Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Lazio che disastro: cancellato l’Ufficio Geologico e Sismico regionale

[23 luglio 2014]

La Regione Lazio, Presidente a furor di popolo ma non troppo, Nicola Zingaretti,  ha soppresso con determinazione dirigenziale n. 7973 del 3 giugno 2014, l’Ufficio Geologico e Sismico regionale, all’interno dell’Area Difesa del suolo e bonifiche.

La determinazione è dirigenziale e come tale nella sfera di responsabilità del Direttore Generale che non nomino perché non intendo dargli eccessiva pubblicità; ma l’atto è politico è quindi nella sfera di esclusiva responsabilità del Presidente della Giunta Regionale. Una responsabilità duplice quindi che evidenzia quanto si possa essere lillipuziani in politica. Anche in due.

Ora si dovrebbe sapere che il Lazio è terra che non si fa mancare nulla in fatto di rischi geologici e infatti spazia dal rischio sismico a quello vulcanico con una serie di questioncelle ad esso collegate come le emissioni gassose, di radon, come l’arsenico nelle acque. Ma non si fa mancare neppure il rischio idrogeologico: frane ed alluvioni, anche recentissime,  fenomeni di subsidenza, sprofondamenti improvvisi chiamati “sinkhole” ma che a me piace chiamare più semplicemente voragini in modo che anche il Direttore Generale della Regione comprenda di cosa si sta parlando e con lui magari anche il Presidente Zingaretti. Il 98 % dei comuni della Regione hanno almeno un’area in cui è elevata la probabilità che si verifichi un’alluvione o una frana.

Ciò detto, e preso drammaticamente atto che il territorio della regione Lazio, su cui vivono, credo non sia pleonastico ricordarlo, anche i cittadini che hanno votato il dr. Zingaretti, ha più di un problema collegabile all’assetto del territorio, uno si aspetterebbe un’attenzione ed una considerazione diversa anche perché il Presidente Zingaretti nel discorso letto (non so se anche scritto) nella seduta di insediamento aveva affermato: …una cosa possiamo prometterla: tra cinque anni vogliamo lasciare una regione molto diversa e migliore.

Nello stesso discorso il Presidente affermava: La quarta direttrice è strettamente legata a questo ultimo punto ed è quella della costruzione di una Regione verde e sostenibile. Per noi l’ambiente non rappresenta più un semplice capitolo del programma, ma un asse che attraversa tutta l’agenda di governo, per sostenere una crescita sana e migliorare la qualità della vita delle persone.

Il provvedimento adottato, tra l’altro nei tempi e nelle forme che smentiscono un altro passaggio del discorso di Zingaretti:  per essere all’altezza di questa sfida, la democrazia rappresentativa deve saper guardare ben al di là dei suoi confini e dei suoi metodi tradizionali, aprendosi anche a nuove forme di democrazia diretta e di partecipazione, a mio parere va esattamente nella direzione opposta a quella indicata dal neo Presidente regionale.

Per non parlare di quanto affermato in campagna elettorale sul quale voglio stendere un velo pietoso. Ma una cosa debbo ricordare ancora detta dal Presidente neo-eletto nel discorso di insediamento: Vogliamo riconoscere e valorizzare il lavoro, la passione le competenze degli uomini e delle donne che lavorano nella Regione Lazio, ricostruendo e rendendo più forte, anche dentro questa amministrazione, un patto fondato sulla trasparenza, il merito, la capacità di dialogo e la fiducia reciproca.

E noi sappiamo che nell’ambito del governo del territorio molti geologi della Regione hanno dato contributi significativi che hanno travalicato, per l’importanza che gli è stata riconosciuta, gli stessi confini regionali.

Contrariamente al direttore generale, io ritengo che non possa esserci alcuna razionalizzazione della macchina regionale se non si hanno ben chiare le priorità. Non sapere, o non capire, che il territorio e la sua corretta gestione sono una priorità per qualsiasi governo regionale o nazionale è l’evidenza della pochezza politica che sta alla base di questa scelta.

Io non voglio qui elencare le ragioni culturali e di opportunità che suggerirebbero addirittura il contrario di quello che si è effettivamente deciso con l’incredibile e infausta determinazione dirigenziale. Per me sarebbe facile ma correrei il rischio di essere o apparire eccessivamente “accadamico”. E poi, viste le premesse non credo che la direzione generale, responsabile del provvedimento, abbia possibilità di comprendere, perché, come dice un vecchio adagio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E in questo caso si ha netta la sensazione che ci siano altri obiettivi. Il tempo, che è galantuomo anche nel Lazio, evidenzierà quali siano questi obiettivi.

Nel frattempo colpisce, e non poco, come il governo regionale sia stato sordo fino ad oggi alle molte motivate richieste di segno contrario al provvedimento. Ciò nonostante si va avanti perché l’importante è far scomparire i geologi  dai processi decisionali.

Io però una certezza ce l’ho. Non dovremo aspettare molto perché  i nodi vengano al pettine e avremo modo, nel prossimo futuro, di trattare qualche questione di assetto del territorio della regione e allora noi ci saremo per ricordare al Presidente della Regione Lazio  l’infausta determinazione  del suo dirigente e quanto egli stesso ha voluto affermare in una intervista rilasciata alla rivista “professione Geologo”:è necessario tornare a disporre di un capillare controllo sul territorio, ottimizzando le risorse umane e tecniche disponibili presso gli uffici regionali e incentivando la presenza del geologo presso gli enti locali quale “sentinella” del territorio. Penso per esempio che sarebbe opportuno inserire la figura del geologo nell’organico degli uffici dei Geni Civili regionali, che istruiscono le relazioni geologiche per le autorizzazioni delle costruzioni in zone sismiche e per gli abitati ammessi a consolidamento e in cui, incredibilmente, oggi non lavora neanche un esperto. E lo faremo.

Ne sia sicuro Presidente.

 

Vittorio d’Oriano, vice presidente del Consiglio Nazionale Geologi