Islam ecologista: «Il cambiamento climatico rappresenta terribile minaccia»

Studiosi islamici stanno lavorando ad una dichiarazione contro l’egoismo climatico

[16 luglio 2015]

eco islam

Dopo l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco  una dichiarazione di alte personalità islamiche si andrà ad aggiungere alla crescente opera di pressione morale che i leader religiosi stanno esercitando sui gioverni dei Paesi ricchi perché ridicano la loro impronta climatica.

Infatti, un gruppo di studiosi islamici ha detto che «Gli esseri umani possono causare la fine della vita sul pianeta e i Paesi di tutto il mondo, in particolare quelli ricchi, devono assumersi le loro responsabilità».

Secondo questi eminenti leader spirituali islamici il cambiamento climatico è indotto dall’uomo «Siccome siamo intrecciati nella trama del mondo naturale,  i suoi doni sono da assaporare,  ma abbiamo abusato di questi doni fino al punto che il cambiamento climatico incombe  su di noi».

Le opinioni degli studiosi, tra le più nette mai espresse sul cambiamento climatico all’interno della comunità musulmana, sono contenute in una bozza di dichiarazione sui cambiamenti climatici la cui versione definitiva verrà resa ufficialmente nota ad un grande simposio islamico che si terrà ad Istanbul, in Turchia, a metà agosto.

Secondo quanto scrive Kieran Cooke su Climate News Network, la dichiarazione afferma che «Allah ha creato il mondo in  Mizan (in equilibrio), ma attraverso la fasad (la corruzione), gli esseri umani hanno causato il cambiamento climatico, insieme ad una serie di effetti negativi per l’ambiente, che comprendono la deforestazione, la distruzione della biodiversità e l’inquinamento degli oceani e dei sistemi idrici».

La bozza di dichiarazione è stata redatta dall’Islamic Foundation for Ecology and Environmental Sciences (IFEES) una Ong musulmana britannica che si occupa di tutela dell’ambiente e gestione delle risorse naturali e  rispecchia molti dei temi contenuti nella recente enciclica di Papa Francesco. Però la dichiarazione islamica rafforza la critica ai Paesi più ricchi e potenti del  mondo, che «Con il loro egoismo hanno ritardato l’attuazione di un accordo organico sui cambiamenti climatici. Prendiamo atto con grande preoccupazione della riluttanza a condividere l’onere che hanno imposto al resto della comunità umana per la loro dissolutezza».

Alla stesura del documento partecipano anche Islamic Relief Worldwide,  Climate Action Network International e GreenFaith e Cooke sottolinea che «È interessante notare che il progetto di dichiarazione – al quale stanno ancora lavorando diversi studiosi musulmani di tutto il mondo – afferma che, in particolare, i Paesi produttori di petrolio ricchi devono “riorientare le loro preoccupazioni dal profitto per l’ambiente e per i poveri del mondo”. L’Arabia Saudita, dove si trova la Mecca, è uno dei Paesi produttori di petrolio più importanti del mondo».

Secondo i leader religiosi musulmani c’è bisogno di un nuovo modello di crescita economica che riconosca che pianeta sono limitate. Inoltre le multinazionali e le grandi imprese vengono inviate a prendersi le loro  responsabilità sociali e non sfruttare le scarse risorse nei Paesi poveri e che «Le imprese dovrebbero assumere un ruolo più attivo nel ridurre la loro impronta di carbonio».

La dichiarazione, che cita ampiamente il Corano come base delle sue argomentazioni, invita i musulmani di tutto il mondo, a seconda delle responsabilità che hanno,  a cercare di svolgere un ruolo nella lotta ai cambiamenti climatici  e che anche i gruppi di fedeli e religiosi dovrebbero unirsi nella realizzazione degli obiettivi  indicati dagli studiosi islamici «Per competere insieme a noi in questo sforzo, così che possiamo essere tutti vincitori in questa corsa»