Pubblichiamo questa interessante riflessione di un esperto del settore che ha molto a che vedere anche con la comunicazione green

L’ABC del Social Media che molti imprenditori italiani ignorano

[19 febbraio 2014]

Il Social Media Marketing produce il doppio dei contatti qualificati rispetto a fiere, telemarketing, newsletter e azioni sui siti aziendali volte alla raccolta dati dei potenziali clienti. A dirlo non sono io ma Hubspot, uno degli attori più riconosciuti in questo campo a livello mondiale.

Per capire meglio questo fenomeno è bene fare un passo indietro.

In un articolo pubblicato recentemente da primaonline si legge drammaticamente che l’83% delle aziende italiane fallite nel corso dell’ultimo anno non avevano una presenza online. All’interno dello stesso articolo è scaricabile un rapporto europeo realizzato da e-mail BROKERS che racconta di un continente che non ha ancora assolutamente colto le potenzialità del web per lo sviluppo economico.

I dati italiani, forniti per l’analisi direttamente da ISTAT, raccontano poi di una situazione ancora peggiore se andiamo ad analizzare le aziende che invece sono presenti sul Web:

– Il 53% delle aziende italiane hanno almeno un sito web (non gioite, questo è soltanto apparentemente un dato non malvagio)

– Di questa presenza web ben il 78% è ritenuto illegal e cioè non rispetta la legislazione vigente (cominciamo con i dati drammatici)

– Soltanto il 5% delle aziende italiane in rete ha un e-commerce (complimenti!)

– Ben il 79% di esse non ha aggiornato il sito nel corso dell’ultimo anno (l’equivalente di invitare amici a cena in una casa che non laviamo da un anno, wow “Dove devo sedermi?”)

– Il 17% dei siti aziendali italiani ha una presenza sui Social Media (il che non vuol dire necessariamente che li utilizzi o che sappia utilizzarli se sta provando)

Questo il quadro. Desolante.

Un sito web dovrebbe essere l’equivalente di un SuperImpiegato, o meglio di un SuperDirigente, in grado da solo di assumersi l’impegno più grande nel marketing.

Il Web è il continente attualmente più abitato del pianeta: non ha confini fisici né politici; ha la possibilità di farci raggiungere con molta precisione le persone che già vogliono quello che cerchiamo di proporre piuttosto che sparare nel gruppo alla ricerca di…; ha una rapidità che non è neppure paragonabile alle vecchie metodologie di rapporti azienda-clienti; permette di costruire un brand importante e riconosciuto; offre occasione di interscambio e feedback con l’utente finale.

Dagli States arriva un dato ancora più interessante (non ho il riferimento europeo in merito): il 98% dei clienti potenziali di un’azienda si rivolge ad Internet per la ricerca dei servizi e prodotti ai quali è interessato e per l’eventuale acquisto diretto.

La percentuale europea sarà minore? Può darsi, ma non credo che si discosti da quella americana di molti punti.

Tutto ciò racconta una cosa che molti non vogliono udire: la platea Internet è sostanzialmente infinita e non la stiamo intercettando, non la ascoltiamo,non la soddisfacciamo. Quanto spreco!

Cosa serve allora per fare intanto un piccolo passo verso un modo nuovo di intendere il proprio lavoro?

– Per prima cosa dobbiamo avere un sito web, possibilmente non un tazebao costruito “tanto per” ma un portale che unisca agilità estetica a rapidità nella reperibilità delle informazioni più importanti.

– Il sito deve essere vivo: non è accettabile non aggiornarlo, non solo più di una volta all’anno ma costantemente, quasi fosse un giardino meraviglioso che ha bisogno ogni giorno di cura e pratiche diverse affinché rimanga rigoglioso.

– Il sito deve avere uno spazio news o meglio ancora un blog aziendale che racconti, nelle forme dello storytelling, quello che l’azienda fa, ma anche quello che l’azienda è, ma ancora ancora quello che l’azienda pensa, sogna, vede attorno a sé e porta a conoscenza dell’utente. Deve insomma dialogare.

Guardate “Signori miei” (direbbe il Renzi di Crozza) che non si tratta né più né meno di quello che già fate nelle attività di tutti i giorni.

