Dal premier minacce alll’opposizione

La polizia turca riprende piazza Taksim. Erdogan: «Segheremo tutti gli alberi»

Legambiente: «1, 100, 1.000 Gezi Park in Italia»

[11 giugno 2013]

Dopo la ripresa degli scontri e delle violenze sobillati dalle dure e provocatorie dichiarazioni di un sempre più intollerante premier turco Recep Tayyip Erdogan, oggi ad Istanbul decine di poliziotti antisommossa sono penetrati nel Gezi Park e da qui nella piazza Taksim, cuori e simboli di una rivolta per salvare un parco e centinaia di alberi che si è trasformata in una protesta nazionale contro il regime “moderato islamico” che cementifica la Turchia e riduce i diritti civili e democratici.

Quella di stamattina sembrava una semplice puntata per testare le forze e la resistenza degli occupanti di piazza Taksim, poi si sono ritirati.

Ma i poliziotti sono tornati sul luogo del delitto e, con l’aiuto degli ormai famigerati blindati muniti di cannoni ad acqua e sparando grappoli di lacrimogeni, hanno preso d’assalto  le barricate erette dai manifestanti nelle strade. In un primo momento i poliziotti, come avevano precedentemente annunciato, non hanno tentato di sloggiare i manifestanti che erano nel parco Gezi, ma poi hanno attaccato pesantemente ogni contestatore. Secondo quanto dice il corrispondente di Le Monde presente a Taksim, la piazza ha ritrovato la calma solo a fine mattinata

Prima dell’attacco la polizia aveva usato i megafoni per avvertire gli occupanti che non avrebbe toccato in nessun caso il parco Gezi e che «A Taksim non vi toccheremo assolutamente. A partire da questa mattina siete affidati ai vostri fratelli poliziotti», poi i fratelli hanno tirato fuori manganelli, lacrimogeni e cannoni ad acqua e dall’altra parte si è reagito con qualche molotov.

Forse ai poliziotti sono arrivate le bellicose dette da Erdogan di fronte al suo gruppo parlamentare: «Taglieremo gli alberi di quel parco, saranno ripiantati in un altro posto». Il primo ministro turco sembra non fregarsene del fatto di aver toccato un nervo scoperto, quello del verde pubblico mangiato dalla speculazione edilizia ad Istanbul e nelle grandi città turche, che ha fatto da detonatore ad una diffusa insoddisfazione per un potere islamico che non nasconde la voglia di trasformare l’egemonia politica in egemonia culturale contro la forte opinione pubblica laica turca.

Erdogan non sembra capire che la Turchia è ad un punto di rottura, altrimenti una protesta iniziata il 27 maggio per difendere un centinaio di alberi non sarebbe ancora in corso l’11 giugno e non attirerebbe una variegata adesione che va dagli ultras delle squadre di calcio ai professori universitari.
Promettere tolleranza Zero contro i manifestanti è promettere guerra alla Turchia laica affrancatasi dalla tutela dell’esercito nazionalista, ora schierato con gli islamici.

Quando Erdogan dice ai suoi plaudenti parlamentari che i manifestanti di Gezi «Sono usati per rovinare l’economia della Turchia» ed accusa non ben identificate lobby finanziarie e i giornali stranieri di volere il male della Turchia, usa le stesse parole di dittatori islamici come Ban Alì, Mubarak, Assad, Saddam Hussein. La Turchia non è però il Medio Oriente Arabo dove la democrazia era una finzione ed è ancora una speranza, lo dimostra la modernità delle richieste del movimento di protesta turco che mischia tematiche ambientali, laicismo e diritti civili, contro un potere che ha fatto della spregiudicatezza economica e del conservatorismo islamista la sua cifra, che ora per colpa di Erdogan, dell’amico di Berlusconi e Putin tanto appoggiato e lusingato dalle democrazie occidentali, rischia di regredire in un regime bigotto e reazionario.

Intanto anche in Italia aumentano le manifestazioni di solidarietà con il movimento turco: «Quanto sta avvenendo in Turchia e le motivazioni iniziali della protesta ci spingono ad impegnarci anche in Italia in un’iniziativa di solidarietà ma anche  di testimonianza profonda – dice la direttrice di Legambiente Rossella Muroni – La rivolta di Istanbul partita contro  l’abbattimento degli alberi  ha successivamente avviato una protesta legata ai diritti civili. L’elemento (l’abbattimento degli alberi del parco) iniziale rimane molto importante perché, probabilmente per la prima volta,  una grande rivolta scaturisce dalla difesa della qualità della vita. Un messaggio potente che lega qualità della vita e diritti, che è da sempre al centro del fare ambientalismo di Legambiente».

L’idea che Legambiente propone ai suoi circoli è molto semplice: «Creare un piccolo grande Gezi Park nei Comuni dove  è presente un circolo di Legambiente, o nei nostri centri di educazione ambientale, nelle riserve che abbiamo in gestione… insomma ovunque i temi dell’ambiente e dei diritti abbiano piena cittadinanza!» L’esempio da seguire è quello del piccolo Gezi Park che Legambiente ha piantato a Milano.