L’azzardo della Scozia. Sul referendum i bookmakers raccontano un’altra storia

La razionalità fa largo alle speranze. I Verdi: «Da indipendenti avremo più rinnovabili»

[18 settembre 2014]

I cittadini di Scozia rispondono oggi alla chiamata delle urne per il loro attesissimo referendum. La loro bandiera potrà tornare forse a dividersi da quella dell’Inghilterra dopo secoli, ma da buoni britannici saranno in molti, da entrambi gli schieramenti, a giocarsi d’azzardo quest’appuntamento con la storia.  E i bookmaker d’Irlanda – un terzo incomodo che conosce bene i propri litigiosi vicini – raccontano una storia ben diversa da quella dei pronostici ufficiali sul referendum: dopo l’accorato discorso del premier britannico David Cameron.

«Gli scommettitori puntano su una vittoria dei “no”, bancato a 1,25 dalla sigla irlandese Paddy Power, contro il “sì” a 4,00: per l’82% dei giocatori irlandesi – riferisce Agipronews – il referendum del 18 settembre farà flop, contro il 61% dei giocatori britannici che hanno puntato sullo stesso risultato. Un’eventuale successo del referendum, invece, potrebbe avere conseguenze pesanti per l’economia scozzese, dal momento che difficilmente la Scozia potrebbe mantenere la sterlina: per i bookmaker una nuova moneta vale 5 volte la scommessa, mentre per l’adesione all’euro si sale a 7,00. Si gioca a 5,00 anche l’ingresso della Scozia in Europa entro la fine del 2025».

Risultati ben lungi da una sfida sul filo di lana, ma pur sempre scommesse. La verità uscirà solo dalle urne. Quel che è certo è che se la statistica e le probabilità sono più che mai della partita, la razionalità non lo è. A schierarsi per il “sì”, e dunque per l’indipendenza della Scozia, sono anche gli ecologisti con il kilt: i Verdi scozzezi.

Patrick Harvie, tra i vertici del partito, pensa che  «il modo migliore per ottenere una Scozia verde è che le decisioni vengano prese a Edimburgo, piuttosto che a Londra. Possiamo fare di meglio – la Scozia può essere un leader nelle energie rinnovabili». Tutto vero, peccato solo che al momento avvenga il contrario: nei giacimenti offshore scozzesi è racchiusa buona parte degli idrocarburi europei, e proprio questi sono una delle più valide ragioni che fanno gola agli indipendentisti (e preoccupano il resto dei britannici). «Non c’è ragione per cui la Scozia non possa essere autosufficiente in termini di energie rinnovabili – rincara la dose Harvie – E potremmo benissimo essere nella posizione di rivendere energia in Gran Bretagna. Una Scozia indipendente potrebbe avere un impatto reale sul modo in cui tutti noi guardiamo al nostro fabbisogno energetico». La storia oggi potrebbe essere smentita due volte? Molto difficile, a dire il vero, ma con gli scozzesi mai dire mai.