Un nuovo studio, rilanciato da Cordis, svela il valore sociale del sentirsi sbalorditi

La bellezza salverà il mondo: meraviglia e mistero favoriscono comportamenti prosociali

«Spostare il centro della vostra attenzione verso qualcosa di vasto è destinato a ridimensionare i vostri problemi e ad aprirvi al mondo intero»

[11 settembre 2015]

viandante sul mare di nebbia

Viviamo in un mondo dinamico e frenetico. E anche se siamo circondati da meraviglie naturali, artistiche e tecnologiche, troppo spesso queste passano inosservate mentre la vita sfreccia a gran velocità. Quando è stata l’ultima volta che vi siete sentiti veramente sbalorditi? Adesso alcuni ricercatori hanno mostrato che il sentirsi sbalorditi un po’ più spesso potrebbe fare bene a noi, e alla nostra società.

Pubblicato nel Journal of Personality and Social Psychology, il nuovo studio suggerisce che il sentimento di sbalordimento può creare un legame tra noi e gli altri esseri umani e farci agire con maggiore generosità. Attraverso una serie di cinque studi, il team di ricerca – guidato da Paul Piff, un assistente universitario di psicologia e comportamento sociale all’Università della California, Irvine – ha cercato di dimostrare l’ipotesi che lo sbalordimento può portare a un «ridimensionamento dell’io individuale e delle sue preoccupazioni, e favorire il comportamento prosociale».

Il primo studio ha rivelato che i soggetti disposti a provare lo sbalordimento mostravano una maggiore generosità in un gioco economico, ben al di sopra delle altre “emozioni prosociali”, ovvero i sentimenti connessi all’aiutare le altre persone. In successivi esperimenti, le azioni volte a indurre sbalordimento aumentavano l’attività decisionale etica, la generosità e i valori prosociali.

Infine, i ricercatori hanno scoperto che quando i partecipanti si trovavano in un boschetto di alberi altissimi, il loro comportamento prosociale aumentava e il loro senso di diritto acquisito diminuiva, se confrontato con i partecipanti in una condizione di controllo. The Guardian riferisce che i partecipanti allo studio che avevano passato del tempo a guardare gli altissimi alberi di eucalipto, erano più propensi ad aiutare un ricercatore a cui erano caduti degli strumenti, rispetto a quelli che avevano invece guardato un edificio.

Ma perché lo sbalordimento ha un impatto sulle nostre emozioni e sui nostri comportamenti “prosociali”? Secondo il team di ricerca, gli effetti dello sbalordimento sono spiegati, in parte, dai sentimenti di un piccolo io. Come fa notare l’abstract dello studio, «queste scoperte indicano che lo sbalordimento potrebbe aiutare a collocare gli individui all’interno di contesti sociali più ampi e ad accrescere l’interesse collettivo».

In che modo possiamo tenere traccia della nostra esperienza di sbalordimento? Parlando a Scientific American, l’autore principale Paul Piff suggerisce che le persone dovrebbero tentare di tenere un “diario dello sbalordimento” per due settimane e ogni giorno dovrebbero assimilare qualsiasi cosa lo susciti: un tramonto, le piume di un uccello. «Spostare il centro della vostra attenzione verso qualcosa di vasto è destinato a ridimensionare i vostri problemi – osserva – e ad aprirvi al mondo intero».

Benché alcuni commentatori abbiano colto una certa indecisione riguardo al tentativo di decodificare scientificamente un’emozione come lo sbalordimento, che è legata ad un senso profondo di meraviglia e mistero, il Guardian riconosce il valore di questa ricerca: «La maggior parte di noi passa gran parte della propria vita tentando, in un modo o in un altro, di riuscire a controllare il mondo, di rendere la realtà prevedibile e spiegabile e non minacciosa. Quindi probabilmente non fa male avere dei ricercatori che ci ricordano le enormi ricompense emozionali che derivano dal comprendere che non ci riusciremo mai».

di Cordis – Servizio comunitario di informazione in materia di ricerca e sviluppo