Un’altra strada per l’Europa

L’appello degli economisti progressisti per le elezioni europee: meno austerità e più lavoro

«È essenziale un programma di investimenti pubblici per la transizione ecologica, finanziati dalla Bei»

[8 maggio 2014]

Alla vigilia delle elezioni europee del maggio 2014 l’Europa è colpita dall’austerità, dalla stagnazione   economica, da disuguaglianze sempre più gravi e dal crescente divario tra paesi del centro e della   periferia.

La democrazia viene esautorata a livello nazionale e non viene sviluppata a livello europeo. Il   potere è concentrato nelle mani di istituzioni tecnocratiche che non rispondono delle loro decisioni e   dei paesi più forti dell’Unione. Allo stesso tempo, cresce in tutto il continente un’ondata populismo,   con l’affermarsi in alcuni paesi di pericolosi movimenti nazionalisti.

Questa non è l’Europa immaginata   decenni fa come uno spazio di integrazione economica e politica, libera dalla guerra. Questa non è   l’Europa che prometteva progresso economico e sociale, l’estensione della democrazia, dei diritti e del   welfare. E’ necessario un radicale cambiamento di rotta.

Le elezioni europee del maggio 2014 sono  un’opportunità importante per uscire dall’impasse neoliberista, fermare le tentazioni populiste e  affermare che un’altra strada per l’Europa è possibile.

La Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen), di cui fanno parte gruppi di economisti e   organizzazioni della società civile, chiama i cittadini e le forze politiche a un dibattito europeo sulle   alternative possibili. Proponiamo un cambiamento radicale delle politiche europee in cinque aree   chiave. Chiediamo che queste proposte siano messe al centro della campagna elettorale e delle attività   del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione.

1. Fermare l’austerità. Le politiche fiscali restrittive dell’Unione europea – in particolare il Fiscal   Compact e il Patto di stabilità e crescita – devono essere abbandonate. Le regole di bilancio devono   essere cambiate e l’obiettivo di un “pareggio strutturale” per i bilanci pubblici deve essere sostituito da   una strategia economica coordinata che permetta agli stati membri di attuare le politiche fiscali che   sono necessarie per uscire dalla crisi. Senza un forte stimolo della domanda non ci può essere via   d’uscita dall’attuale stagnazione. A tal fine, è essenziale un programma di investimenti pubblici per la   transizione ecologica, finanziati a livello europeo attraverso la Banca europea per gli investimenti   (Bei). Un piano di investimenti pubblici europei è necessario per ricostruire attività economiche che   siano sostenibili e capaci di offrire buoni posti di lavoro. Queste misure dovrebbero essere al centro di   una nuova politica industriale in Europa, orientata verso la trasformazione ecologica e sociale del   nostro modello economico, con una drastica riduzione nei consumi di energie non rinnovabili.

2. Controllare la finanza. Di fronte al rischio di deflazione – e al circolo vizioso di politiche restrittive,   depressione e concorrenza al ribasso sui salari – la politica monetaria dell’eurozona deve cambiare   radicalmente, riportando l’inflazione almeno al livello del 2%. La Banca centrale europea (Bce) deve   fornire liquidità per realizzare politiche espansive, e deve diventare prestatore di ultima istanza per i   titoli pubblici. Il problema del debito pubblico dev’essere risolto attraverso una responsabilità comune   dell’eurozona e con la ristrutturazione del debito. Gli eurobond devono essere introdotti non solo per rifinanziare il debito pubblico degli stati membri, ma anche per finanziare la conversione ecologica   dell’economia europea. Il settore finanziario dev’essere radicalmente ridimensionato, con una tassa   sulle transazioni finanziarie, l’eliminazione della finanza speculativa e il controllo dei movimenti di   capitale. Le regole previste dall’Unione bancaria che sta emergendo non affrontano i difetti strutturali e   la fragilità di fondo del sistema finanziario; servono regole più stringenti che vietino le attività   finanziarie più speculative e rischiose, e introducano una netta divisione tra banche commerciali e   banche d’investimento. I problemi dei centri finanziari offshore e dei paradisi fiscali all’interno   dell’Unione europea devono essere risolti attraverso l’armonizzazione fiscale e regole più severe.

3. Espandere il lavoro, ridurre le divergenze. Il tasso di disoccupazione nell’Unione europea ha   raggiunto livelli record. Si aggrava così la fragilità economica e la disintegrazione sociale: creare nuova   occupazione in attività socialmente ed ecologicamente sostenibili è una priorità assoluta per la politica.   Nell’eurozona è necessario ridurre i gravi squilibri nelle bilance dei pagamenti obbligando   all’aggiustamento anche i paesi in surplus. La pressione per ridurre i salari e i diritti dei lavoratori deve   finire; la competitività non dovrebbe basarsi sulla riduzione dei salari, ma sull’aumento della   produttività e degli investimenti. In Europa è necessario introdurre un salario minimo, legato al Pil pro   capite dei paesi.

