La voragine apertasi in strada a Napoli e la denuncia dei geologi campani

[24 febbraio 2015]

La voragine che ha interessato Pianura (Napoli) è solo l’ultimo episodio di dissesto idrogeologico, ma non il solo che ha interessato la Campania in questi giorni ed evidenzia, al di là dei proclami, quanto siamo ancora distanti da una vera pianificazione delle problematiche di difesa del suolo e di gestione delle emergenze, ammesso che ce ne sia ancora bisogno dopo tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere con frequenza sempre più ravvicinata nel nostro Paese.

I geologi conoscono bene la fragilità e le insidie del territorio napoletano, dove si sommano gli effetti dovuti alla miriade di cavità realizzate dall’uomo per il prelievo di materiale tufaceo (ma non solo) all’inesistente manutenzione delle reti e delle condotte sotterranee e, non per ultimo, all’abusivismo edilizio.

L’intreccio di reti, condotte e cavità spesso è anche sconosciuto, o se ne è persa la memoria, eppure basterebbe un geologo, con i “ferri del mestiere”, per tracciarne una mappa precisa, ma chi investe sulla conoscenza del territorio, sulla sua sicurezza e, quindi, sulla prevenzione a Napoli come in tutta la Campania?

Il discorso è chiaramente generalizzabile all’intero territorio nazionale, perché ovunque, sia a livello locale che centrale, si continua a fare poco o nulla, mentre tra le tipologie di rischio che investono il nostro paese, quello del dissesto idrogeologico rappresenta uno di quelli a maggior impatto socio-economico, secondo solo al rischio sismico.

Ma nonostante sia ormai chiaro a tutti che riparare i danni costa molto di più che prevenirli, la prevenzione è ancora un’eccezione, si continua con le misure tampone ed emergenziali di protezione civile, ad evento accaduto. Una scelta quella di continuare ad affrontare i rischi geologi con misure di fatto solo emergenziali, fallimentare, perché significa che continueremo a contare vittime, i danni si moltiplicheranno e i costi saranno sempre più esorbitanti per la società.

Ad oggi l’unica cosa che è stata realmente fatta sono le carte della pericolosità e del rischio delle Autorità di bacino, oggi sappiamo benissimo dove si verificano i dissesti, ma non facciamo nulla per evitarli o, quantomeno mitigarli.

Qualcuno ha ancora dubbi sulla necessità di tenere alta l’attenzione sulla difesa del suolo, come l’Ordine dei Geologi della Campania da anni, ostinatamente, continua a fare?

Nella nostra regione ci sono iniziative messe in campo che riguardano la Protezione Civile, con il finanziamento dei piani di emergenza comunali e con l’intesa con l’Assessore Cosenza per il coinvolgimento di geologi ed ingegneri nelle attività di protezione civile attraverso la realizzazione di presidi idrogeologici, ma le buone notizie finiscono qui. Anzi è forte la sensazione che questo scatto in avanti della nostra regione, che con queste iniziative si è posta all’avanguardia in Italia, possa affievolirsi con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali.

Speriamo di essere smentiti e che queste iniziative, che rappresentano un punto di partenza, non certo un punto di arrivo, possano proseguire ed ampliarsi: non bisogna dimenticare che anni di incuria ed inettitudine hanno fatto diventare il dissesto idrogeologico una priorità nazionale e, pertanto, come tale va affrontato.

di Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania