello spettacolo Ausencia – Sola nella moltitudine.

Sono trascorsi solo pochi giorni ma a noi sembra di essere a Teheran ormai da molto tempo. Qui abbiamo incontrato amici, studenti, alte istituzioni passando dal teatro ai mercati gremiti di gente, qui abbiamo presentato il nostro lavoro artistico con molto successo per cui speriamo di poter concludere al meglio questa nostra esperienza.

Finalmente in scena, aspetto il pubblico che entra numeroso e così come la sera prima vedo aggiungersi numerosi posti in più, cuscini che passano dappertutto. E’ emozionante essere lì ad aspettare questo flusso di gente che sembra non finire mai. Si spengono le luci…cominciamo!

Tutto procede magnificamente, il pubblico mi segue con attenzione, le immagini e le parole cominciano ad assumere altri significati, si caricano dell’esperienza che stiamo vivendo. Dopo i commenti e le interviste della prima sera mi accorgo come piccoli gesti possano essere qui, in questo contesto estremamente significativi. Il mio essere donna acquisisce un senso enorme, trascurato forse in Italia e un po’ sottovalutato. Una donna che ha scritto, diretto e interpretato una performance di teatro sperimentale in cui parla delle sue emozioni, del suo senso di solitudine, della volontà di essere presente, ricordata, apprezzata, assume in quel momento per me un valore enorme. Io che di questa cultura conosco ancora molto poco e che come donna posso capire solo in parte e  momentaneamente la condizione femminile presente in questo paese. Io che non sopporto di tenere il velo in testa tutto il giorno, soprattutto a pranzo e cena, che non concepisco il fatto di non poter toccare un uomo, salutare in pubblico un amico, mi trovo qui in scena ad essere diversa, a vedermi con occhi diversi. Mentre continuo il mio processo all’interno della performance sento improvvisamente la cerniera del mio vestito rompersi. Dopo tutte le censure e le richieste di coprire anche un piccolo triangolo scoperto all’attaccatura del collo, quasi mi sento paralizzata. Perché deve succedermi proprio qui e adesso? Fortunatamente sono completamente coperta sotto il vestito da un body nero. Così mi tranquillizzo e vado avanti. Incidente superato senza molti problemi. Applausi finali calorosissimi. Nessuno si è accorto di nulla.

Corro a prepararmi per la replica successiva, per fortuna ho un altro abito con me che posso utilizzare. Di nuovo in scena, dopo un’ora di pausa. Di nuovo pronta per partire, il pubblico ripete il rituale precedente e proprio quando ha preso posto in sala e stiamo per cominciare, l’intero teatro cala nel buio di un improvviso black out generale. Panico, soprattutto dal momento che la nostre performance è basata sull’interazione tra l’azione fisica e vocale dell’attrice e le video-proiezioni di disegni eseguiti dal vivo e animati al momento. Ovviamente senza corrente elettrica non è possibile eseguirle. Fortunatamente si tratta di pochi secondi poi nella sala viene ridata corrente e la situazione sembra tornare alla normalità. Risistemiamo la parte tecnica, il video proiettore, i microfoni, le luci…un piccolo check e finalmente partiamo. Lo spettacolo comincia, l’ultima replica, quella finale attraverso la quale saluteremo il pubblico di Teheran che ci ha accolto in modo splendido e per il quale siamo voluti tornare in Iran per il secondo anno di seguito. Siamo al momento finale, un’azione vocale intensa basata sulla ripetizione del testo: “Sono sola, tra la folla, sono sola….”. Buio! Non quello che segna la fine di ogni spettacolo, ma un secondo black out al quale segue l’accensione di una luce d’emergenza, l’esplosione della lampada del video proiettore e il silenzio della musica. … E’ un momento quasi apocalittico che ha dell’incredibile, soprattutto in un festival internazionale di queste dimensioni e in un teatro stabile della città. Eppure qui i black out, forse per l’abuso delle risorse energetiche, sembrano essere all’ordine del giorno, tecnici in cabina e pubblico in sala non fanno una piega, neanche un piccolo sussulto.

Io vado avanti con la mia azione sapendo che dovrò affrontare la scena conclusiva senza l’ausilio delle video proiezioni. Il pubblico continua a seguirmi con molta attenzione, è immerso nel processo della performance, è con me. E’ in momenti come questi che l’esperienza maturata nei vari paesi del mondo in cui abbiamo presentato i nostri spettacoli, superando mille difficoltà, viene in mio aiuto. Resto fredda, mi alzo dalla sedia e sulle note di The sound of silence, improvviso l’ultima scena cercando il contatto con il pubblico, quel pubblico che con la sua attenzione mi sta permettendo di investire tutta la mia concentrazione e energia nella creazione sul momento di una nuova azione finale. Offro la mia mano a chi è seduto in prima fila per salire sul palco e riempire la scena ormai vuota per assenza di proiezioni, nell’altra mano ho una torcia che illumina il percorso. Rivolgo la mia attenzione prima alle donne che accettano volentieri poi qualche uomo che le segue, altri tirano indietro la mano titubanti (non possono dare la mano ad una donna in pubblico) e così pian piano molti di loro salgono sul palco per questo finale ad hoc, questo unicum, causato, o meglio creato da un guasto tecnico in teatro. L’unica luce rimasta attiva viene alzata al massimo illuminando dal retro i corpi degli spettatori in fila sul palco e proiettando le loro sagome su tutta la scena fino alle prime file degli spettatori. Credo che questo imprevisto sia stata la cosa più intensa ed emozionante, il pubblico è diventato parte integrante dello spettacolo, si è sentito coinvolto ed è stato pronto a sostenermi. Tutti scoppiano in un fragoroso applauso di complicità. Solo ora realizzano quello che è realmente accaduto e si sentono parte di una performance accaduta hic et nunc e a loro dedicata. Si alzano in piedi e mi regalano l’applauso più lungo di tutte le repliche.

Anche questa sera il tutto termina con qualche intervista. Ci colpisce soprattutto quella di una ragazza che è molto interessata a capire cosa noi facciamo in Italia e come funzionano le compagnie indipendenti. Lei gestisce un Festival, il primo, l’unico festival indipendente di Teheran. E’ bellissimo capire come le cose in questo paese stanno cambiando in fretta e speriamo davvero che lei riesca a realizzare questo progetto e a rendere il festival internazionale. Se questo accadrà torneremo presto in Iran per portare magari il nostro nuovo lavoro: Gender Profile. Uno spettacolo sulle differenze di genere che stiamo realizzando elaborando i risultati di una ricerca sulle differenze di genere realizzato dal dipartimento di sociologia dell’Università Bicocca di Milano.

Spettacolo che debutterà il 20 marzo 2014 a Milano e che potrebbe davvero essere oggetto di dibattiti e riflessioni in un paese come l’Iran .

Anna Dora Dorno

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