Il 63% degli italiani durante il 2013 non ha mai comprato un libro

In Italia il partito dei lettori è al 4%

La progressiva estinzione del popolo dei libri è la parabola perfetta di un Paese allo sbando

[21 marzo 2014]

C’è una ristretta setta di lettori, in Italia, che regge su di sé la gran parte del peso dei libri che circolano nel Paese. Su 60 milioni di abitanti, il 4% della popolazione ha comprato il 36% di tutti i volumi che sono stati venduti nel 2013: una concentrazione pari a 9 volte la loro dimensione, di per sé minuscola. Sono i cosiddetti lettori forti, ma che forti non sono affatto: fossero un partito, con l’Italicum oggi rischierebbero di non entrare neanche in Parlamento.

L’altissima concentrazione dei lettori è solo uno dei dati diffusi dal rapporto L’Italia dei libri 2011-2013, elaborato dal Centro per il libro e la lettura insieme a Nielsen, ma dei più preoccupanti. Un’ulteriore testimonianza di una società attraversata da fratture profonde, e dove la disuguaglianza è divenuta ormai il criterio direttore. E dove l’élite economica (con una forte influenza politica) non coincide con quella culturale: azzardando una semplificazione, i grandi ricchi non sono anche i forti lettori. Come ci ricorda la Banca d’Italia nella sua ultima rilevazione in materia, il 10% delle famiglie italiane più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale, ma evidentemente non è così interessata ai libri come si potrebbe supporre.

Certo, comprare libri costa, e anche crearsi la cultura per apprezzarli. Chi è più benestante è più propenso a comprarne; gli acquirenti-tipo, inoltre, sono in maggioranza diplomati o laureati, risiedono tra nell’Italia del nord o del centro, sono giovani e donne.

Come se non bastasse, il popolo dei libri è in continua decrescita. Questi ultimi anni di crisi stanno disperdendo i lettori nel nulla, come pagine strappate dal vento. Dal 2011 al 2013 gli acquirenti e i lettori sono diminuiti, rispettivamente dal 44 al 37% e dal 49 al 43%. La nostra punta di diamante rimangono i giovanissimi, dai 14 ai 19 anni, che si dichiarano al 60% lettori, e nei quali l’influenza della scuola non può essere trascurabile.

Pur considerando tutti i limiti di una ricerca statistica che ha coinvolto solo un campione (anche se rappresentativo, composto da 9mila famiglie) della popolazione, è interessante scoprire qualcosa riguardo anche alla qualità dei libri letti. Come sappiamo, infatti, un titolo vale l’altro.

Tra i lettori la narrativa la fa da padrona (71%), mentre la divulgazione scientifica generale e i classici si fermano entrambi al 5%. Non dev’essere un caso che dal 2010 a oggi – i 4 anni osservati allo scopo – le letture dei libri si siano concentrate nel III trimestre, quello delle letture da spiaggia, e le vendite di libri raggiungano il picco il IV trimestre, magari per un regalo di Natale poco costoso (non va dimenticato, infatti, che il 59% dei volumi acquistati ha un prezzo compreso entro i 10€).

Ma questi sono numeri che riguardano comunque chi coi libri ha confidenza; per la grande maggioranza degli italiani quello dei libri rimane un mondo sconosciuto. Il 63% degli italiani durante il 2013 non ha mai comprato un libro, e il 57% non ne ha letto nessuno. Cifre che ricordano da vicino a quelle dell’analfabetismo funzionale nei 15-65enni, che arrivano a coinvolgere i ¾ dei cittadini italiani. I quali non solo non leggono, ma non hanno le capacità per decifrare un mondo complesso come quello che li avvolge, e dunque partecipare attivamente alla sua vita. Figurarsi al suo sviluppo sostenibile, che della complessità comporta uno straordinario ampliamento.

Se è vero che sapere è potere, la progressiva estinzione dei lettori italiani è la parabola perfetta di un Paese allo sbando. Per rinsavire non c’è bisogno dei famosi compiti a casa di merkeliana memoria, ma di investimenti nella formazione degli adulti come nelle biblioteche e in eventi che avvicinino i cittadini a quegli oggetti semisconosciuti chiamati libri, ma soprattutto attenzione da parte delle istituzioni nel comunica l’importanza della conoscenza all’interno di una democrazia che spera in futuro migliore. Débâcle come l’aborto del bonus libri del precedente governo non fanno ben sperare, e anche piccoli indizi lasciati da questo esecutivo – come riporta Scienza in rete i membri del governo Renzi sono 61, ma solo in 10 svolgono una professione intellettuale o scientifica – remano contro. Ma in politica si sa, contano i voti. E con un partito dei lettori al 4% di strada in salita c’è da farne ancora un bel po’.