L’eredità politica dello schiavismo: perché i lavoratori bianchi sudisti votano repubblicano

[12 settembre 2013]

L’eredità politica dello schiavismo? I maschi bianchi degli Stati meridionali degli Usa sono uno dei grandi elementi anomali della politica americana. Nelle ultime elezioni presidenziali Barack Obama ha avuto un voto sensibilmente peggiore tra gli elettori maschi bianchi del sud rispetto a quello ottenuto tra la stessa componente etnica negli Stati indecisi. Un sondaggio tra gli elettori bianchi della working class, che quindi dovrebbero essere più favorevoli alle politiche sociali dei democratici, ha rivelato che nella maggior parte del Paese Obama era solo tra i 4 e gli 8 punti dietro il candidato repubblicano Mitt Romney, ma era ben 40 punti dietro a Romney tra i lavoratori bianchi del sud. Un nuovo studio, “The Political Legacy of American Slavery”, condotto dai politologi  Avidit Acharya, Matthew Blackwell e Maya Sen dell’università di Rochester, suggerisce che la spiegazione a questa ostilità della classe operaia bianca per Obama negli Stati che facevano parte della Confederazione sarebbe molto semplice: la schiavitù

Quasi 150 anni fa il tredicesimo emendamento alla Costituzione statunitense ha vietato la schiavitù, ma secondo questo studio l’eredità della schiavitù continua a condizionare gli elettori maschi bianchi nelle aree do ve un tempo vivevano molti schiavi, portandoli a votare repubblicano:

I tre ricercatori si sono basati su un campione di oltre 39.000 maschi bianchi del sud ed hanno dimostrato che «I bianchi che attualmente vivono nelle contee che avevano alte concentrazioni di schiavi nel 1860 sono in media più conservatori ed esprimono sentimenti più freddi verso gli afroamericani rispetto ai bianchi che vivono in altre parti del sud. Cioè, maggiore era il numero di schiavi nel loro  paese di residenza nel 1860, maggiore è la probabilità che oggi un sudista bianco si identifichi come repubblicano, si opponga esplicitamente alle esplicita opposizione alle race-coded policies viste come affirmative action ed di esprima un maggior risentimento razziale verso gli afro-americani».

Lo studio dimostra che queste differenze hanno radici profonde e robuste e che dipendono da una varietà di fattori, tra i quali la geografia e le condizioni economiche e gli atteggiamenti politici a metà del XIX secolo. Secondo i ricercatori i loro risultati dimostrano quanto la diffusione della schiavitù sia stata una misura locale di convenienza agricola per la coltivazione del cotone. «In realtà – scrivono – i nostri risultati indicano che in un counterfactual world in cui il Sud non avesse avuto schiavi nel 1860, le opinioni politiche dei sudisti bianchi  oggi sarebbero indistinguibili da quelle dei nordisti bianchi in situazioni simili».

Gli autori dello studio forniscono diverse possibili spiegazioni su come un’atroce  violazione dei diritti umani,  messa al bando più di un secolo fa, possa continuare a condizionare gli atteggiamenti politici negli Usa di oggi e suggeriscono che «L’improvvisa emancipazione dei neri era stata politicamente minacciosa per i bianchi, che per secoli avevano goduto di un potere politico esclusivo. Inoltre, l’improvvisa emancipazione dei neri ha minato sostanzialmente il loro potere economico dei bianchi,facendo aumentare improvvisamente i salari dei neri  e minacciando l’economia delle piantagioni».

Sonio questi i due fattori che, secondo gli autori dello studio, «Hanno portato le élite bianche del Sud a  promuovere un localizzato sentimento anti-black, incoraggiando la violenza contro i neri, moltiplicando le norme e le credenze culturali razziste e, per quanto legalmente possibile, spingendo per l’istituzionalizzazione di politiche razziste (come la legge Jim Crow). A loro volta, questi atteggiamenti razziali ostili sono persistiti in ogni successiva generazione che ha, in una certa misura, ereditato gli atteggiamenti e le credenze della generazione precedente».

Insomma, il razzismo è una malattia culturale e sociale frutto dello schiavismo che nei lavoratori bianchi del sud degli Usa si manifesta politicamente in un massiccio voto al Partito repubblicano.