A Oaxaca parte della popolazione vive ancora senza energia elettrica e in condizioni di malnutrizione

Instabili Vaganti in Messico, dopo le nuvole un incontro speciale

Ma dopo Città del Messico è qui che la compagnia torna a "respirare"

[14 novembre 2013]

Seconda puntata del viaggio in Messico dei nostri amici Instabili Vaganti

Dopo una prima intensa settimana a Città del Messico utilizziamo l’unico giorno di riposo tra un workshop e l’altro per affrontare il viaggio che ci porterà a Oaxaca, capitale dell’omonimo stato, il più povero del Messico, dove parte della popolazione vive ancora in piccoli villaggi sulle montagne senza energia elettrica e in condizioni di malnutrizione. Il volo dura solo 40 minuti, il tempo di decollare e atterrare, eppure sembra di arrivare in un altro paese. Ci accoglie un clima umido e caldo e grazie all’aria pulita e ad un altitudine accettabile (1.550 metri s.l.m contro gli oltre 2.200 di Città del Messico) ricominciamo a respirare. Quando arriviamo al centro di gestione scenica Tierra Independiente, troviamo un luogo meraviglioso. Una casa in stile coloniale con un bellissimo giardino, all’interno del quale è stato costruito un teatro all’aperto. E’ qui che la compagnia di danza Tierra independiente si è trasferita da circa 8 mesi con il progetto di creare un centro per le arti alla periferia di Oaxaca, città con meno di 300.000 abitanti, dove convivono 16 etnie differenti, e sono presenti molti ensemble folklorici di danze e canti tradizionali. Un territorio ricco di arte con le sue innumerevoli gallerie e atelier di artisti, ma povera di teatri e dove manca un tessuto culturale contemporaneo legato alle arti performative.

I direttori di Tierra Independiente, Helmar e Paulina Alvarez ci raccontano che hanno deciso di lasciare Città del Messico, di fuggire dai ritmi ossessivi e frustranti dettati dallamegalopoli congestionata da compagnie e teatri ed iniziare questaavventura qui a Oaxaca, dove sono nati e cresciuti, un ambiente più amisura di uomo che lascia spazio al pensiero e alla creazione artistica, un territorio dove partire da zero per costruire un luogo, una compagnia con attori e danzatori locali,  un pubblico attento ai linguaggi del contemporaneo. Grazie ai loro sforzi e all’aiuto di nuovi collaboratori incontrati a Oaxaca, Paulina e Helmar hanno trasformato la loro casa in una residenza per artisti, il garage in un palcoscenico che si affaccia su un giardino che ha tutto il sapore dell’esotico, ritrovando quell’armonia con l’ambiente naturale che li circonda.

Una sfida che come Instabili Vaganti ci sentiamo di affrontare insieme a loro, non solo nella settimana dedicataal nostro workshop, maanche con progetti futuri, valutando la possibilità di una co-produzione con tappe di lavoro insieme in Italia e in Messico al fine di creare uno spettacolo che potrà circuitare in Messico come in Europa. Anche se operiamo in due paesi molto distanti e diversi tra loro scopriamo molti punti in comune che saranno la base della nostra collaborazione. E’ sempre piacevole la sensazione di non sentirsi soli in quello che si fa e ci troviamo subito in sintonia con i colleghi di Tierra Independiente, che dal mattino alla seraalternano seminari, classi di danza, classi di circo per i bambini, lezioni di yoga, cercando di coinvolgere uno a uno gli abitanti della piccola coloniaalle porte di Oaxaca e di avvicinare la gente locale alla danza e il teatro.

Scherzando con loro li definiamo come i nostri alter ego messicani, dato che anche noi abbiamo creato col tempo e afatica il nostro LIV in Italia, un centro per la ricerca e laformazione nelle arti performative alla periferia di una città, dove ci sono solo campi da calcio ed edifici di edilizia residenziale pubblica.

Pieni di entusiasmo e felici di questo incontro iniziamo il nostro workshop Il corpo organico, che avrà una durata di 5 giorni. I partecipanti provengono da differenti ambiti e si crea subito un gruppo molto interessante. La maggior parte di loro sono danzatori ma prendono parte al workshop anche un cantante lirico, un attrice argentina e una bambina di 8 anni. Una partecipante viene da Tampico, una città nel nord del paese ed è giunta fino a Oaxaca per partecipare al nostro workshop dato che sono rare le possibilità di studiare con maestri internazionali di alto livello e che grazie ai nostri precedenti progetti in Messico, è venuta a conoscenza della nostra compagnia e del nostro modo di lavorare.

La varietà del gruppo rende il lavoro molto interessante sin dal primo giorno e porta la ricerca verso il rapporto tra danza e teatro, tra movimento e azione fisica esplorando differenze e principi comuni.

Per i danzatori è una novità interessante e al tempo stesso una grande difficoltà lavorare con la parola e il testo, per gli attori e il cantante risulta più ostico liberare il corpo dalle sue resistenze e riscoprire un fluire organico dell’azione scenica. Il gruppo si appassiona immediatamente al lavoro e sono molte le domande e le occasioni in cui spieghiamo i principi del nostro modo di fare teatro partendo dall’attore e dalla totalità delle sue potenzialità espressive. La cosa che più ci sorprende è l’attenzione e la concentrazione nel lavoro della giovanissima partecipante che ottiene risultati incredibili e a volte lascia noi e il gruppo a bocca aperta quando le chiediamo di mostrare le sue azioni in scena. I giorni a Oaxaca volano, tra le ore di lavoro con il gruppo e le nostre full immersion nella coloratissima cultura locale, messa ancora più in rilievo dall’avvicinarsi del Dia de muertos, una festività particolarmente sentita nello stato di Oaxaca, ancora radicato alle sue tradizioni. Oaxaca è un posto magico dove viene voglia di fermarsi. Qui ritroviamo quel ritmo di vita naturale e la Megalopoli che ci attende ci sembra così distante. Ma come sempre accade, abbiamo appena il tempo di assaggiare la vita Oaxaqueñà, prima che la nostra instabilità vagante ci riporti nel cuore pulsante del paese, la megalopoli che copre in superficie 3 stati, le porte del bus si chiudono lasciando alle spalle i colori e i profumi di Oaxaca. Inizia il viaggio di ritorno a Città del Messico.

Instabili Vaganti per greenreport.it