Parlerete con i vostri clienti fisicamente, no? E nel farlo sarete formali oppure colloquiali a seconda dell’interlocutore… Nel corso delle trattative vi capiterà di parlare anche d’altro: delle vostre passioni, di sport, delle vacanze, del tempo, della mostra d’arte a voi vicina. Insomma, non devo insegnarvi io come si costruisce un rapporto personale con il cliente.

Qual è poi l’Eldorado che tutte le aziende sognano? (uno degli Eldorado possibili visto che pur comportandosi come descritto sopra le aziende hanno pure molte pretese)

La fidelizzazione.

Eh, la fidelizzazione, questa chimera. Molti dei nostri manager si arrovellano da anni per ottenerla con metodi tradizionali, con buoni risultati almeno in qualche caso.

Ma su Internet?

La risposta è: il Social Media Marketing.

Tornerò quasi ossessivamente sull’argomento, andando ad approfondire sempre di più perché e come. Però davvero:

– realizzare un sito perché sia niente di più di una brochure online è un peccato.

– utilizzare i social soltanto per mandare messaggi unilateralmente senza sfruttare la possibilità di capire davvero che cosa un cliente voglia è un peccato.

– non rispondere a clienti che commentano o che pongono domande è un peccato.

– affidarsi soltanto alle capacità innegabili dei web master italiani per lavorare su una probabile indicizzazione sui motori di ricerca senza realizzare in parallelo e quasi quotidianamente contenuti interessanti è un peccato.

– comunicare finalmente qualcosa di rappresentativo sul proprio sito e non proporlo alla platea sempre più vasta degli abitanti dei Social Media è un peccato.

Siete peccatori! Dante dovrebbe riscrivere la sua Divina Commedia per aggiungere una cerchia tutta per voi. E sarebbe enoooooooorme.

Non sta ad uno stupido come me scegliere quale pena il Divin Poeta dovrebbe affibbiarvi ma posso ergermi come tanti altri amici fanno a profeta di sventura e mettervi in guardia: il momento è adesso o mai più.

Le risorse esigue che le aziende possono ancora estrarre dai propri conti dovrebbero essere indirizzate a questo nuovo modo di fare mercato.

Bisogna crederci! Non perché lo dico io – che son di parte dal vostro punto di vista – ma perché lo dice il mercato. Non è lui che ascoltate? Sapete quante transazioni e contatti quotidiani arrivano da desktop, portatili, tablet, smartphone? Non ve lo dico se non avete dei Kleenex a portata di mano.

Dialogare ogni giorno con le persone alle quali andremo ad offrire i nostri servizi e prodotti ci insegna ad essere migliori, a rintuzzare le nostre mancanze, ad aggiornare il nostro bagaglio di conoscenze e necessità, a risolvere più rapidamente gli errori che compiamo, a spiegarci meglio con gli altri e a far scoprire alle persone bisogni che non sanno di avere, o che pensano che costino molto di più di quanto in realtà potrebbero avvantaggiarli.

Faticoso? Molto. Facile? No. Remunerativo? Infinitamente.

L’ABC dei Social Media: almeno sapere che esistono, che vivono e prosperano, che si moltiplicano, che crescono a vista d’occhio, che sono sempre più fonte di decisione di acquisto e fonte di salvezza (Amen).

“Chiedete e vi sarà dato” sembra essere biblicamente scritto su ogni pagina Internet che i navigatori aprono.

Non vorreste anche voi poter dare?

Io penso di sì. Per cui, ascoltate uno stupido, cominciate a capire di più di che cosa stiamo parlando. Dei numeri del fenomeno di cui stiamo parlando. Delle sue potenzialità.

Il resto verrà da solo. E presto vi vedremo online, più e meglio di prima. Soprattutto prima che sia troppo tardi.

La prossima volta accennerò perché se abbracciamo il concetto di essere presenti sui Social Media dobbiamo far sì che questo si traduca poi nella nascita di un Social Network.

Nel frattempo però… pentitevi!

Leonardo Vannucci, Esperto di Content Management, scrittura creativa online ed ofline, enforcer su Google+ ed esperto di Social Network