Investimenti socialmente responsabili e fondi etici, l’Italia rimane indietro

In Europa nel mercato retail valgono 108 miliardi di euro, il Bel Paese regge solo il 2%

[19 marzo 2014]

Quello degli investimenti socialmente responsabili (Sri) è un segmento del risparmio gestito che negli ultimi 15 anni ha conosciuto una forte espansione sia in termini patrimoniali sia per quota di mercato, imponendosi all’attenzione degli investitori istituzionali specialmente in Europa. Secondo un’indagine condotta nel 2012 da Eurosif, infatti, nel Vecchio Continente ormai gli investitori istituzionali pesano per il 94% nei fondi etici. Ma qual è il ruolo economico che questa “finanza etica” può effettivamente esercitare? Lo studio Gli investimenti etici dei fondi pensione, frutto di una ricerca svolta da un team di lavoro coordinato dal Claudio Cacciamani, ordinario presso la facoltà di Economia dell’università degli Studi di Parma, cerca di dare una risposta a questa non trascurabile domanda.

I risultati dello studio sono stati presentati all’interno della commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, e durante il convegno promosso da Assoprevidenza e Renovo SpA sono emerse cifre interessanti.

Una stima elaborata da Vigeo in collaborazione con Morningstar quantifica l’attuale patrimonio gestito in Europa dai fondi socialmente responsabili nel solo mercato retail in 108 miliardi di Euro, con un +14% rispetto al 2012. Malgrado il crescente interesse da parte degli investitori pensionistici e previdenziali e delle fondazioni bancarie, il nostro Paese sconta però ritardi, impacci di varia natura, che lo portano a rappresentare circa il 2% del mercato europeo dei fondi socialmente responsabili; ben lontano, ad esempio, dal 35% della Francia o dal 17% del Regno Unito (fonte: Vimeo “Green, Social and Ethical Founds in Europe”).

«Stiamo vivendo – ha commentato Stefano Arvati, presidente di Renovo S.p.A – un momento storico caratterizzato dal sovrapporsi di due crisi drammatiche: una economica e una ambientale, aggravate nello specifico del nostro Paese dalle contingenti difficoltà per l’azione di governo di dare continuità e prospettive di ampio respiro alle politiche in campo industriale, energetico e ambientale. In questo senso, la crescita dei fondi etici può svolgere un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista finanziario, fornendo agli investitori istituzionali una sponda sicura in termini di remunerazione del capitale investito e di profilo di rischio coerente con i loro obiettivi di gestione, ma anche ricoprendo un ruolo vicario rispetto alla politica e al sistema bancario, garantendo la realizzazione di progetti a medio-lungo termine di sviluppo sostenibile volti a rilanciare il nostro Paese valorizzandole le potenzialità ancora inespresse».

Qualcosa, però, in Italia già si muove. Il fondo immobiliare multi comparto Greenstar, ad esempio, che si avvale di numerosi partner qualificati (tra i quali Legambiente, oltre a Cnr, università della Tuscia, politecnico di Milano, università Bocconi), e si pone l’obiettivo di creare un modello sostenibile e replicabile di sviluppo orientato alla valorizzazione di terreni agricoli e/o forestali sottoutilizzati e/o abbandonati (Comparto terreni), affiancato dalla produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili provenienti dalla valorizzazione di sottoprodotti e scarti della filiera agroalimentare e agro-forestale attraverso network di piccoli impianti di cogenerazione (Comparto bioenergia).