La bellezza italiana

[13 gennaio 2014]

Giovanni Valentini su Repubblica confermando l’interesse del giornale per i problemi ambientali che a fatica riescono a trovare posto oggi nell’agenda politica si chiede perché ‘non riusciamo ancora a valorizzare adeguatamente la nostra principale ricchezza: la bellezza , delle città e del paesaggio, dei beni artistici  e culturali’.

Tra i molti dati che confermano questa straordinaria ricchezza  vengono citati quelli che l’Unesco ha classificato patrimonio dell’Umanità il doppio quasi dei siti della Francia. E siccome tra le attività che questo patrimonio dovrebbe favorire alla grande vi è il turismo non sarebbe stato male aggiungere i parchi nazionali, regionali e le altro aree protette anche di Rete Natura 2000 che proprio in questo settore hanno contribuito più di ogni altro soggetto anche istituzionale non solo a incrementarlo ma a farlo in quella nuova dimensione eco-sostenibile che stenta assai in altre realtà e territori. Qui più che in altri ambiti il turismo ha assunto quei connotati auspicati e sostenuti anche dall’Unione europea che sulle spiagge come in montagna ‘consuma’ e sfregia questa bellezza.

Valentini ritiene che contro l’immobilismo diffuso delle istituzioni occorra ‘una regia nazionale’ che il titolo V avendola delegata alle regioni ha contribuito a farla saltare. Eppure anche prima del titolo V e non soltanto per quanto riguarda il turismo la gestione della nostra bellezza ha fatti acqua non solo metaforicamente.

Il punto era e rimane sempre lo stato, le regioni e quel che resta degli enti locali dopo l’abrogazione delle province e i guai dei comuni riusciranno mai a sintonizzarsi come malgrado tutte le difficoltà  si è riusciti e si riesce a fare nei parchi e nelle aree protette che hanno confermato di essere tutt’altro che poltronifici e carrozzoni come anche qualche ministro sostenne spudoratamente.