Fermata la frana dei finanziamenti: bilancio in “zona salvezza”

L’appello delle associazioni salva il bilancio del ministero dell’Ambiente

Monitoraggio sui lavori parlamentari e rilancio sue cifre a bilancio

[24 ottobre 2013]

L’azione promossa negli scorsi giorni da un cartello di 17 tra le maggiori associazioni ambientaliste, con l’appello diffuso  il 16 ottobre “Il Governo sia all’altezza della sfida del green deal – La cura da cavallo sta uccidendo il Ministero dell’Ambiente”, a cui hanno aderito 140 organizzazioni non governative e Cgil, Cisl e Uil, ha ottenuto  un primo successo: «Il governo ha portato il bilancio del mMinistero dell’Ambiente in “Zona Salvezza”, ma non basta: seguiremo i lavori parlamentari per non  avere brutte sorprese e chiediamo risorse aggiuntive per far fronte alle ordinarie emergenze ambientali».

E’ quindi stata fermata la caduta verticale del bilancio del ministero che negli ultimi 4 anni ha visto un taglio dei 2/3 delle risorse (da 1,2 mld di euro del 2010 ai 468 milioni del 2013). «Leggendo la Tabella 9 del Bilancio di previsione 2014 presentato dal Governo al Senato (AS 1121) l’importo “di competenza” destinato al Ministero dell’ambiente è di 509 milioni di euro, per la prima volta dal 2010 con un segno più di 40 milioni, equivalenti ad un’integrazione del 10% rispetto alle cifre stanziate lo scorso anno», dicono gli ambientalisti  che però chiedono qualcosa in più: «Negli ultimi anni, e sino alla Legge di Stabilità 2011, era previsto un accantonamento in Tabella B di 210 milioni di euro a disposizione del Ministero dell’Ambiente. E’ per questo che chiediamo che il bilancio del Ministero dell’ambiente raggiunga quota 700 milioni di euro aumentando la quota prevista per gli “Interventi” ordinari di questo dicastero, pur apprezzando comunque il segnale di stop ai tagli che viene dal governo». Le 17 associazioni ambientaliste chiedono che si investa nella messa in sicurezza e salvaguardia del territorio.

Nell’Appello del 16 ottobre si ricorda: «In questi anni il Ministero dell’ambiente è stato il più colpito da tagli della spending review ridotto, nella sostanza ad un ministero senza portafoglio, di cui non viene garantita l’operatività e la necessaria e rigorosa professionalità: 1. nel 2009 il bilancio del ministero ammontava a 1,649 miliardi di euro, nel 2010 era di 1,265 miliardi di euro ed oggi, nel 2013, è sceso a 468 milioni di euro, 306 dei quali destinati alle spese correnti che garantiscono l’attività ordinaria del Ministero; 2. nessun dipendente del Ministero è sinora stato assunto per concorso, il personale è composto da funzionari trasferiti da altre amministrazioni e il rapporto (1:1) tra personale dipendente e precario è tra i più alti tra quelli dei dicasteri».

Riguardo alle importanti funzioni svolte dal Ministero si sottolinea che «A 27 anni dalla sua nascita, il giovane Ministero, istituito nel 1986, rischia di scomparire a causa della progressiva erosione delle risorse che garantiscono l’efficacia e l’efficienza del governo dell’ambiente per i cittadini e per le imprese. (….) L’ulteriore  riduzione delle capacità di prevenzione, d’intervento e di controllo del Ministero può avere conseguenze molto gravi per la nostra sicurezza, per la salute di noi tutti/e e per la tutela della natura, incidendo sulla nostra qualità della vita e sul nostro futuro.  Riparare i danni ambientali ci costa molto più che prevenirli: il nostro Paese è tra quelli che colleziona più  multe ambientali per infrazioni delle normative e delle regole europee, mentre la magistratura deve intervenire sempre più spesso sui disastri ambientali».