La Cambogia cancella la stampa libera per nascondere disastri ambientali e disuguaglianza (VIDEO)

Si avvicinano le elezioni e il regime chiude i giornali e occupa Facebook

[16 febbraio 2018]

Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa nel 2017 di Reporters sans frontières (Rsf) La Cambogia si è piazzata al 132esimo posto su 180 Paesi e quest’anno rischia di scivolare ancora più in fondo. E’ la stessa Rsf a denunciare in un nuovo rapporto che a tre mesi dall’arresto arbitrario 14 novembre a Phnom Penh di due noti giornalisti,  Oun Chhin e Yeang Sothearin, la libertà di informazione è sempre più a rischio, «Vittima degli attacchi ripetuti degli attacchi del clan Hun Sen, la stampa indipendente è in rovina».

Hun Sen, al potere dal 1979, quando i vietnamiti invasero la Cambogia e sconfissero la dittatura genocida dei Khmer rossi (di cui Hun Sen aveva fatto parte)   ed è – salvo una breve parentesi –  il premier della Cambogia dal 1993, grazie a elezioni truccate e a una durissima repressione dell’opposizione.

Oun Chhin e Yeang Sothearin, reporter di Radio Free Asia (RFA) sono stati sbattuti in galera con l’accusa di “spionaggio” ma per Rsf, «I due giornalisti sono soprattutto le vittime collaterali della guerra che il primo ministro Hun Sen ha lanciato contro la stampa indipendente negli ultimi 6 mesi, in vista delle elezioni che dovrebbero tenersi il prossimo luglio».

Per denunciare quello che sembra un (periodico) ritorno indietro alla dittatura in Cambogia, Rsf pubblica un realizzato dal suo responsabile dell’ufficio Asia-Pacifico  Daniel Bastard che parte dalla chiusura all’inizio di agosto 2017 del Cambodia Daily, il più vecchio quotidiano anglofono della Cambogia, accusato di aver evaso tasse per 5,3 milioni di euro e Hun Sen intervenne subito dicendo che il giornale pagava o doveva «fare i bagagli e partire». A supporto di queste accuse il regime non ha fornito nessuna prova, ma la decisione era senza appello e il  Cambodia Daily ha pubblicato il suo ultimo articolo il 4 settembre.

Il governo colpisce la stampa indipendente perché non vuole che vengano a galla la diffusa diseguaglianza sociale, l’inquinamento, il landgrabbing delle terre delle comunità locali a favore dell’agroindustria, le condizioni terribili in cui vivono molti lavoratori e gli stipendi da fame.

In totale, il regime a fine agosto ha chiuso 32 stazioni radio, compreso l’ufficio della Rfa a Phnom Penh. Queste emittenti avevano linee politiche diversissime, ma avevano in comune di essere voci indipendenti dal potere.  Con gli attacchi ai media sono raddoppiati gli attacchi ai giornalisti per intimidirli.

La guerra del regime contro la stampa indipendente è implacabile e lascia il campo libero ai media di massa saldamente nelle mani del governo  e del Partito popolare cambogiano al potere e del quale Hun Sen è presidente.  Lo studio sulla proprietà dei media in Cambogia condotto da Rsf e dal Centre cambodgien des médias indépendants (Ccim), sottolinea che «I media cambogiani sono largamente concentrati nelle mani di un pugno di magnati affiliati al Partito al potere. Questo è particolarmente vero per il settore televisivo: le quattro principali catene televisive, che accumulano l’80% dell’audience, sono dirette da membri o parenti del governo. Soprattutto, spetta al ministero dell’informazione decidere in maniera totalmente opaca l’attribuzione delle licenze di emissione o di stampa, invece che istituire un organo di regolamentazione indipendete».

Gli unici spazi di libertà rimasti sono Internet e il giornalismo “cittadino”, Secondo Daniel Bastard. «Il fenomeno è in pieno boom all’interno di una popolazione cambogiana giovane e molto connessa. Nel 2017, il 40% dei cambogiani si informava attraverso Facebook». Ma a ottobre Facebook in Cambogia ha messo una funzionalità chiamata “Explore” che relega i contenuti dell’informazione indipendente in uno spazio secondario e poco accessibile. «L’effetto è stato radicale  – si legge nel rapporto Rfs –  In qualche giorno, la pagina Facebook in khmer del Phnom Penh Post, l’ultimo quotidiano indipendente del Paese, ha perso il 45% dei suoi lettori e il traffico è calato del 35%».

Intanto la pagina Facebook di Hun Sen nel 2017 ha prodotto 58 milioni di click, il che lo piazza in questo campo come terzo uomo politico al mondo dopo Donald Trump e il primo ministro indiano Narendra Modi, nonostante la Cambogia sia un piccolo Paese con poco più di 14 milioni di abitanti.  Una popolarità che ha insospettito molti, tanto che  Sam Rainsy, l’ex capo dell’opposizione cambogiana ora in esilio, ha depositato un ricorso a un f tribunale federale Usa di San Francisco contro Facebook, per obbligare il colosso dei social media a pubblicare informazioni sull’account  di Hun Sen, per dimostrare che l’uomo forte della Cambogia avrebbe in realtà comprato milioni di “mi piace” da “produttori di click” stranieri  in vista delle prossime elezioni.

Di fronte ai disastri ambientali cambogiani, alle grandi dighe e all’inquinamento, alle condizioni di sfruttamento intensivo in cui vivono milioni di lavoratori, è più che mai indispensabile che in Cambogia ci sia una stampa indipendente in grado di denunciare le malefatte del regime dei suoi alleati cinesi e vietnamiti e delle multinazionali occidentali, in un Paese ancora segnato dal genocidio perpetrato dai Khmer Rossi, che la stampa la avevano completamente distrutta.