Lucchini, operai dal Papa: «La nostra speranza si chiama Concordia»

[21 maggio 2014]

Sacro e profano. Da una parte il Papa, dall’altra gli operai della Lucchini e il suo dramma. E ancora la Concordia, con quel nome così allusivo che da una parte rappresenta il male di una sciagura umana e ambientale e dall’altra la speranza di un domani ancora di lavoro che è vita. Forse non sta tutta qui, ma è il succo della mattinata “emozionante” – come scrive una nota della Regione Toscana – trascorsa dai lavoratori della Lucchini e dal presidente Rossi insieme da altre istituzioni alla consueta udienza del mercoledì di papa Francesco, in piazza San Pietro, davanti a 70mila fedeli giunti da ogni angolo del mondo. C’è qualcosa evidentemente che è andato parecchio storto nella politica industriale di questo Paese e della nostra regione, se di fronte a un declino della siderurgia annunciato almeno un decennio fa e a un’opportunità come la gestione della carcassa della Concordia che ancora non si riesce a cogliere, si nutrono così tante speranze nel capo della Chiesa. Tuttavia è comprensibile proprio per i tempi che stiamo vivendo dove aver fiducia nella politica è roba da stomaci forti e viene a molti la sottile speranza che qualcuno sopra a noi possa risolvere la situazione.
Il pontefice, come abbiamo riportato in un altro articolo del giornale di oggi, ha dedicato al tema della scienza e al rapporto dell’uomo con il pianeta, e ha salutato la delegazione toscana, stringendo la mano a tutti e scambiando con ciascuno parole di conforto. Si è poi soffermato – racconta sempre la nota – con il presidente della Regione, il cardinale Betori e il vescovo di Massa Marittima Ciattini e soprattutto con i lavoratori della Lucchini, a cui ha rivolto un appello accorato a non perdere la speranza. I lavoratori hanno risposto così: “la nostra speranza si chiama Concordia”, con chiaro riferimento al relitto della nave da crociera che sosta davanti all’isola del Giglio, in attesa di una meta per la rottamazione, che il presidente e gli operai del siderurgico vorrebbero fosse il porto di Piombino.

I lavoratori hanno fatto gli auguri al papa in vista del suo prossimo viaggio in Medio Oriente, per le prospettive di pace a cui potrebbe contribuire. Il presidente della Regione ha poi ringraziato il papa per l’impegno e le parole spese sulla situazione del polo siderurgico, che hanno contribuito ad amplificare l’attenzione nazionale alla vicenda, accelerando la firma dell’accordo di programma. Al termine ha donato al Santo Padre un’edizione della Turandot realizzata in occasione del cinquantesimo festival Puccini di Torre del Lago. La scelta dell’opera pucciniana si motiva con una citazione del primo tre enigmi del dramma, avente per argomento giustappunto “la speranza”, fatta dal pontefice durante una recente intervista apparsa su Civiltà Cattolica.

«A margine dell’udienza – si conclude la nota – Rossi ha aggiunto che il Papa riempie il cuore di speranza e questo rappresenta una spinta utile per l’attuazione degli obiettivi previsti dall’accordo di programma. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di acciaio di qualità, hanno bisogno delle rotaie che si producono a Piombino. Nasce da qui la speranza che anche il papa ha contribuito ad alimentare e che adesso dobbiamo trasformare in realtà affinché Piombino torni a produrre presto acciaio, perché la cessazione di una attività siderurgica che dura da 2000 anni sarebbe un errore sotto ogni aspetto». Che dire? Amen…