La gestione dei rifiuti in Toscana, in cerca di normative chiare e stabili

[10 febbraio 2015]

Molte sono le incertezze per gli operatori dei rifiuti in Toscana e nel resto d’Italia, introdotte da alcune norme di settore; ulteriori cambiamenti potrebbero esserci anche nel sistema di governance e nel settore della regolamentazione, con norme ancora al vaglio del Governo, e questo certo non aiuta allo sviluppo del settore: è questa una delle più importanti conclusioni cui è giunto il convegno Si fa presto a dire rifiuti (nella foto un momento dell’evento), organizzato da SEI Toscana, in collaborazione con Cispel Confservizi Toscana e Federambiente.

E le incertezze normative si moltiplicano a partire dall’alto, con la Commissione europea guidata da Junker che per il momento prosegue nell’intento di ritirare (e riformulare entro l’anno) la proposta indirizzata allo sviluppo dell’economia circolare. «Le nuove strategie che rientreranno a tutti gli effetti nel programma della Commissione europea nel 2015 rappresenteranno sicuramente un elemento di stimolo anche per le politiche nazionali – afferma comunque fiducioso il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, intervenuto all’incontro senese – Sicuramente l’approccio verso  un’economia circolare, che riguarda l’uso efficiente delle risorse e che rappresenta un pilastro della green economy potrà aiutare anche il nostro Paese a traguardare obiettivi importanti già praticati da altri Paesi in Europa primo tra tutti la Germania».

Anche Federambiente ha sottolineato il problema dell’incertezza del quadro normativo di riferimento in continuo divenire e la necessità di superare le frammentazioni, additando l’esperienza della Toscana come esempio importante cui fare riferimento.

«Federambiente è da anni impegnata a promuovere la gestione industriale e sostenibile del ciclo dei rifiuti – ha sottolineato il presidente della Federazione, Filippo Brandolini – indispensabile per raggiungere obiettivi importanti e ambiziosi dal punto di vista ambientale. Nel solco di quanto tracciato dalla migliore tradizione delle vecchie aziende municipalizzate, in Italia vi sono importanti esempi d’imprese come lo è anche SEI Toscana che, secondo i criteri della responsabilità sociale, pur mantenendo un forte legame e radicamento con il territorio d’origine operano secondo una prospettiva industriale, attraverso la quale perseguire congiuntamente obiettivi tra loro fortemente connessi di natura economica, sociale e ambientale. Per sviluppare e consolidare queste imprese e per dare risposte a quelle aree del paese in cui la gestione dei rifiuti è carente, Federambiente sostiene che occorre dare certezze ai gestori in termini di quadro normativo stabile e ordinato, di promozione delle aggregazioni, di regolazione, di finanziamenti dei servizi e degli investimenti».

E per quanto riguarda il contesto toscano? È il presidente di SEI Toscana, Simone Viti, a rivendicare con soddisfazione l’aver ottenuto con il convegno senese «il risultato atteso: una intensa discussione che ha messo in evidenza i risultati ottenuti in Toscana, che con la gara espletata dall’ATO Sud e l’affidamento a SEI Toscana del servizio di gestione dei rifiuti ha rappresentato un punto di partenza importante per i processi di aggregazione e per l’impostazione industriale del servizio, che da tutti i relatori sono stati indicati come punti imprescindibili per il futuro del settore».

Percorso che proseguirà sulla strada già iniziata in Regione. «Riguardo alla possibilità di andare verso un Ato unico regionale – precisa infatti l’assessore regionale all’Ambiente ed energia, Anna Rita Bramerini – credo che sia necessario attendere che il processo avviato con i tre Ato si porti a conclusione, in particolare per la completa autosufficienza impiantistica e il superamento delle frammentazioni. Poi ne potremo anche riparlare».

«La Toscana è il banco di prova nazionale della gestione dei rifiuti urbani per ambiti territoriali ottimali e tramite gare per la concessione o il partner privato. Dopo l’Ato Sud si stanno completando gli affidamenti nell’Ato Centro e nell’Ato Costa. Nuovo Piano regionale, abolizione dei piani interprovinciali e poteri di autorizzazione degli impianti alla Regione rappresentano un contesto normativo positivo – chiosa Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Confservizi Toscana –, ma occorre migliorare la regolazione nazionale del settore, con l’istituzione di una Autorità nazionale come negli altri servizi, la definizione della tariffa puntuale e la ridefinizione del ruolo del sistema Conai. Ci attendiamo dal Governo, in un prossimo provvedimento, incentivi alle aggregazioni e alle quotazioni in Borsa, in modo da creare poli industriali forti capaci di fare investimenti e raggiungere importanti obiettivi ambientali».