Riceviamo e pubblichiamo

L’ambiente tra leggi nazionali e normative comunitarie

[4 agosto 2016]

legge

Il Collegato ambientale contiene disposizioni per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali. Il suo obiettivo strategico è un  uso più efficiente delle risorse e di un’economia  circolare che promuova ambiente e occupazione. Si chiama in causa i beni comuni e una loro gestione condivisa, di cui manca però chiara esplicitazione. Si è aggiunto perciò che la sfida è quella di avere in futuro un Collegato ambientale che sia davvero tale, ‘in grado di gettare le basi di una collaborazione allargata e sinergica ecologia, economia, legislazione, amministrazione del territorio e società e di delineare concretamente la strada che porta all’economia circolare e a una diffusa cultura della sostenibilità’ (Antonella Bachiorri – Ecoscienza giugno 2016).

Tra le novità positive del Collegato è l’assunzione a livello normativo di alcune best practice da anni sperimentate dai Comuni come i contratti di fiume. Peccato che le risorse non siano molto consistenti, e soprattutto gli ambiti di pianificazione più importanti come i bacini idrografici restino nel dimenticatoio nonostante le leggi nazionali (e ora da tempo anche delle disposizioni comunitarie) sui nuovi distretti al posto dei vecchi bacini, di cui non si hanno notizie.

Qualche aiuto ad una gestione oggi complicatissima dovrebbe arrivare anche dal nuovo codice sugli appalti, una legge che non sarà più affidata a 616 articoli e 53 allegati ma ad un nuovo provvedimento di 220 articoli e 25 allegati. Per la localizzazione degli interventi è prevista l’introduzione definitiva della procedura del dibattito pubblico. Tutto questo come ha scritto l’on. Chiara Braga del Pd è ‘un altro passo verso la svolta verde’.

A questo punto si pongono però due aspetti tra loro connessi che stentano ad emergere anche dal dibattito sulla riforma costituzionale. Mi riferisco ai soggetti istituzionali in cui troviamo di più i comuni (era ora), le regioni ordinarie con meno poteri e competenze. Alcune materie non le ritroviamo più neppure nell’elenco dello Stato che pure si è ripreso senza tanti complimenti la sua supremazia. Le province infine hanno lasciato il posto all’area vasta che nessuno sa ancora cosa è e cosa deve fare. Restano i parchi nazionali e regionali per legge preposti a intervenire con piani ambientali non settoriali che riguardano la biodiversità, il paesaggio, il suolo. Ma dei parchi nei provvedimenti di cui stiamo parlando non c’è traccia. E dove Parlamento e governo se ne stanno interessando come al Senato le cose non potrebbero andar peggio a terra come a mare.

Eppure dall’Unione Europea vengono proposte e stimoli che non possono essere ignorate e neppure sottovalutate. Sull’Unità del 25 luglio abbiamo letto articoli di Mercedes Bresso; Il futuro dei fondi strutturali europei e di Michela Giuffrida; Lo sviluppo urbano sostenibile; il vero motore della crescita nell’Unione europea. Possiamo aggiungere quello di Mauro Rosati; In Italia nasce la nuova Silicon Valley agricola. Come scrive la Bresso con i fondi ‘potremmo pensare ad una sorta di contratto di fiducia tra istituzioni europee e regioni, per diminuire  le procedure di redicontazione e contabilità’ per integrare sempre più i nostri sistemi. In questi giorni si stanno segnalando buone pratiche soprattutto al sud, dove come è noto solo pochi anni fa registrammo una scarsissima capacità di utilizzare le risorse comunitarie. Il ministro Fabrizio Barca ebbe il merito di rimettere in partita lo Stato per rilanciare regioni ed enti locali. È quello che urge e non solo al sud per i soldi della programmazione 2014 -2020, che prevede oggi cinque fondi dedicati allo sviluppo economico dei territori, delle zone rurali e della pesca e altro. E qui serve uno Stato attivo (ora non lo è) e regioni più forti e non più deboli come lo sono nel Titolo V.

Preoccupa e non poco che dinanzi ad una situazione di questo tipo (mentre le associazioni ambientaliste e molte personalità si facciano sentire e valere anche da Matterella) ministri e governo segnino il passo rispetto anche a tradizioni che lo stesso Pd come altri dovrebbero ricordare senza trucchi.

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