4. Ridurre le disuguaglianze. Le disuguaglianze sono aumentate in modo grave, e impediscono il   ritorno a una crescita giusta. Il modello sociale europeo dev’essere difeso ed esteso attraverso politiche   di redistribuzione, protezione sociale e welfare basate sulla solidarietà tra paesi europei. Per ridurre le   disuguaglianze e salvaguardare il welfare serve una riforma radicale degli attuali sistemi tributari, con   un’armonizzazione fiscale a livello europeo che impedisca alle imprese di eludere la tassazione dei   profitti, e con lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alla ricchezza e alle risorse non rinnovabili.

5. Espandere la democrazia. Le decisioni di politica economica devono essere soggette a un controllo   democratico. È inaccettabile che banchieri, tecnocrati e lobbysti determinino le decisioni che   condizionano le nostre vite. La democrazia dev’essere estesa, con un maggior controllo parlamentare e   una maggior partecipazione dei cittadini a livello nazionale ed europeo. Per dare risposte alla crisi è   necessario estendere l’intervento pubblico nelle attività economiche: nella finanza, nella ricostruzione   del sistema produttivo, nei servizi pubblici. Gli attuali negoziati sul Trattato transatlantico per il   commercio e gli investimenti (Ttip) prevedono una grave riduzione dei processi democratici, dello   spazio per le politiche e la regolamentazione; fermare il Ttip dovrà essere una priorità assoluta per il   nuovo Parlamento.

Chiediamo ai cittadini di sostenere quest’altra strada per l’Europa e di votare per quei candidati e   forze politiche che si impegnano a promuoverla. L’emergere di una coalizione progressista nel nuovo   Parlamento europeo sarà essenziale per evitare che continuino le politiche fallimentari delle “grandi   coalizioni” tra centro-destra e centro-sinistra, attualmente al potere in molti paesi europei.

L’Europa potrà sopravvivere solo se cambierà strada. Europa deve significare giustizia sociale,   responsabilità ambientale, democrazia e pace. Quest’altra Europa è possibile; la scelta è nelle nostre   mani.       

Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen)   Le organizzazioni aderenti sono: EuroMemo Group, Economistes Atterrés (Francia), Sbilanciamoci!   (Italia), Transnational Institute (Olanda), EconoNuestra (Spagna), Econosphères (Belgio), Beigewum   (Austria), Transform! Europe, Critical Political Economy Research Network.

Primi firmatari      Nuria Alonso, Universidad Rey Juan Carlos, Madrid and econoNuestra   Elmar Altvater, Attac Germany   Jordi Angusto, Universidad Autónoma Barcelona and econoNuestra   Giorgos Argitis, University of Athens   Etienne Balibar, University of Paris X Nanterre and University of California, Irvine   Andrea Baranes, Fondazione Responsabilità Etica e Sbilanciamoci!   Frederic Boccara, University of Paris 13 and Économistes Atterrés   Luciana Castellina, fondatrice de Il Manifesto   João Cravinho, Former member of the Portuguese Government and of the Board of the EBRD   Donatella Della Porta, European University Institute   Giovanni Dosi, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa   Trevor Evans, Berlin School of Economics & Law and EuroMemorandum   Marica Frangakis, Nicos Poulantzas Institute, Athens and EuroMemorandum   Maurizio Franzini, Sapienza Università di Roma   Nancy Fraser, New School for Social Research, New York   Ulisses Garrido, sociologist, tradeunionist, Director of the Education Department at the ETUI   Susan George, honorary president of Attac France, Board President of the Transnational Institute   Claudio Gnesutta, Sapienza Università di Roma e Sbilanciamoci!   John Grahl, Middlesex University, London and EuroMemorandum   Rafael Grasa Hernandez, ICIP, Barcelona   Mary Kaldor, London School of Economics   Maurizio Landini, Segretario della FIOM-CGIL   Dany Lang, University of Paris 13 and Économistes Atterrés   Francisco Louçã, Professor of Economics, ISEG, Lisbon University   Bengt-Ǻke Lundvall, University of Ǻlborg, Denmark   Jose María Mella, Universidad Autónoma, Madrid and econoNuestra   Dimitris Milonakis , University of Crete and Interim coordinator of IIPPE   Chantal Mouffe, University of Westminster, London   Grazia Naletto, Lunaria e Sbilanciamoci!   Henrique Neto, Entrepreneur and former Socialist Member of Parliament   Pascal Petit, University of Paris 13   Mario Pianta, Università di Urbino e Sbilanciamoci!   Dominique Plihon, University of Paris 13 and Économistes Atterrés   Gregorio Rodríguez, Universidad Alcalá Henares, Madrid   Rossana Rossanda, fondatrice de Il Manifesto   Saskia Sassen, Columbia University, New York   José Almeida Serra, Vice President of the Portuguese Economic and Social Council   Henri Sterdyniak, Économistes Atterrés   David Trillo, Universidad Rey Juan Carlos, Madrid and econoNuestra   Koldo Unceta, Universidad País Vasco and econoNuestra   Peter Wahl, World Economy & Development Association (WEED), Germany   Hilary Wainwright, Co-editor, Red Pepper, Great Britain   Frieder Otto Wolf, Free University Berlin and EuroMemorandum