La cruna e il cammello: se i ricchi cominciano ad aver paura di Papa Francesco

[3 gennaio 2014]

Ken Langone, il miliardario fondatore di Home Depot, è molto preoccupato perché le critiche di  Papa Francesco ai ricchi e al capitalismo saranno un “ostacolo” per i ricchi donatori. Langone è a capo di un’iniziativa per raccogliere 180 milioni dollari per il restauro della Cattedrale di Saint Patrick a New York ed ha detto alla Cnbc che almeno un potenziale donatore a sette cifre sarebbe preoccupato per le dichiarazioni del Papa. A quanto pare il miliardario cattolico ne ha parlato più di una volta anche con l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan: «Ho detto al cardinale, Eminenza, questo è un ostacolo in più spero che non dobbiamo averci a che fare. Dovete stare attenti a generalizzare. Le persone ricche di un Paese non agiscono come fanno i ricchi di un altro Paese. Si ottiene di più con il miele che con l’aceto».

Né Langone né Dolan, anche lui intervistato separatamente dalla Cnbc, hanno rivelato l’identità del donatore preoccupato per la svolta a sinistra di Papa Bergoglio, ma quello che preoccupa i miliardari e milionari americani cattolici è noto ed è scritto nero su bianco sull’Evangelii Gaudium, la prima importante esortazione apostolica del papato di Francesco: «In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete. La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo».

Nell’intervista alla Cnbc Dolan ha detto di aver rassicurato Langone sul fatto che «Il papa ama i poveri ed ama anche i ricchi» e che il facoltoso donatore avrebbe frainteso il messaggio di Papa Francesco. Langone pensa invece che la concezione che ha il Papa del capitalismo sia condizionata dalla sua esperienza pastorale in Argentina ed ha detto che «C’è una grande differenza tra quell’esperienza e come siamo in America». La pensa così anche un super-conservatore anti-tasse come il repubblicano Paul Ryan che ha detto di non considerare  Papa Francesco un marxista. Secondo lui Bergoglio è cresciuto in Argentina durante il peronismo, quando lo Stato ha assunto un ruolo di primo piano nell’economia: «Era un ragazzo in Argentina. In Argentina non hanno avuto il capitalismo reale. In Argentina hanno un capitalismo clientelare. Non hanno un vero e proprio sistema di libera impresa». Per la verità, Bergoglio ha vissuto in Argentina, Cile, Irlanda, Germania ed Italia, è molto colto e quindi (soprattutto se si è cattolici e si crede nell’infallibilità del Vicario di Cristo) sarebbe bene non mettere in dubbio la sua capacità di ragionare di questioni dottrinarie e sociali in una cornice molto più ampia di quella argentina, come fa notare nel suo blog anche Elisabeth Stocker, una giovane ed influente teologa ed opinion-leader cristiana statunitense, in un articolo intitolato “American Chauvinism & Pope Francis”, ripreso da diversi siti e giornali Usa.

Secondo la Stocker,  Ryan e Langone hanno semplicemente deciso di assumere la solita linea difensiva dello sciovinismo americano: «L’America è unica a livello mondiale, il capitalismo americano è irreprensibile, gli altri Paesi sono imitazioni dispiaciute della grandezza degli Stati Uniti». Ma si tratta di un tentativo molto più insidioso: spostare la discussione dalla teologia sulla  povertà e disuguaglianza di Papa Francesco  per inquadrarlo come una figura che armeggia politicamente. La Stocker dice che Bergoglio non ha bisogno di conoscenze di prima mano su come il capitalismo agisce in ciascun Paese, perché le sue dichiarazioni «Sono profondamente e puramente teologiche» e riassumere così le preoccupazioni: del Papa: «1) Le persone che sono interessate a fare soldi difendono la sacralità assoluta dei mercati e resistono per principio all’intervento in essi del governo e nella distribuzione della ricchezza. 2) Pur essendoci in molti posti mercati relativamente liberi, ci sono ancora persone povere. 3) Le persone che difendono le ideologie del libero mercato tendono a promuovere l’idea che la riduzione della povertà sia un lavoro per qualcun altro, anche se non c’è mai alcuna seria indicazione su chi debba fare questo lavoro, e non c’è nessuna responsabilità di farlo veramente. (Ritroviamo questo nell’approccio  la “carità volontaria dovrebbe alleviare la povertà” che privilegia Ryan, che è incredibile nel suo totale disprezzo per il fatto che  nessuno in realtà faccia qualcosa e non contiene assolutamente nessun metodo per assicurare che lo faccia) 4.) Questo è un problema perché compromette la comunione tra le persone perpetuando il cuneo della disuguaglianza e perché compromette la vita delle persone povere. La prima è una malattia spirituale che separa i membri di quello che dovrebbe essere l’entità del Corpo di Cristo, il secondo è un problema, perché le persone non possono essere assistite quando le loro vite sono rovinate o seriamente minacciate. Questa conclusione finale e totalmente teologica, ma non preoccuparti, si può sradicare il suo impatto teologico sostenendo e dicendo che in realtà esprime solo un’incomprensione profonda, causata da un suo specifico background economico/nazionale. Infatti, in questo modo, si può convincere se stessi e gli altri che queste affermazioni teologiche di base sono fortemente contestualizzate ad un luogo e che, quindi, non si applicano a voi o al vostro rapporto con Dio. E questo è l’approccio Ryan/Langone: “niente di tutto questo vale anche per noi, perché è fondamentalmente politica per i poveri, non teologia”. Bella mossa, ragazzi, spero che siate disposti a bastonarci con questo quando ci  minaccerete di dissolverci tutti nella teologia che vi piace».

La realtà è però più dura dell’ideologia neoconservatrice ammantata di compassione cristiana: ancora nel 2011 gli Stati uniti d’America erano un’economia più disuguale di quanto lo fosse l’Egitto e il Papa fa il suo mestiere quando rammenta che l’idea che essere molto ricchi di per sé rende più difficile comportarsi moralmente. Si tratta di una parte fondamentale, quanto “dimenticata”, del pensiero etico cristiano. In un notissimo passo del Vangelo di Matteo un uomo ricco chiede a Cristo: «Maestro buono, che devo fare di buono per avere la vita eterna?».  Quando Cristo risponde «Se vuoi essere perfetto, va vendi ciò che hai, dallo ai poveri e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. Ma il giovane, udito questo parlare, se ne andò rattristato, perché aveva molte ricchezze». Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico che un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli.  E ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

Langone, Ryan e l’Arcivescovo Dolan evidentemente pensano che l’enorme cruna di quell’ago per cammelli sia stata costruita dal capitalismo made in Usa.